Ven. Ago 23rd, 2019

I Confronti

Inserto di SalernoSera

La guerra che altri vogliono

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di Giuseppe Foscari
di Giuseppe Foscari*

Giuseppe Foscari
Giuseppe Foscari
Non si smentiscono né papa Francesco né Gino Strada ed anzi, per vie diverse ma straordinariamente convergenti, continuano a ribadire le stesse cose, con buona pace dei guerrafondai che sarebbero magari felici se l’uno e l’altro la smettessero una buona volta di occuparsi di temi che dovrebbero essere solo di pertinenza degli Stati e dei loro governi. Invero, Gino Strada ha un buon seguito mediatico, è persona di grande onestà intellettuale, dice cose semplici che fanno tremare la politica per il richiamo che egli fa alle responsabilità che essa ha in materia di sanità e di guerre. Se i politici non avessero acquisito la boria e la supponenza degli intoccabili dovrebbero prendere le dichiarazioni di Gino Strada e farle diventare un programma politico serio e concreto.
Per parte sua, Papa Francesco insiste con la sua personale battaglia contro i conflitti e ieri l’altro ha dato un’interpretazione dell’attuale, critica, situazione politica internazionale, che merita un approfondimento. Innanzitutto, ha detto, senza alcun giro di parole, che è sbagliato parlare di una guerra di religione tra cristianità e islam, e che le ragioni della grave instabilità politica mondiale vanno individuate nei preminenti interessi economici, nella gestione delle risorse (acqua, petrolio, uranio ecc.) e anche nel conflitto politico tra i popoli per l’egemonia mondiale e dei mercati. E ha aggiunto che a volere la guerra non sono le religioni e le loro comunità ma altri.
Chi sono, allora, questi altri, ai quali si riferiva il papa, pur senza citarli?
Sappiamo, e non da oggi, che l’industria delle armi è molto prospera nel mondo. Negli Usa è una potentissima lobby che finanzia la campagna elettorale di molti senatori conservatori, ma, se necessario, è pronta a strizzare l’occhio anche a qualche democratico senza scrupoli.
L’Italia, per parte sua, vende armi da molti decenni. Ha tecnologie sofisticate, sa innovare e sa vendere i suoi prodotti, ragion per cui è molto competitiva sul mercato. I dati che circolano sul web sono alquanto contrastanti. Le cifre ufficiali dicono che il business si aggira su alcuni miliardi all’anno, mentre la controinformazione arriva a dire che le vendite supererebbero anche di parecchio i cento miliardi l’anno.
E poi c’è il mercato clandestino, che corrompe e riesce a far circolare partite di armi in tutte le latitudini e longitudini del globo, facendo affari non quantificabili.
A tutta questa variegata marmaglia si riferiva il papa, ma soprattutto pensava a quanti hanno in mano i processi decisionali e, dunque, ai politici, che niente fanno per contrastare le vendite, anzi, favoriscono le commesse pubbliche e gli affari in nome degli introiti fiscali e dei posti di lavoro.
Gino Strada ha proposto da tempo un atto unilaterale di ciascuno Stato, ossia, la totale abolizione della guerra, un gesto forte e coraggioso, un’utopia, se si vuole. Certo, un’utopia, ma quanti sogni impossibili si sono tradotti in diritti? Il voto alle donne, per esempio, e prima ancora l’abolizione della pena di morte, l’abolizione della schiavitù, quando furono propagandati sembravano ideali irrealizzabili. Certo, gli oppositori non erano le lobby, ma le resistenze culturali, per vincere le quali ci sono volute comunque durissime battaglie.
Quello che appare drammatico è accorgersi che Gino Strada e il papa restino voci solitarie, destinate a essere tacitate dal muro dell’indifferenza che i venditori di morte sanno costruire, perché loro le guerre le vogliono per davvero…

* professore di Storia dell’Europa presso il Dipartimento di Scienze Politiche, Sociali e della Comunicazione dell’Università di Salerno.

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