La forza profonda della semplicità

La forza profonda della semplicità
di Antonio Memoli

Elogio della semplicità
(un sottofondo di Carmen Consoli, uno spunto di Jiddu Krishnamurti, una poesia di Alda Merini)

La Simplicité (Jean-Baptiste Greuze, 1759)

Noi fingiamo di credere nella semplicità. Normalmente la connaturiamo ad un fatto puramente esteriore, una rinuncia: possedere pochi beni, non fare sfoggio di abiti, avere un piccolo conto in banca.
No questa non è la semplicità, è solo il suo aspetto esteriore. La semplicità è qualcosa di essenziale che si realizza quando cominciamo a comprenderne il significato.
La semplicità può nascere solo interiormente, è da li che si manifesta esteriormente. La semplicità è essenziale, è reale. È la sua essenzialità che ci interpella su come essere semplici, perché la semplicità acuisce la nostra sensibilità.
I nostri problemi — sociali, ambientali, politici, religiosi — sono talmente complessi che li possiamo risolvere soltanto essendo semplici, non diventando eruditi e complessi. Una persona semplice vede le cose in maniera molto più diretta, ha un’esperienza più immediata delle persone complesse. Le nostre menti sono talmente affidate ad un overload di informazioni, che siamo divenuti incapaci di essere semplici e di avere noi stessi esperienze dirette.
I problemi possono essere risolti soltanto se li si guarda con occhio semplice, se li si imposta in questo modo: con la consapevolezza del tutto e con attenzione alla capacità di comprendere. Da ciò scaturisce una semplicità, un’umiltà che è virtù, non imposizione ma habitus naturale del nostro vivere.
Solo quando si è semplici ed umili, solo allora si è in grado di affrontare i tanti problemi pressanti della vita, perché non ci si ritiene importanti, non si guarda alle cose attraverso il filtro delle proprie urgenze e del proprio senso di importanza. Si è semplicemente così: parte del Creato.

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La semplicità
(Alda Merini)

La semplicità è mettersi nudi davanti agli altri.
E noi abbiamo tanta difficoltà ad essere veri con gli altri.
Abbiamo timore di essere fraintesi, di apparire fragili,
di finire alla mercè di chi ci sta di fronte.
Non ci esponiamo mai.
Perché ci manca la forza di essere uomini,
quella che ci fa accettare i nostri limiti,
che ce li fa comprendere, dandogli senso e trasformandoli in energia,
in forza appunto.
Io amo la semplicità che si accompagna con l’umiltà.
Mi piacciono i barboni.
Mi piace la gente che sa ascoltare il vento sulla propria pelle,
sentire gli odori delle cose,
catturarne l’anima.
Quelli che hanno la carne a contatto con la carne del mondo.
Perché lì c’è verità, lì c’è dolcezza, lì c’è sensibilità, lì c’è ancora amore.

redazioneIconfronti

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