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La Festa dei Gigli cominci ma è sotto osservazione

La Festa dei Gigli cominci ma è sotto osservazione
di Mario Amelia

Non tutti sono con don Aniello Manganiello e con il suo appello a fermare la festa dei Gigli di Nola ed in generale le feste patronali in odore di camorra. E – dopo l’appello lanciato dal nostro blog iconfronti.it – all’ombra degli obelischi nolani è successo di tutto. Mentre inizia la celebrazione in onore di un Santo, non dimentichiamolo, San Paolino (foto). Il sindaco di Nola, Geremia Biancardi, anche quest’anno, ha vietato le tradizionali cene, momento di raccolta fondi e di incontro tra persone, che spesso finivano per sporcare la città e pure il rito religioso. Si è svegliata la politica, con un’immancabile divisione tra sostenere l’appello di don Manganiello e respingerlo cautamente per non perdere voti e consensi, e sono “tornati a farsi sentire” anche gli ambientalisti, che qualche notte fa hanno approfittato dell’attenzione mediatica per imbrattare alcune statue del centro cittadino e lasciato cartelli contro il disastro ambientale che tormenta il triangolo della morte Nola – Marigliano – Acerra. Un miracolo già potrebbe averlo fatto San Paolino: resuscitare questi pseudo difensori dell’ambiente. Ma non è finita qui. C’è la tv tedesca che celebrerà la festa con un documentario, già tanto osannato dalle parti di Piazza Duomo a Nola, i cui frequentatori, si sa, sono ferratissimi nella lingua tedesca; il Giffoni film festival che si “appropria” di due gigli, finanche l’annullo filatelico dedicato all’evento nolano e la più clamorosa protesta del Giglio del Bettoliere che sabato scorsa ha “alzato” in ritardo la macchina per protestare contro le parole di Don Aniello. A testimonianza della santità e della genuinità, perdute o meno (che ognuno giudichi con serenità!) della festa dei Gigli di Nola, del resto, ci sono tantissimi video postati sul canale Youtube che possono facilmente palesare cosa è diventata oggi, per alcuni, la festa. E’ successo appunto di tutto: il vescovo di Nola Beniamino Depalma si è sentito, infine, in dovere di prendere le distanze dall’appello del prete anticamorra e poi di continuare a precisare, cadendo anche in qualche contraddizione, come quando ha ammesso: «celebrare la Festa dei Gigli, coinvolgere giovani e uomini di buona volontà, è la grande sfida che poniamo a chi, cercando di appropriarsi anche dei simboli religiosi, cerca di marcare il suo dominio sul territorio», senza citare mai la camorra. Un’occasione persa, forse. Dalle righe del nostro blog due intellettuali Giuseppe Cantillo e Rino Mele hanno spezzato una lancia in favore della festa dei Gigli e delle altre celebrazioni laico-religiose. Tutti e due, però, si sono detti certi di doversi fermare se fosse emersa la prova certa della collusione o della semplice correità della malavita organizzata con gli organizzatori delle suddette, antiche feste. Sono intervenuti in tanti per raccontare il loro punto di vista: dal consigliere regionale Gianfranco Valiante, al giornalista Simone Di Meo, fino ad Isaia Sales che ancora oggi dalle colonne del “Corriere del Mezzogiorno” si è detto con don Aniello spiegando: “Molte di queste feste esprimono una cultura popolare diffusissima di cui bisogna prendere atto, e hanno assunto un significato civile più che religioso. Nella festa dei gigli di Nola tutto ciò è ancora più evidente… Altra cosa è parlare del controllo camorristico della festa. Sta di fatto che la stragrande parte delle feste che si svolgono in provincia e nella città di Napoli, che hanno al centro la composizione di alte macchine sceniche chiamate «gigli», sono tutte dominate o fortemente influenzate da camorristi. È così a Barra, a Crispano, a Ponticelli”. E poi Sales ha ricordato un episodio finito agli onori della cronaca giudiziaria: “I gigli di Nola sono esenti da episodi del genere? Non ne sarei così sicuro. Il 7 agosto del 2007 si svolge un colloquio nel carcere di Agrigento tra il camorrista Michele Russo e sua madre. I due si dicono che il prete di San Paolo Belsito, un comune a ridosso di Nola, ha ricordato nell’omelia domenicale «i giovani che non hanno potuto riavere la libertà» tra cui lo stesso camorrista Michele. Il prete, don Vincenzo, aveva stabilito che a portare «la cassetta» (aggeggio utilizzato durante la processione) sarebbe stato un altro camorrista, Vincenzo Giagnuolo «se uscirà dal carcere». La madre lo informa che è proprio il direttore della festa a volere Michele come presidente onorario del comitato organizzatore. E se proprio non sarà possibile perché «costretto» in galera, il direttore propone che sia la madre a sostituirlo alla presidenza”. Notizie recuperate da Isaia Sales in un documento del 13 luglio 2007 della Direzione distrettuale antimafia presso il Tribunale di Napoli e pubblicate dal dorso meridionale del Corriere della Sera. Con una precisazione doverosa da fare prima che si scateni l’ira dei cittadini di Nola e dei difensori dei Gigli. E’ vero, Nola non è San Paolo Belsito. Sono due comuni diversi. Certo, a pochi metri l’uno dall’altro, senza alcuna soluzione di continuità fisica e geografica, però. Ma la geografia non è un reato. E se dunque festa dei Gigli deve essere, che sia. Che inizi, che ci sia la processione di San Paolino, l’omelia del Vescovo Depalma, la benedizione in piazza delle “enormi” macchine di cartapesta e legno e la tradizionale ballata della domenica. Che ci sia tutto questo, con una consapevolezza. Quest’anno la festa dei Gigli di Nola è “osservata” speciale per dimostrare, appunto, la propria estraneità alle accuse di Don Aniello. Buona festa a tutti.

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