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La Liberazione secondo Di Fiore: la storia, le ombre e i luoghi comuni

La Liberazione secondo Di Fiore: la storia, le ombre e i luoghi comuni

“Controstoria della Liberazione. Le stragi e i crimini dimenticati degli Alleati nell’Italia del sud” del giornalista Gigi Di Fiore è il libro vincitore dell’edizione 2012 del Premio Fiuggi per la sezione saggistica.
I finalisti, per la categoria saggistica, oltre il vincitore, erano: Giuseppe Averardi con “Togliatti addio”, Alessandro Frigerio con “Budapest 1956. La macchina del fango”, Maurizio Molinari “Governo ombra. I documenti segreti degli Usa sull’Italia negli anni di piombo”, Elena Pala “Garibaldi in camicia nera”, Michela Ponzani “Guerra alle donne”. Per le altre sezioni, sono risultati vincitori: Mario Avagliano con “Il partigiano di Montezemolo” (sezione biografie) e Franco Forte con “Il segno dell’untore” (sezione romanzo storico). La cerimonia di consegna dei premi è fissata per sabato 22 settembre presso l’aula consiliare del Comune di Fiuggi.

di Barbara Ruggiero

Un saggio che parla della Liberazione da un altro punto di vista, che ne analizza anche gli aspetti critici e che rappresenta, forse proprio per questo motivo, una “controstoria”, qualcosa che arricchisce i resoconti storici che siamo abituati a leggere dai manuali. E’ un libro che Gigi Di Fiore ha pubblicato un anno prima dell’anniversario dallo sbarco alleato e simbolicamente presentato a Napoli lo scorso 24 aprile.
«Sono vicende che chi vive il Mezzogiorno deve conoscere – dice Di Fiore – perchĂ© ci aiutano a comprendere meglio tante cose. E’ giusto che si parli della Liberazione e dello sbarco alleato così come si parla del periodo della Repubblica di Salò. La storia deve servire ad avvicinare il Nord e il Mezzogiorno, praticamente tutti gli italiani».
Dottor Di Fiore, perchĂ© c’è bisogno di una controstoria della Liberazione?
Questo libro, uscito lo scorso aprile, è il proseguimento dei miei studi sul Mezzogiorno e sugli episodi oscuri e grigi della nostra storia. E’ una sorta di racconto di episodi che hanno, a mio avviso, penalizzato e hanno influito in maniera negativa sul nostro presente.
Lei è conosciuto principalmente come saggista di storia risorgimentale. Ma non disdegna la storia contemporanea, a quanto pare di capire dal suo ultimo lavoro.
Diciamo che questo è il mio primo libro di una storia piĂą recente. In passato ho scritto tanto sulla storia del Risorgimento. Io ho parlato dell’oramai famoso eccidio di Pontelandolfo nel 1998 con un volume pubblicato da un piccolo editore napoletano. Poi ho scritto il libro che è diventato piĂą famoso, “Controstoria dell’UnitĂ  d’Italia – Fatti e misfatti del Risorgimento” in occasione dei 150 anni dell’unitĂ  d’Italia. Quello è un libro pubblicato successivamente anche per le edizioni economiche di Rizzoli. Tra le varie edizioni ha venduto piĂą di 120mila copie. E poi è stato citato piĂą volte da coloro che hanno pubblicato altri libri in materia. L’anno scorso, invece, scrissi un volume sull’assedio di Gaeta, su quell’assedio che portò l’Italia all’unitĂ .
Quello della controstoria è, dunque, un filone che porta fino ai giorni nostri?
Il termine “controstoria” è una provocazione di editing. Sono storie che servono a dare maggiori conoscenze e a far riavvicinare gli italiani. L’ultimo libro è il prosieguo della storia del Mezzogiorno, delle cose che ci hanno penalizzato e che hanno influito in maniera negativa sulla nostra storia.
Il suo libro racconta parte di quello che i resoconti ufficiali hanno spesso tralasciato. Lo sbarco degli Alleati e la Liberazione non è stata tutto rose e fiori…
Ci sono, nella storia, una serie di vicende grigie e ignorate soprattutto da parte della storiografia straniera. C’è, per esempio, il capitolo degli stupri in Ciociaria da parte delle truppe marocchine, i due anni di occupazione angloamericana a Napoli, i bombardamenti che sono proseguiti, in alcune zone, anche dopo l’armistizio dell’8 settembre, i rapporti degli americani con la mafia… Ci sono addirittura dei comportamenti che hanno favorito anche il riaffermarsi della camorra sia a Napoli che in Campania.
Nell’immaginario collettivo, durante lo sbarco, gli Alleati erano coloro che marciavano nelle cittĂ  sui carri armati e distribuivano cioccolata e chewing-gum ai bambini. Dal suo libro emerge anche una realtĂ  diversa. PerchĂ© finora non è emersa una veritĂ  completa su quanto accaduto in quel periodo storico?
Voglio precisare che io non tesso le lodi del nazifascismo. Io sostengo che sia stato importantissimo cacciare il nazifascismo dall’Italia e sconfiggere quegli ideali di mortificazione della democrazia. Allo stesso tempo, però, dobbiamo anche dire che la Liberazione ha avuto dei costi che sono stati pagati dalla popolazione civile e in gran parte dalle donne. Forse tutti questi aspetti non emergono perchĂ© potrebbero gettare ombre sull’etica di quella liberazione che io stesso non metto in discussione.
Come potremmo definire il libro?
Mi è piaciuta la definizione che, nel corso della presentazione, ne ha dato lo storico Paolo Macry: un libro scritto molto al femminile. Chi soffrì tantissimo, in quell’occasione, furono le migliaia di donne dell’Italia meridionale per una serie di vicende che racconto nel libro. Io sono stato da sempre colpito anche dalla storia di una mia zia acquisita: fu vittima di uno di quegli stupri in Ciociaria in giovane etĂ  e fu una di quelle donne che hanno pagato per la liberazione del nostro Paese.

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