La geografia delle nefandezze

La geografia delle nefandezze
Giuseppe Foscari *
Il professor Giuseppe Foscari
Il professor Giuseppe Foscari

Ci sono, a mio giudizio, tre inquietanti aspetti dell’italico malcostume che s’incrociano, dopo che la Guardia di Finanza ha scoperto l’ennesima discarica abusiva, l’ennesimo tonnellaggio di rifiuti pericolosi, l’ennesima dose di fusti inquinanti e pericolosi nelle valli del varesotto, dunque, ben lungi dal Sud e nel cuore della Padania produttiva e ombelico del mondo.

Il primo è relativo al mancato controllo del territorio. Senza voler accomunare tutti indistintamente nelle responsabilità, perché sappiamo che tanti operano con coscienza e abnegazione, va detto che le scelleratezze e le connivenze vanno dai tecnici ai politici, dagli organi di controllo sanitario e ambientale a talune unità delle forze dell’ordine, ai sindaci e assessori all’ambiente comunali e regionali. Un’orgia di omissioni e facilonerie, nonché complicità con il mondo della malavita, sempre lesta a capire dove si possono fare affari, come tacitare chi deve controllare, dove le maglie della prevenzione sono così larghe da lasciar passare qualsivoglia discarica, sotto gli occhi, colpevoli di silenzio e omertà, di tutti. Una correità che si traduce, per l’ennesima volta, in un atteggiamento di totale disprezzo della legge, della salute e delle regole civili.

Il secondo è il comportamento criminoso di svariati imprenditori (anche qui, con tantissime eccezioni, per nostra fortuna!) che non attivano meccanismi virtuosi nello smaltimento dei rifiuti e, pur di risparmiare, non si curano affatto dei gravissimi rischi che fanno correre ai cittadini con la loro superficialità, con il loro colpevole disinteresse o, come talvolta accade, con la loro colpevole e deliberata azione criminosa.

La terza inquietudine è relativa al fatto che oramai dobbiamo parlare dell’Italia intera come di un’unica gigantesca e tristissima “terra dei fuochi”. Il fenomeno è così su larga scala da non poterlo ridurre in modo semplicistico al Sud, che, tuttavia, resta la terra più deturpata, violentata e distrutta del paese. La pattumiera per decenni e decenni.

Il web ci racconta che di recente sono stati individuati fusti pericolosi e inquinanti nel mare della Toscana, sono state denunciate le continue rotte di veleni tra Calabria e Liguria, le scorie di fonderia nell’Emiliano, ci dà notizia, ancora, di aree sequestrate nel pressi del Volturno, di discariche abusive e inquinanti in Sicilia, ecc.. Insomma, la geografia delle nefandezze non risparmia alcuna area del nostro meraviglioso e maledetto paese.

Quando tra cento-duecento anni si scriverà la storia dei nostri tempi, diranno di noi, a ragione, che non eravamo migliori dei cavernicoli, con l’aggravante di avere consapevolezza dei problemi, ma di aver chiuso occhi e tappato orecchie e bocca. E sarà la nostra definitiva condanna…

Lavoro, salute e ambiente sano non possono essere nemici tra loro, ma, al contrario, devono diventare, sempre più, fattori integrati per quello che nel Settecento era il diritto alla felicità, e che oggi è diventato un ineludibile diritto a vivere bene.

* Professore di Storia dell’Europa presso il Dipartimento di Scienze Politiche, Sociali e della Comunicazione dell’Università di Salerno. 

redazioneIconfronti

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