La Kinski: “Mio padre Klaus? Con me fu un tiranno”

di Claudia Landolfi

Il cinema sovente vive di immagini eroiche maschili, nutrendo le fantasie degli spettatori e delle spettatrici con la costruzione di un mistero fascinoso e insondabile, di un’aura inquietante che invita a contemplare l’abisso dell’io: da Rodolfo Valentino ai giorni nostri l’inafferrabile mondo maschile lascia il segno nell’odissea del personaggio che perde l’innocenza e trova spazio nel racconto come si trattasse di un destino inesorabile. Così si è continuato a proporre il volto sfigurato del ‘genio bello e dannato’, perennemente assetato della linfa vitale altrui ma anche condannato a non trovare mai soddisfazione. Il binomio genialità/distruttività si inserisce a pieno titolo nelle forme di soggettività maschili dell’occidente e tarda ad essere messo pienamente in discussione, nonostante i brutali effetti prodotti nell’ambito della relazione di potere a discapito delle donne. È in questa breve riflessione che si inserisce la rivelazione drammatica dell’attrice Nastassja Kinski riportata su Le Monde oggi a proposito del suo rapporto con il padre, il ‘grande’ Klaus Kinski, figura indiscutibilmente carismatica e indimenticabile, morto a 65 anni nel 1991, straordinario e inimitabile interprete di film come Aguirre, furore di Dio e Fitzcarraldo, diretti da uno dei registi più interessanti dei nostri tempi: Werner Herzog. La brava e bella Nastassja, il cui volto delicato e fragile, manifesto di un vissuto difficile, ha colpito profondamente l’immaginario cinematografico, ha dichiarato, infatti, di dover dare una risposta al culto corrente che presenta il padre come un attore di genio, rafforzando le denunce già note da tempo della sorella Pola. La verità viene riportata a galla a suon di inchiostro: se il padre, in un libro autobiografico, si vantava di aver conquistato mille donne e di aver preferito minorenni (come riporta il giornale Bild che rivela anche dettagli violenti), Pola ha controbattuto con un libro dissacrante. Ora è Natassja a ricordare un padre ‘tiranno’ che ha cercato di abusare di lei, manipolandola con il potere attoriale di fascinazione. All’adorazione dei fan, le figlie, al solo ricordo dell’attore, dicono di provare solo disgusto e un senso di vuoto. Natassja, nota per i suoi ruoli in Tess di Roman Polanski e Paris Texas di Wim Wenders, aggiunge: “oggi, se mio padre fosse ancora vivo, farei di tutto per mandarlo in prigione.”

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