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La fucina del futuro

La fucina del futuro
di Silvia Siniscalchi

Tra gli affreschi tardomanieristici e barocchi del prezioso spazio culturale dell’ex chiesa di Sant’Apollonia, in un tempo scandito dal fluire di parole condivise e dal ritmo coinvolgente della musica dei “Daltrocanto”, si è svolto un singolare incontro tra amici e intellettuali salernitani, riunitisi per uno scambio augurale di apertura verso il nuovo anno e all’insegna dell’auspicio. E il brindisi con i vini offerti dalla Coldiretti ha conferito all’happening il sigillo di una forte e beneaugurante emozione.

Il leitmotiv della mattinata si è basato sull’intento di attivare ipotesi costruttive aperte sul presente e sul tempo che verrà, secondo l’idea dei giornalisti Olga Chieffi, Andrea Manzi ed Erminia Pellecchia, del regista e attore teatrale Pasquale De Cristofaro, del musicista Antonio Giordano e dell’artista e animatore culturale Peppe Natella, promotori dell’evento. Gli invitati presenti all’appuntamento hanno ben saputo cogliere tale spunto e la mattinata è gradualmente evoluta verso un più esplicito scambio di esperienze e riflessioni condivise, aprendo finestre sul mondo esterno, oltre che sui vissuti personali dei presenti, invitati a formulare in cinque minuti il loro personale auspicio per il nuovo anno.

Ad aprire e coordinare la sequenza degli interventi, dopo un’introduzione musicale di Antonio Giordano con i Daltrocanto, è stata Erminia Pellecchia che, rimarcando l’importanza strategica dello spazio di S. Apollonia che dovrà essere sempre più presente nella vita della collettività, ha evidenziato il legame tra la genesi dell’evento, la crisi epocale che stiamo attraversando e l’importanza del tempo interiore inteso come riscoperta dell’accoglienza e della tenerezza, valori umani e sentimenti non più di moda. A tale spunto si è agganciato l’intervento del primo auspicio della mattinata, formulato da Padre Claudio Raimondo, che ha ricordato come l’obbedienza alle regole sia il primo fondamento di qualunque autentico rapporto umano, augurandosi al contempo la diffusione di una cultura collettiva di maggiore apertura e disponibilità nei confronti del prossimo e di coloro che vivono in una condizione di debolezza materiale e spirituale. È poi seguito l’intervento di Ernesto Scelza che, accompagnato alla chitarra da Bruno Mauro, ha formulato il suo augurio attraverso la lettura di una sua suggestiva ballata («Lo so/dobbiamo guardare con speranza/all’anno nuovo/Mi piacerebbe che si realizzassero/le cose che avremmo voluto da ragazzi/Felice l’uomo che realizza da adulto i sogni coltivati da fanciullo/E c’è stato davvero un tempo in cui/erano le stelle a indicarci il percorso del nostro cammino…»).

Ma i sogni e le stelle non sono solo in cielo bensì anche sulla terra, come ha ricordato Luigi Ciancio, segretario provinciale della Feneal UIL, che ha formulato il suo augurio ricordando le gravi problematiche sociali del nostro tempo, soffermandosi in particolare sui sacrifici che molte famiglie operaie fanno per far studiare i propri figli, costretti poi a emigrare per la difficile situazione economica locale e nazionale. Al tema dell’emigrazione ha fatto eco un successivo intervento dei Daltrocanto, con una commovente ballata (“Lu trenu de lu suli” di Ignazio Buttitta) dedicata agli emigranti italiani periti nel 1956 nella miniera di carbone di Marcinelle in Belgio.

Sulla scia delle note musicali, l’antropologo Paolo Apolito ha dato una diversa lettura del tema proposto dagli organizzatori, auspicando non lo sviluppo dei tempi interiori, pericolosamente carichi di solipsismo egoistico, ma piuttosto la crescita di quelli esteriori e ritmici della socialità, del piacere di ritrovare la vitalità in un passo di danza condiviso, in un tempo musicale che accomuna le persone più delle idee, perché legato alla percezione fisica degli altri e dei loro corpi. All’energia della condivisione si è riagganciata anche Paola Capone, docente di storia dell’arte moderna all’Università degli Studi di Salerno, che ha fatto riferimento alla filosofia di Bernard Lassus, architetto dei giardini e grande ambientalista francese, difensore del paesaggio come forma di espressione sociale, attento alle problematiche urbanistiche e alla crisi dell’habitat contemporaneo, fautore di un concetto multietnico e multiculturale di accoglienza.

Pasquale De Cristofaro ha poi nuovamente spostato l’attenzione sulla contemporaneità politica e sociale, leggendo alcuni brani satirici e un dialoghetto in napoletano incentrato su una visione amara e ironica della situazione del paese, a partire dai comportamenti contraddittori dei principali personaggi politici nazionali. Un saluto augurale di serenità e miglioramento generale collettivo è arrivato anche dall’imprenditoria salernitana attraverso l’auspicio espresso da Valerio Falcone, critico d’arte e rappresentante dell’omonima Fornace, custode della cultura della ceramica salernitana attraverso la produzione di manufatti in terracotta per molteplici impieghi di restauro filologico, recupero della tradizione e nuovi interventi.

Un auspicio alla tenerezza è poi emerso dal racconto di vita vissuta dell’avvocato Guglielmo Scarlato che, parafrasando quanto scriveva Jean Cocteau a proposito dell’amore, ha ricordato come la tenerezza non esista in astratto, ma esistano invece le manifestazioni di tenerezza, tanto più preziose quando provengono da persone esigenti. A tal proposito ha raccontato qualche aneddoto sui rapporti affettivi che lo hanno legato al padre e ora alla moglie, grazie ai quali è riuscito a stabilire un più profondo rapporto con gli altri e con il mondo esterno. All’apertura verso nuovi orizzonti culturali attraverso il mare e l’amore per la natura è stato poi dedicato l’intervento di Nello Tornitore, presidente di “DivertiVento”, Associazione Sportiva Dilettantistica, che si è augurato che Salerno diventi sempre più città “di mare” e non solo “sul mare”, unendo alla sua favorevole posizione geografica la riscoperta dei valori legati al mare, sia ambientali che culturali. Delle potenzialità e risorse paesaggistiche e umane del territorio salernitano ha parlato ancora Mario Quadraroli, architetto lombardo, artista e curatore di mostre, che ha raccontato quanto importanti siano per il suo lavoro di artista e ritrattista la conoscenza dei luoghi e delle persone, l’apertura e disponibilità nei confronti degli altri. Gli ha fatto eco Fernando Argentino, già presidente di Salerno Energia Holding, che si è augurato per la città un salto di qualità, mentre il professore Attilio Bonadies, ricollegandosi all’intervento di Apolito e ricordando l’opera di Bertold Brecht, ha paragonato la crisi attuale a quella dei tempi bui successivi alla prima guerra mondiale, augurandosi che l’arte possa aiutarci a superare l’angoscia del nostro tempo attraverso il piacere di un’esperienza condivisa collettiva.

A offrire un auspicio lievemente dissonante rispetto a quello degli altri ha poi pensato il professore Franco Tozza, critico teatrale, che ha spiegato in premessa come le dissonanze siano espressione di consonanze più alte. Ha quindi chiarito che auspici e auguri sono autentici solo se si abbandonano l’estetica e l’etica della “compiacenza” – prendendo a prestito un’espressione degli scritti sul teatro di Roland Barthes – che caratterizza oggi il mondo dell’arte e della letteratura. Si temono le rotture, ma l’arte e il teatro non possono essere buonisti, compiacenti e semplici luoghi di mimesi, come insegnava Brecht, ma devono invece diventare luogo dall’altrove. Perciò i rapporti umani e le relazioni devono ugualmente essere improntati non all’etica della compiacenza ma della autenticità. Anche le rotture però non devono essere definitive, ma equilibrate, all’insegna delle dissonanze sincere e affettuose. Il suo auspicio per il nuovo anno è quindi di maggiore autenticità e comprensione sincera.

L’intervento dell’architetto Antonio La Stella ha invece concentrato l’attenzione sull’abbattimento della fabbrica Landis & Gyr (stabilimento storico di Salerno, voluto da Adriano Olivetti), “all’insaputa” della Soprintendenza. Il suo brindisi amaro e positivo per il nuovo anno è quindi fatto per sperare che i nuovi mutamenti urbanistici producano sviluppo senza distruggere il passato.

Gli interventi sono stati chiusi dall’auspicio di Andrea Manzi, che ha raccontato come l’idea dell’incontro sia maturata durante un confronto serrato tra amici, per mettere in sinergia le proprie idee. Senza voler tirare conclusioni dopo che ciascuno degli intervenuti ha tentato di comunicare i propri auguri come momento di verità, anch’egli ha inteso porgere i suoi cercando di trovare parole autentiche, orizzonti di senso e di condivisione. Lo ha fatto così attraverso la lettura di un auspicio di Pier Paolo Pasolini, che porgeva i suoi auguri di Buon Natale, anticonformisti e autentici, ai privilegiati, alle persone comuni e agli ultimi della società, confermando come l’arte sia sempre momento ed espressione di una verità più elevata.

(IConfronti per Cronache del Salernitano)

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Ricercatore Università degli Studi di Salerno

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© 2012 iConfronti-inserto di Salernosera (Aut. n. 26 del 28/11/2011). Direttore: Andrea Manzi. Contatti: info@iconfronti.it

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