La famiglia cristiana comunità d’amore

La famiglia cristiana comunità d’amore
di Michele Santangelo

matrimoniosacroI brani della Bibbia che la liturgia di questa XXVII domenica del tempo ordinario propone alla nostra attenzione ci indirizzano verso una problematica di grandissima attualità che attiene alla stabilità del legame matrimoniale che è alla base della famiglia tradizionalmente intesa, quella, cioè, costituita dall’unione di un uomo con una donna. Precisazione, come si può facilmente comprendere, d’obbligo, dati i tempi e il dibattito molto vivo in atto relativamente ad altre forme di unione tra due esseri umani, la cui legittimità è da più parti rivendicata. Come appare altrettanto utile sottolineare che in ambito cristiano cattolico, il principio della indissolubilità del vincolo matrimoniale, nonostante le diverse aperture che anche in campo religioso si vanno facendo strada, non viene messo in discussione. Il che, chiaramente, non significa trincerarsi dietro l’affermazione di principio e mettere da parte l’urgenza di una aggiornata riflessione sulla famiglia, sul suo significato e sulla sua importanza all’interno di una società molto cambiata e ancora in continua evoluzione, che per quanto “liquida” possa dimostrarsi ha comunque bisogno di riaffermare e tenere forti determinati valori per non correre il rischio di pericolose derive. Prova ne sia la grande attenzione che la Chiesa come tale, e specialmente l’attuale pontefice, senza nulla togliere a quanto hanno sempre fatto i suoi predecessori in questo campo, sta dedicando al problema. Si apre, infatti in questa domenica, 5 di ottobre, il sinodo ufficiale sulla famiglia, al quale papa Francesco da quasi un anno a questa parte ha dedicato la catechesi delle udienze del mercoledì, non solo, ma la famiglia è stato al centro dei suoi discorsi anche durante alcuni viaggi nelle altre nazioni, con ispirate espressioni cariche di afflato umano prima ancora che religioso, come nel recente incontro mondiale delle famiglie a Philadelphia, il  26 settembre scorso, dove ha dichiarato che “Nelle famiglie sempre, sempre c’è la croce. Sempre. Perché l’amore di Dio, il Figlio di Dio ci ha aperto anche questa via. Ma nelle famiglie, dopo la croce, c’è anche la risurrezione, perché il Figlio di Dio ci ha aperto questa via. Per questo la famiglia è – scusate il termine – una fabbrica di speranza, di speranza di vita e di risurrezione, perché è Dio che ha aperto questa via”, e già a Cuba aveva definito la famiglia “eredità per il futuro, vero spazio di libertà, vero centro di umanità”. Forse,  e come giustamente faceva rilevare sempre il papa, a forza di parlare dei problemi che oggi investono le famiglie, è passato in secondo piano o addirittura si è dimenticato che le famiglie “sono prima di tutto un’opportunità. Un’opportunità che dobbiamo curare, proteggere e accompagnare. È un modo di dire che sono una benedizione”. Ma torniamo alla Parola di Dio di questa domenica. Certamente oggi certe parole che pure ricorrono nella Bibbia, come “adulterio”, “ripudio”, non sono più tanto di moda ed è forse un bene, visto che esse evocano ancora una mentalità maschilista, di cui erano portatori soprattutto gli ebrei al tempo di Gesù, dei quali il Maestro stigmatizza la durezza di cuore, che nel brano di vangelo appare chiaramente e che li induceva a ritenere che l’uomo fosse l’arbitro indiscusso dell’ unione con la donna, mentalità dalla quale non è stata completamente immune neppure la Chiesa nel corso dei secoli. Gesù, invece, sottolinea che uomo e donna devono diventare “una sola carne”, quasi recuperando lo spirito suggerito già nel libro della Genesi, dove viene sottolineata l’esigenza da parte dell’uomo di lasciare il padre e la madre ed unirsi alla donna e con questa  creare una nuova comunità  d’amore, basata sulla condivisione di gioie e dolori, essendo pronto anche alla rinuncia di parte della propria individualità per agevolare l’incontro e la fusione con un’altra individualità, presupponendo che uguale disponibilità esista dall’altra parte. Quando invece si persegue solo l’accostamento delle due, rimanendo indipendenti, si creano anche i presupposti per  “separare ciò che Dio ha unito”. Che ciò sia possibile è dimostrato dal fatto che tante coppie, il sogno di dare luogo con il matrimonio ad “una carne sola” l’ hanno realizzato e non si sono lasciate sopraffare dalla quotidianità, dalla quale non si possono totalmente abolire le incomprensioni, le discussioni, la diversità dei punti di vista, tutte fragilità che se messe insieme, possono paradossalmente diventare dei punti di forza. “I due, dice Gesù nel Vangelo, diventeranno una carne sola”, per significare che ciò potrà avvenire solo se si è convinti che quella comunità di amore è un edificio quotidianamente in costruzione, senza prescindere dall’aiuto di Dio.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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