La grandeur francese

La grandeur francese
di Giuseppe Foscari *
Il professor Giuseppe Foscari
Il professor Giuseppe Foscari

L’attivismo di Hollande registrato in questi ultimi giorni si presta a due ordini di considerazioni, che riguardano specificamente lo Stato transalpino e l’Europa.

Che la Francia abbia interiorizzato nel proprio DNA una sequela di convinzioni, non tutte campate in aria, in verità, relative ad una forte capacità civilizzatrice, credo sia un evidente dato storico. E questo, solo per parlare di tempi recenti condizionati da eventi epocali, è avvenuto a partire dalla Grande Rivoluzione, che ha oggettivamente cambiato i destini dell’uomo grazie alle battaglie, vinte, per il riconoscimento dei diritti, sino all’imperialismo napoleonico, non meno suggestivo ma certo ben diverso per risultati e intrinseci valori.

Fatto sta che la Francia si è spesso sentita il centro di gravità permanente dell’universo, non solo sul piano politico. Un ruolo a cui ha contribuito anche la forte figura di Charles de Gaulle e che Hollande, oggi, sta riproponendo con decisione e determinazione.

In che modo? Agendo in tre mosse, direbbe un amante degli scacchi: facendo appello, ancora una volta, al forte sentimento nazionale dopo la strage di Parigi da parte dei terroristi, promuovendo una rabbiosa azione bellica solitaria per disinnescare la possibilità per Marine Le Pen e il suo Front National di beneficiare della retorica antiimmigrati e per non cadere nell’assalto della stampa filobellica e desiderosa di parlare della risposta ferma e decisa della Francia contro il terrorismo, infine, dando vita ad una serie di consultazioni con alcuni partner europei e non, da Putin alla Merkel a Obama (poi anche Renzi) per mettere assieme la nuova Alleanza del XXI secolo contro l’Isis. Sta qui la cifra dell’attivismo hollandiano. Un colpo forte all’Isis, un colpo al populismo destrorso e una rete di relazioni per coinvolgere altri Stati di primo livello a impegnarsi direttamente contro il pericolo mondiale del terrorismo islamico.

Ma sta qui anche la più evidente debolezza dell’Europa. E già, perché se per un verso si potrebbe anche comprendere la reazione stizzita dei francesi, per altro verso è un ulteriore grave segno dell’ondivago comportamento dell’Unione Europea su temi sensibili quali, appunto, il terrorismo. Innanzitutto, la procedura, se letta dalla parte dell’Europa è del tutto sbagliata. Non si bombarda prima e poi si chiede di costruire una rete di relazioni politico-militari per avallare quei bombardamenti e i prossimi a venire. Non ci si muove da soli per rancore e vendetta e poi si attende la legittimazione politica e magari giuridica della reazione.

Gli interessi economici francesi nel mondo mediorientale sono talmente tanti e variegati che, letti dalla parte francese giustificano questo ed altro. Ma l’Europa ne esce con le ossa rotte, come nave senza idee, senza strategie comuni, e con due nocchieri, quello che bacchetta tutti per i conti e il rigore (Merkel), quello che si prende l’onere di comandare le presunte battaglie per la democrazia e la libertà.

Un’Europa con centri decisionali diffusi, mi verrebbe da dire, ma senza un vero coordinamento politico capace di decidere ciò che sarebbe bene per tutti e non per singoli Stati-Nazione.

Nelle more, troneggia la grandeur francese…

* professore di Storia dell’Europa presso il Dipartimento di Scienze politiche sociali e della comunicazione dell’Università degli studi di Salerno

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redazioneIconfronti

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