Dom. Lug 21st, 2019

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La dittatura dei banchieri, la “lezione” e la speranza di Novi

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Una lettura differente, "controcorrente" dei processi legati alla "turbofinanza"

di Gigi Casciello

Stasera, sabato 29 settembre, alle ore 18,00, nel Salone dei Trofei del Circolo Nautico Posillipo sarà presentato il libro di Emidio Novi, “La dittatura dei banchieri” edito da Controcorrente. L’autore ne parlerà con Renato Rocco e Pietro Golia.

In questa Italia piegata dalla crisi e dall’ossequio ai tecnocrati c’è ancora la possibilità di avere una lettura diversa, non omologata, dei processi che hanno portato prima al disagio economico e sociale e poi all’avvento di una “turbofinanza” che ha un obiettivo su tutti: espropriare i popoli del diritto dell’autogoverno.
E questa lettura, non emotiva, a metà tra l’analisi storica ed economica, ce la offre Emidio Novi (nella foto), giornalista, già parlamentare di centrodestra, che già a Il Giornale di Napoli, prima da redattore capo e poi da direttore, seppe scrivere una stagione di libertà e di controinformazione alla fine degli anni Ottanta e l’inizio dei Novanta in un Mezzogiorno intristito dal consociativismo e dalla deriva prima della politica e poi dalla furia giustizialista.
Questa volta Novi racconta e spiega come sia potuto accadere che in pochi mesi si sia passati dal fallimento del passaggio di una politica populista a popolare del Governo Berlusconi al Governo dei tecnocrati. Tutto eterodiretta dalla grande finanza che scrive Novi “da vent’anni si estende come la peste e non nutre nemmeno complessi di colpa”.
Eppure l’Italia con Berlusconi, al quale non sono mai mancate le intuizioni ma alle quali non ha mai dato seguito preferendo ascoltare i consigli della corte dei miracoli che lo circonda, avrebbe potuto trovare la quadratura del cerchio prima che la crisi arrivasse all’ultimo atto.
Novi ne indica tempi e modi: fine estate inizio autunno del 2011. Berlusconi avrebbe dovuto seguire il modello Irlandese “disarmando la speculazione e la Germania”. “L’Italia è un grande paese e un premier”, si legge ne “La dittatura dei banchieri”, “che denuncia la follia di una banca centrale, che non ricorre al sistema del quatitative easing, all’acquisto massiccio di titoli di Stato creando nuova moneta, troverebbe ascolto e seguito”. Ma a Berlusconi manca il coraggio, assediato dalle inchieste giudiziarie e probabilmente anche sotto l’assedio della figli preoccupati dopo il maxi-risarcimento a De Benedetti, di mettere in discussione la leadership tedesca. Eppure c’era un precedente da seguire. Quello della piccola Islanda il cui debito era arrivato a 1100 per cento. Gli islandesi avevano avuto il coraggio che mancherà a Berlusconi: non diedero più un soldo alle banche estere ed attuarono la svalutazione della moneta. Accadeva all’inizio del 2009. Dopo due anni e mezzo il Pil islandese era tornato a crescere e l’inflazione era passata da quasi il 19% al 5 per cento.
La verità è che banche estere, speculatori e Germania avevano già preparato la discesa in campo di Mario Monti che nell’estate del 2011 invocava un “disarmo bilaterale” mentre da Cernobbio manager, imprenditori e banchieri, i nuovi profeti di sventura in questa Italia dalla sovranità dimezzata, anzi annullata, continuavano a disegnare un Paese sull’orlo della bancarotta. Così, racconta Novi, è iniziata la stagione di Monti in un’Europa in cui come una volta si veniva annessi invasi dai carrarmati adesso aleggia lo spread, strumento evidentemente gestito da questo “turbocapitalismo” che ha prima impoverito la Grecia e poi l’ha “annessa” alle politiche economiche tedesche. Ma Novi va oltre l’analisi di ciò che è accaduto, al di là delle logiche dello “sterco del diavolo” in questa Europa che persino nel Medioevo seppe ridimensionare denaro e potere economico rispetto al sistema globale di valori propri della religione e della cristianità. Questo è un sistema malato, iniquo, squilibrato, che non potrà reggere a lungo. Esattamente perché, come nel
Medioevo, la creatività è altrove, non nelle logiche autoreferenziali dell’alta finanza con l’imprenditoria tedesca che sottrae a quella italiana fette di mercato perché si finanzia pagando il denaro quattro volte in meno.
Verrà un tempo nuovo, non solo perché la Bce, come finalmente con coraggio affermato da Mario draghi, dovrà diventare banca di ultima istanza per l’euro ma perché sarà il popolo (i piccoli imprenditori, i professionisti, il ceto medio) a dover scegliere tra l’inedia, la “morte” certa, la disperazione o la ribellione. Magari non verranno i giorni di una nuova rivoluzione ma sarà inevitabile che la gente si riappropri del diritto di decidere, di riconquistare la sovranità dei propri Stati. E questo non è solo un auspicio di Emidio Novi, è la lezione della storia.

1 thought on “La dittatura dei banchieri, la “lezione” e la speranza di Novi

  1. Ma questi finanzieri comunisti chi sono? Che rapporti hanno con Heritage, il Wall Street Journal , Rotschild, il Mont Pèlerin , la Scuola di Chicago…?. Gli Indignados fanno il doppio gioco o non hanno capito nulla?. Chi era veramente Sarkozy?…quanti misteri!

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