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La Geografia nella canzone napoletana. Musica e territorio fra storia, memoria e innovazione / 3

La Geografia nella canzone napoletana. Musica e territorio fra storia, memoria e innovazione / 3
di Silvia Siniscalchi

Un secondo esempio di canzone geografica è Santa Lucia luntana di E.A. Mario (al secolo Giovanni Ermete Gaeta, come noto), un brano del 1919 che, dal punto di vista tematico, fa parte di un trittico in cui rientrano anche Mandulinata ‘e ll’emigrante (scritta con Gennaro Ciaravolo nel 1923) e Cantano ll’emigrante (del 1928, su testo di Enzo Fusco). In questo caso il tema dell’emigrazione – geografico per eccellenza – diventa «un fenomeno che la coscienza civile del poeta non si stanca di deplorare nel suo doppio dramma: quello umano, della perdita del centro da parte di chi si allontana, e che solo un doloroso sforzo di conservazione della propria identità può preservare dalla deriva delle memorie e dei valori; quello della terra abbandonata, che va ad aggravare la questione meridionale postasi con l’unità» (Siena Chianese, 1997, p. 110). Una “geograficità”, quella di Santa Lucia luntana, che tocca però anche le corde di problematiche molto più attuali, legate alle migrazioni coatte che stanno sconvolgendo il Mediterraneo, con lacerazioni, separazioni e cambiamenti nello stile di vita del tutto simili a quelle conosciute dai migranti meridionali di oltre un secolo fa. Proprio per la sua potenza evocativa, la canzone divenne un film sonoro nel 1931 (recentemente restaurato), che contribuì, insieme ad altri prodotti culturali coevi, alla diffusione della cultura e della lingua italiana e vernacolare negli USA, con una distribuzione non limitata alle sole comunità italiane (Bertellini, 2016)[1].
Un terzo esempio, a sfondo chiaramente sociale, è costituito da Napul’è di Pino Daniele, una canzone pubblicata nel 1977, il cui testo si inserisce perfettamente tra i temi della Geografia urbana e che esprime le contraddizioni visibili e invisibili di una città – Napoli – divisa tra colori e paure, odore del mare e immondizia, speranza e indifferenza, coesione sociale e malaffare. Particolarmente interessante è l’uso della parola “suonno” («Napule è tutto nu suonno / e ‘a sape tutto ‘o munno / ma nun sanno ‘a verità»); in napoletano il termine ha infatti il doppio significato di “sonno” e “sogno” (Aversano, 2006, p. 272). Si tratta allora di un espediente con cui è riproposto in chiave musicale e moderna un concetto già presente ne La provincia addormentata di Michele Prisco (pubblicata nel 1949): il sonno/sogno della borghesia napoletana, intorpidita nel culto sterile della memoria e nell’autoreferenzialità, «storicamente incapace di proporre alternative concrete a una situazione di stagnazione che ostacola ogni sviluppo sociale ed economico del Sud» (Siniscalchi, 2008, p. 6),  ha contribuito a occultare la reale condizione di Napoli con immagini oleografiche e da cartolina (anche attraverso le canzoni).
Una esigenza di scrivere canzoni per raccontare la verità, quella rivendicata da Pino Daniele, che il recente brano Napule dei Virtuosi di S. Martino ripropone in chiave ironica (e amara), descrivendo, come in una serie di “quadri di un’esposizione”, i punti critici della realtà urbana napoletana, usando alla rovescia gli stilemi classici della canzone partenopea, dal punto di vista testuale, e imitandoli, dal punto di vista melodico-armonico e dell’accompagnamento strumentale, per accentuare il contrasto tra musica e testo. Emerge così il degrado di una città che tra rifiuti tossici, criminalità organizzata, politica incapace, forze dell’ordine inefficienti, degrado culturale, illegalità dilagante e disinteresse generale di una collettività impaurita, è l’esatto contrario dell’immagine oleografica con cui è stata tradizionalmente dipinta dalle sue canzoni[2].


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 [1] La trama del film Santa Lucia Luntana è molto simile ad alcuni melodrammi per lo sviluppo delle dinamiche famigliari contenuto nel mediometraggio. Il film porta sulla scena lo scontro generazionale tra un padre anziano e solo e una figlia dal comportamento trasgressivo. L’onesto genitore, una persona di mezzi modesti, è sconvolto anche dalle azioni di un figlio ribelle, che arriva persino a rubare il denaro della famiglia. L’altra figlia, con la sua condotta irreprensibile, è la consolazione del padre. Lo scontro generazionale rimanda al conflitto tra un vecchio comportamento e le esigenze del nuovo mondo industrializzato. Le questioni all’ordine del giorno sono il posto della donna nel mondo moderno e il suo ruolo pubblico fuori dai confini della casa (http://www.pesarofilmfest.it/santa-lucia-luntana-1931-59-278).
[2] Il brano è online all’indirizzo https://www.youtube.com/watch?v=vifO057cG9I

Informazioni sull'Autore

Ricercatore Università degli Studi di Salerno

Numero di voci : 111

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© 2012 iConfronti-inserto di Salernosera (Aut. n. 26 del 28/11/2011). Direttore: Andrea Manzi. Contatti: info@iconfronti.it

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