La grande crisi / Latita ancora un’economia della conoscenza

La grande crisi / Latita ancora un’economia della conoscenza
di Luigi Zampoli
Foto: panorama.it

Le tante manifestazioni di massa che in questi giorni dilagano in tutte le maggiori città d’Europa, in particolare nella fascia mediterranea del continente, hanno un minimo comune denominatore, ovvero la richiesta di un’inclusione in sistema di diritti ed opportunità che realizzi pienamente il percorso di vita di ognuno di noi, cittadino di quella tanto agongnata Europeo, della solidarietà, della democrazia e dello sviluppo armonico di tutte le espressioni umane.
La frattura a cui assistiamo tra governanti, nazionali e sovranazionali, e governati si riflette negativamente sulla vita di milioni di persone alle quali è sottratta ogni possibilità di poter contare su di un progetto di vita conforme ai propri desideri, talenti ed inclinazioni, un futuro sottratto alla libera determinazione degli individui, scippati delle loro libertà di scelta e di affermazione nei diversi campi del sapere,del progresso e del lavoro a causa dell’inadeguatezza e della debolezza intrinseca di una politica sopraffatta dalla tecnocrazia.
Se ai giovani viene caldamente raccomandato di accontentarsi di una qualunque occupazione, prescindendo da anni di faticosi studi intrapresi per raggiungere la dimensione professionale desiderata, viene meno quel patto fondamentale tra classe dirigente e nuove generazioni che consiste nel preparare il terreno a coloro che verranno con azioni di governo di lungo respiro, d’investimento sul futuro in nome delle quali richiedere ai giovani impegno, studio e preparazione; venir meno a questo patto significa spezzare il processo di sviluppo e progresso di una nazione.
La presa di coscienza di studenti e giovani precari di imprese, scuola ed università deve essere canalizzata per sprigionare energie positive ed è indubbio che le dinamiche dei mercati del lavoro richiederanno una dose sempre maggiore di duttilità e versatilità, ma è pur sempre necessario che le governance istituzionali ed imprenditoriali di nazioni moderne ed evolute siano in grado di garantire uno sviluppo armonico della società, consentendo l’affermazione di comunità complessa di individui in cui coesistono i tanti saperi specialistici che la dimensione globalizzata impone.
È lo spread di conoscenza il vero rischio che sta attraversando l’Italia in questi anni, un livellamento al basso galoppante che mortifica e snatura centinaia di migliaia di laureati plurispecializzati che ingrossano le fila del proletariato intellettuale, consumandosi in lavori (call-center, vendite telefoniche, addetti alla ristorazione,servizi di pulizia), certamente rispettabili ma che non possono soddisfare aspettive ed esigenze di vita per chi ha investito nella propria formazione.
Esiste una dimensione etica ed estetica del sapere che non può essere soffocata, così come non può essere svilito quel bisogno fisiologico di soddisfazione umana ed emotiva che è alimento essenziale del proprio impegno professionale, ed è anche il più grande contributo e lascito che possiamo offrire agli altri e a chi verrà dopo di noi.
La consapevolezza delle difficoltà del presente è un sentimento ampiamente condiviso dalle generazioni che vivono e lottano in questi tempi difficili, ma il bisogno di dare un senso secondo le nostre aspirazioni alla nostra esperienza umana è una domanda troppo importante per infrangersi sul terreno del reale senza aver ricevuto risposta alcuna.

redazioneIconfronti

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