La fine del mondo, inizio di ogni speranza

La fine del mondo, inizio di ogni speranza
di Luigi Rossi

AngeloApocalisse

Da sempre siamo alla ricerca di senso mentre non nostro quotidiano sperimentiamo l’inarrestabile fluire del tempo in un mondo che rischia di divenire una mortale pattumiera. Tanti, incapaci di gesti responsabili perché poco desiderosi di impegnarsi, ricercano mille illusioni per cullarsi in un presente indefinito senza porsi perché: per loro la vita non costituisce un problema.
Il vangelo di questa domenica ci sollecita a porre attenzione alla prospettiva che ci attende invitandosi ad acquisire uno sguardo di insieme circa la nostra esistenza grazie all’annunzio che quelli che credono in Dio non perderanno “nemmeno un capello del capo”. La grande Apocalisse manifesterà alla fine la verità rendendo inutili domande del tipo: Quando? Come? Infatti l’unica realtà che il tempo non riesce a distruggere è l’impegno a perseverare nel bene: la lotta contro il male attende anche la nostra partecipata testimonianza, che costituisce anche il nostro contributo alla riflessione sul senso della vita.
Spogliato del linguaggio apocalittico, comprendiamo che il brano del vangelo proposto alla nostra meditazione non intende descrivere la fine del mondo, ma fornirci delle indicazioni sul significato del suo mistero e, quindi, contribuire a riaccendere la speranza nella consapevolezza che ogni esperienza di dolore prima o poi muta perché nel caos determinato dalla cattiveria degli uomini il Signore, invece di giudicarci, continua ad amarci. Questo è il solido fondamento della perseveranza, unica possibilità di salvezza. Essa non si fonda su un rinunciatario disimpegno, ma nell’accettazione del quotidiano anche quando si estrinseca in un umile lavoro.
Perseveranza diventa il nostro impegno a non cedere perché siamo consapevoli che, alla fin fine, a guidare la storia è Dio. Ecco perché, come abbiamo pregato nello scorso avvento, possiamo alzare il capo e mirare in prospettiva la vicina salvezza, liberi di continuare a seminare speranza. Infatti, anche se a volte il raccolto va perduto, il giorno della salvezza è prossimo, basta saper attendere, perseverando vigili per afferrare la mano di Cristo che salva.

redazioneIconfronti

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