La forza eversiva del tradimento nel nuovo libro di Oz

La forza eversiva del tradimento nel nuovo libro di Oz
di Luigi Zampoli

Caravaggio_-_Taking_of_Christ_-_OdessaGiuda. Il traditore per eccellenza, e non di un uomo qualunque, ma dell’uomo degli uomini, Gesù. Oltre duemila anni di universale ludibrio, al di là di culture, tradizioni, culture antropologiche, hanno consegnato l’Iscariota agli inferi della morale umana. Gli inferi dove Dante lo colloca nel loro punto estremo, tra le fauci di Satana. Non sono né rare né tutte recenti le versioni letterarie della riabilitazione di Giuda, in particolare “Le tre versioni di Giuda” di J.L. Borges, dove la sua figura è elevata a simbolo di sacrificio, più che di tradimento, il sacrificio dell’uomo che si accolla l‘abiezione morale per consentire il sacrificio e la salvezza dell’uomo. Ma, in fin dei conti, Giuda resta il traditore per antonomasia, ed è proprio dalla rinnegazione drastica del “sé” e del proprio vissuto che si sviluppa l’ultimo romanzo dello scrittore israeliano Amos Oz. Nella Gerusalemme invernale fra il 1959 e il 1960, si svolge la pensosa azione dei protagonisti della storia. Il protagonista, Shemuel Asch, è uno studente che attraversa una crisi esistenziale, politica e religiosa, decide di abbandonare gli studi universitari e, pressato dall’indigenza economica familiare, decide di allontanarsi dalla propria famiglia per lavorare nella casa di un vecchio signore, Gershom Wald, in cambio di vitto e alloggio. In quella casa inizia un rapporto tra il giovane ed altri personaggi dai contorni misteriosi ed, allo stesso tempo, fortemente simbolici; Shaltiel Abrabanel, il suocero, e la figlia Atalia, la nuora che vive nel casa con Wald. È uno strano viaggio quello di Shemuel, accompagnato dai ricordi del vecchio Wald, con le altre figure del romanzo che rimandano con accenti diversi e contrastanti alle tante sfaccettature del tradimento, politico, religioso, personale; quelle esecrabili nell’immediato e quelle nascoste, eppure sorprendentemente positive nel lungo termine. L’intreccio e la storia sono al servizio del vero fine di Oz: la forza latente e salvifica del tradimento. Shemuel ripercorre la storia fatta da persone in anticipo sui tempi che hanno attirato su di sé le accuse di tradimento pur di favorire un cambiamento radicale di prospettive; De Gaulle, Lincoln, Ben Gurion, il fondatore dello Stato d’Israele, nessuno di loro è sfuggito all’accusa che scatenò i sensi di colpa di Giuda, conducendolo al suicidio. Questo è il punto centrale del libro di Oz: si è traditori perché ci si mette al servizio di una causa nobile, alta che, sfidando miopi convenzioni etiche, pur largamente condivise, può trasformare radicalmente l’esistente. Il tradimento è un gesto di “rottura” che scatena nuove energie, è il moto individuale che innesca processi a catena portatori di esiti benefici. L’archetipo del traditore, l’Iscariota, concentrava in sé tutto questo; il traditore ed il suicida, il doppio sacrificio, morale e fisico. Il suo gesto potente e tragico spalanca le porte della storia umana al messaggio di Cristo. Ritroviamo tutto questo nel libro di Amos Oz, quando si legge: “Chi è pronto al cambiamento, chi ha il coraggio di cambiare, viene sempre considerato un traditore da coloro che non sono capaci di nessun cambiamento, e hanno una paura da morire del cambiamento e non lo capiscono e hanno disgusto di ogni cambiamento”.

redazioneIconfronti

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