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La difficile esistenza che viviamo

La difficile esistenza che viviamo
di Pasquale De Cristofaro

notte stellata“Se io venissi a mancare a me stesso, / questo è il mio turbamento. / Temo d’evaporare poco a poco, / di perdermi nelle fessure del giorno / dimenticando così il mio pensiero. / Allora mi scopro nel silenzio / delle cose che ho intorno, / oggetto tra gli oggetti, / popolato di oggetti.” Il senso profondo di un’angosciata reificazione che si prova leggendo questi versi perfetti di Valerio Magrelli mi accompagna da qualche giorno a questa parte. E’ lo stesso silenzio e la stessa aria sospesa che si percepisce intorno a Serafino Gubbio, protagonista di un bellissimo romanzo di Luigi Pirandello sul mondo del cinema dei primi decenni del ventesimo secolo. Il tempo scorre velocissimo, così la nostra vita che non trova alcun ristoro per i suoi innumerevoli affanni. La speranza del cambiamento e di un mondo più giusto non bastano più. C’è molta stanchezza in giro. Pochi soldi e pochi sogni. Molte parole, troppe. Ma sempre più vuote e insignificanti. Chiacchiere, un bla bla bla da bar dello sport. La politica non è da meno. In Italia, poi si continua in un masochistico e vorace rituale che brucia e divora capi partito, capi corrente, capi gruppi. “Staisereno”, però; perché “la vita è altrove”. Le tante persone che non ce la fanno più dicono basta e si fanno del male, i giovani non hanno voglia più di studiare e combattere per il proprio futuro. Giovani che assomigliano sempre più a pugili di un combattimento truccato che prendono cazzotti in faccia per niente. Non c’è né premio né corona, per loro; solo una finta festa con tanta finta allegria e perfino con magnifici fuochi d’artificio taroccati, rigorosamente prodotti in Cina, pericolosissimi. Una ragazza carina diciassettenne è costretta ad andare a scuola perché così vuole il suo ragazzo. Deve diplomarsi, perché lui è diplomato. Ma non ne ha alcuna voglia. Vuole fare la parrucchiera. E’ cresciuta per strada con genitori che presto l’hanno abbandonata per correre appresso ai loro sogni drogati. Non ha mai avuto una carezza e si disistima profondamente. Un giorno, un amico le ha donato un fiore esile e coloratissimo raccolto ai bordi di una strada asfaltata e sporca. Da allora si è sentita meglio di una regina, più felice di un’attrice americana. Si è sentita importante e ha deciso di non sprecare più la sua vita. Quegli occhi lucenti mi hanno ridato fiducia e da domani il mio pensiero sarà di nuovo una terrazza piena di fiori colorati aperta su me stesso e sul mondo.

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© 2012 iConfronti-inserto di Salernosera (Aut. n. 26 del 28/11/2011). Direttore: Andrea Manzi. Contatti: info@iconfronti.it

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