Mar. Giu 18th, 2019

I Confronti

Inserto di SalernoSera

La diretta Sky sulle primarie Pd rivista alla moviola

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Bonavitacola (Bersani) e Russomando (Renzi) sul nuovo corso del loro partito, dell'Italia e del Sud

Occhio alle primarie Pd. Il nostro osservatorio sarà impegnato da oggi a cogliere iniziative, vitalità e contraddizioni di quel che resta della politica italiana alla vigilia delle elezioni più aspre, difficili e, ci auguriamo, anche decisive della nostra vicenda democratica, che ormai da anni ristagna nella palude. Nel Pd, che è il partito al momento più impegnato in un dibattito interno denso e non soltanto sotterraneo, come invece accade altrove dove gli occhi sono fissi sulla volontà e sui tic del capo, si fronteggiano più anime, simboleggiate in parte dai candidati alle primarie che ieri si sono affrontate mediaticamente su Sky: iniziamo questo percorso con il chiedere un giudizio e una valutazione politica sulla loro performance a due personaggi della politica meridionale qualificati e simbolici. Il parlamentare Fulvio Bonavitacola, delfino e, si sostiene da più parti, anche erede politico del sindaco di Salerno Vincenzo De Luca (Bonavitacola sostiene Bersani) e Paolo Russomando, 34enne sindaco di Giffoni Valle Piana, che è uno degli uomini-simbolo di Matteo Renzi.
Partiamo così, con queste due interviste, ma la nostra rubrica tenterà di fare il punto anche sugli altri candidati, dando la parola agli addetti ai lavori ma soprattutto registrando le voci dei lettori che, in un blog quotidiano autentico, sono le più preziose, quelle consentono di dire che noi il giornale lo facciamo con voi e non da soli.

di Mario Amelia e Barbara Ruggiero
Fulvio Bonavitacola e Paolo Russomando

Dal dibattito tra i 5 candidati alle primarie è stata forte la percezione di un distacco dai veri problemi della gente. Da nessuno è venuta un’indicazione precisa per migliorare la capacità di acquisto e far crescere l’occupazione
Bonavitacola: «Non credo, è chiaro che la formula televisiva punta ad avere domande e risposte brevi, non consente l’approfondimento di tematiche che hanno un certo spessore, ci vorrebbero più modalità di svolgimento di questi dibattiti. Tutti, e in primo luogo il segretario Bersani, hanno definito un profilo programmatico chiaro a cominciare dalla carta degli intenti che è il documento di base delle nostre primarie».
Russomando: «I candidati hanno risposto alle domande che sono state poste nel corso del confronto. Renzi, in risposta ad alcuni quesiti, ha risposto anche nel merito di alcune questione come quella legata al Prodotto Interno Lordo e a quali sono le priorità del nostro Paese. Condivido con il sindaco di Firenze la questione della sburocratizzazione del Paese e dell’abbassamento della pressione fiscale; in questo caso, credo che Renzi sia il più credibile: è l’esempio di chi, prima di parlare, ha fatto già qualcosa a casa sua. Sul lavoro e precariato: sono questioni presenti nel progetto politico di Matteo Renzi, che ieri ha asserito che il Codice del lavoro che abbiamo oggi in Italia non è più consono al nostro mondo. Non a caso Renzi, che a mio avviso ha un approccio molto concreto al problema, ha una proposta di modifica del Codice per ridurre gli articoli da 2000 circa a 53; e il primo firmatario di questa proposta non a caso è Ichino»

Vendola e Bersani si sono detti d’accordo sulla necessità di abbassare l’uso del contante a 300 euro dimenticando che già gli attuali limiti sono tra le cause della crisi di liquidità della piccola e media impresa.
Bonavitacola: «La mia opinione è che la tracciabilità dei pagamenti è uno degli strumenti principali per combattere l’evasione fiscale. Tuttavia è uno strumento parziale, non può essere il solo, se no acquista un carattere vessatorio. Il tema della lotta all’evasione serve anche a scoperchiare la grande pentola di tutto ciò che è sottratto al fisco, dell’economia parallela e soprattutto dei capitali che vengono esportati all’etero illegalmente. Credo che occorra tener presente non solo il piccolo ma anche i grandi».
Russomando: «Credo sia un errore cercare di abbassare l’uso del contante: non si controlla il Paese con questi provvedimenti. Deve entrare nella nostra mente l’idea di far pagare tutti e di pagare meno. Prendiamo esempio dalla dichiarazione dei redditi americana che è preparata dallo Stato e, qualora il cittadino evidenziasse delle differenze o degli errori, si riscontra in contraddittorio. A mio avviso l’unico modo per controllare tutti i cittadini e le imprese è quello di avere uno Stato amico, che non limita, e non considerarlo come nemico».

L’unico punto d’intesa tra i 5 candidati è un no al Monti-bis ma se dopo le elezioni del 2013 non dovesse esserci una maggioranza quale sarebbe l’alternativa? Il ritorno al voto?
Bonavitacola: «Il no al Monti-bis è un dato acquisito. Non possiamo offrire all’Italia un’ipotesi di commissariamento a tempo indeterminato. Ci siamo battuti contro i commissari, l’esperienza della prerogative sottratte alla politica non ha dato buon esito. Al termine dell’esperienza di governo del centrodestra in questa legislatura non c’era possibilità di costruire una maggioranza ma il nuovo Parlamento che verrà fuori dalle prossime elezioni non può essere un prolungamento del vecchio. L’ingovernabilità è una prospettiva remota. Io sono convinto che ci sarà un pronunciamento forte e chiaro per un governo di centrosinistra che dialoghi con le forze moderate di centro. Anche la stessa soglia del 40% o 42,5% per il premio di maggioranza non mi sembra che non sia alla portata di uno schieramento di centrosinistra che voglia parlare all’Italia e riportare alla politica i tanti che se non sono distaccati».
Russomando: «Io dico una cosa: questi cinque candidati stanno facendo una campagna elettorale per le primarie e poi ne faranno una per vincere le elezioni. Alla fine non possono dire al Paese: “Scusate, abbiamo scherzato”. L’esperienza di Monti è andata bene in una situazione di emergenza dell’Italia e ha dato ciò che poteva; adesso ci vuole un governo diverso. I candidati dovranno essere bravi a raccogliere consenso e ad avere una maggioranza significativa per cinque anni. Con Renzi alla guida, credo che la maggioranza sarà superiore al 40%».

Renzi vuole eliminare il finanziamento pubblico ai partiti. Gli altri sono per l’abbassamento dei costi della politica ma per il finanziamento pubblico. Il primo immagina una politica “americana” dimenticando che in Italia la politica sarebbe appannaggio solo delle classi agiate. I secondi non chiariscono come contenere i costi della politica al di là degli ultimi provvedimenti del Governo.
Bonavitacola: «Io sono per la seconda strada, è fascinoso dire azzeriamo ma l’America deve essere guardata con rispetto, senza fare fotocopie improprie. Lì c’è una tradizione diversa dalla nostra e Obama ci ha mostrato una grande, estesa rete di sottoscrittori privati che hanno finanziato la sua campagna elettorale. E poi Obama non è Romney, non rappresentava i grandi gruppi di “Wall street”. In Italia siamo in un contesto diverso. I partiti sono ridotti troppo male per pensare che si autofinanzino, nell’immediato sarebbe demagogia, i sottoscrittori privati sono il futuro. Ma sono anche convinto che una revisione del finanziamento pubblico ai partiti va legato ad una riforma dei partiti più generale, che faccia nascere partiti trasparenti e che permetta controlli democratici. Non è possibile che associazioni di tre persone come l’Idv possa gestire il finanziamento».
Russomando: «Non è così: senza finanziamento pubblico ci sarebbero possibilità per tutti, non solo per le classe agiate. Non dimentichiamo che c’è la possibilità di raccolta fondi spontanea, dalla dichiarazione dei redditi o dai semplici contributi… Obama alle scorse elezioni ha vinto e ha dato un messaggio più significativo di Clinton che a suo tempo era appoggiato dai poteri forti. Obama non aveva fondi, ma solo tanta gente che ha creduto in lui, che gli ha affidato delle risorse per la campagna elettorale. E questa è una cosa possibile anche per l’Italia. Poi io dico: se un referendum ha deciso, con il voto dei cittadini, che i partiti non devono essere più finanziati per legge, non si può fare il giorno dopo una legge con cui il finanziamento viene mascherato da rimborso…».

Le elezioni in Sicilia dimostrano che il Pd vince se si allea con l’Udc che però spinge per un Monti bis e per la soglia al 42,5% del premio di maggioranza. Se dovesse vincere Bersani ed andare ad un accordo con l’Udc non si teme uno strappo di Renzi per un’eventuale intesa alternativa?
Bonavitacola: «Sono certo che il centrosinistra possa vincere da solo, a prescindere dall’Udc per come si presenta, naturalmente i problemi dell’Italia sono di tale entità che richiedono un’intesa più vasta in Parlamento, anche per consentire riforme costituzionali e istituzionali di grande rilievo, e questo è possibile se c’è una maggioranza più ampia, un’intesa volta a creare tale maggioranza. Per quanto riguarda Renzi, sono sicuro che non può strappare nulla, non si è nemmeno candidato in Parlamento».
Russomando: «Renzi è stato fin troppo chiaro: se dovesse vincere Bersani, si schiererà al suo fianco in questa campagna elettorale senza “se” e senza “ma”. Così come è stato diretto e chiaro Renzi, mi aspetterei un messaggio simile anche da parte degli altri candidati».

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