Mar. Giu 18th, 2019

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La Fiat attacca sui licenziamenti a Pomigliano ma c’è un giallo

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L'azienda "corregge" il comunicato dove definisce gli operai «storici oppositori»

Fiat contrattacca. Meno, forse, di quanto avesse pensato in un primo momento di fare. Il Lingotto si schiera contro commenti, una valanga e tutti negativi, che ritiene «non pertinenti e inesatti» e puntualizza che «non c’è alcuna urgenza» per il licenziamento dei 19 operai di Pomigliano che dovranno fare spazio ai 19 lavoratori Fiom discriminati, secondo la sentenza della Corte d’Appello di Roma. Lo fa in un comunicato che, alla fine, viene edulcorato nella sua parte più dura, quella in cui quei 19 operai venivano definiti «storici oppositori» che «pretendono oggi il passaggio in Fip, utilizzando una sentenza che non tiene nella minima considerazione le conseguenze sull’iniziativa industriale di Pomigliano». Operai di cui si ricordavano «le dure prese di posizione e le pesanti dichiarazioni» sull’operazione Nuova Panda. Una prima versione del comunicato, si sostiene al Lingotto, è stata diffusa «per un errore tecnico», trattandosi «solo di una bozza». La marcia indietro, quando già i primi lanci di agenzia hanno diffuso il primo testo, arriva con un secondo comunicato in cui scompare l’ultimo passaggio, quello più caustico verso la Fiom. Restano, comunque, gli argomenti che Fiat vuole siano evidenziati. Le iniziative annunciate dalla Fip di Pomigliano d’Arco «stanno originando commenti in molti casi non pertinenti e inesatti». Quanto alla procedura di mobilità, «nessuna iniziativa può essere avviata dall’azienda prima della conclusione della procedura, ovvero come minimo 45 giorni dall’avvio, e cioè dal 31 ottobre scorso. Non vi è pertanto alcuna urgenza».
Ancora, nella versione definitiva della nota, si ricorda che i 19 ricorrenti «sono titolari di un rapporto di lavoro a tempo indeterminato con Fiat Group Automobiles, che non si è mai interrotto, e attualmente fruiscono come altri più di 1000 dipendenti del comprensorio di trattamento di cassa integrazione, oggetto di specifico accordo sindacale firmato il 6 luglio 2011». E che «il rientro al lavoro di questi lavoratori, con passaggio alla società Fip, è unicamente condizionato dalla domanda del mercato dell’auto italiano ed europeo, attualmente molto al di sotto delle previsioni». In sostanza, dunque, per nulla scontato. La risposta di Fiat è rivolta a tutte le valutazioni negative che sono letteralmente piovute dall’annuncio dell’azienda sulla decisione presa per eseguire la sentenza della Corte d’appello di Roma: quelle del governo, quelle della politica e dei sindacati, Fiom e Cgil da una parte, e Cisl, Uil e Ugl dall’altra. Oggi è il leader del Pd, Pier Luigi Bersani, a tornare a criticare le scelte di Marchionne. Sulla strategia complessiva, «mi piacerebbe approfondire bene questo accavallarsi di piani e di che cosa stiamo parlando. Fin qui abbiamo visto solo rompere il giocattolo, non una cosa che possa chiamarsi piano». E nel merito dell’ultimo scontro con la Fiom, «se viene riconosciuto un errore, o una colpa, dell’azienda non può essere scaricata su altri, su lavoratori che hanno bisogno di mantenere la famiglia».
Anche chi, come il segretario generale della Cisl Raffaele Bonanni, è stato finora indulgente con Marchionne, promette battaglia: «Faremo ricorsi legali perché per noi non c’è fondamento e si tratta di lavoratori che hanno sottoscritto un accordo. Il presidente della Repubblica farebbe bene a interessarsi del problema della Fia», dice il numero uno del sindacato di Via Po. Fiat, spiega,«ha sbagliato a fare autogol continuando il testa a testa con la Fiom dopo un’affermazione così importante come quella di proseguire con gli investimenti, ingaggiando una competizione forte con Audi e Bmw costruendo auto di lusso». Intanto, i sindacati che hanno firmato l’accordo per Pomigliano chiedono l’immediata apertura di un tavolo con l’azienda. «La Uilm già oggi chiederà un incontro all’azienda con lo scopo di avviare un percorso negoziale da concludere entro 45 giorni come prevede la Legge del ‘93. Obiettivo della Uilm è qdi evitare che si proceda ai licenziamenti degli addetti al lavoro nel sito campano in questione», spiega il segretario generale Rocco Palombella. «E’ necessario che venga convocato al più presto un tavolo con Fiat per ottenere un passo indietro sulla volontà di avviare procedure di mobilità per dei lavoratori che stanno subendo un danno inaccettabile», dice il segretario nazionale dell’Ugl Metalmeccanici, Antonio D’Anolfo, sottolineando come sia necessario “uscire dal vicolo cieco” in cui ci ha condotto chi ha deciso di fare sindacato in tribunale e lontano dalle fabbriche, scatenando un’assurda e ingiusta “guerra tra poveri”».
Un tavolo fra azienda e sindacati che, per arrivare a una soluzione reale del problema, dovrebbe allargarsi anche alla Fiom. E’ la tesi che sostiene Giuseppe Berta, storico d’impresa dell’università Bocconi e uno dei massimi esperti di Fiat. «Si deve uscire da questo stallo. Si deve sbloccare la situazione di un conflitto che è paradossale, perché non si svolge nel perimetro della fabbrica ma nelle aule giudiziarie», spiega. E’ «indispensabile», sostiene, «fare qualcosa perché l’interminabile contenzioso che provoca solo danni non continui a crescere su se stesso con effetti negativi per una fabbrica come Pomigliano, all’avanguardia». In questo senso, «l’iniziativa che può prendere il governo è convocare le parti, dicendo a Fiom di recedere dalla sua posizione e di riconoscere il contratto firmato dagli altri sindacati e a Fiat di trovare una formula che riammetta una presenza della Fiom in azienda». Intanto, infatti, la guerra a colpi di carta bollata sembra destinata a creare solo ulteriori tensioni. Si «apre un gioco al massacro» che «alla lunga, Sergio Marchionne potrebbe vincere» perché «sul piano strettamente giuridico» l’Ad di Fiat «non ha clamorosamente torto» e «l’essere andati sul piano giudiziale rappresenta comunque una sconfitta della trattativa sindacale», sostiene il giuslavorista della Bocconi, Stefano Liebman. Del resto, «la risposta di Marchionne è la scelta di proseguire un braccio di ferro, è una risposta “coerente” con la sua posizione di sempre, insomma va avanti per la sua strada».

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