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La libertà evangelica della fede gioiosa e operosa

La libertà evangelica della fede gioiosa e operosa
di Luigi Rossi

La liturgia della parola di domenica si apre col Libro di consolazione del secondo Isaia (40,1-5.9-11). Il brano riporta le parole con le quali il profeta rincuora il popolo esiliato prospettandogli la liberazione come ritorno in patria grazie ad un nuovo esodo glorioso e prodigioso, col quale si pone fine alla schiavitù. La liberazione diviene possibile anche per noi se siamo disposti a rinnegare l’empietà, vivendo con sobrietà, giustizia e pietà (Tito 2,11-14; 3,4-7).
A dare concretezza a questa scelta è il nostro battesimo nel quale si riflette quello di Gesù (Luca 3,15-16.21-22). Dopo la testimonianza veritiera e generosa di Giovanni Battista, la teofania descritta è la cornice nella quale inserire il nostro quotidiano. Infatti, il cristiano è colui che viene immerso nel vento e nel fuoco, simbolo e segno dell’azione purificatrice divina. Allo stesso modo, l’immersione nel Giordano di duemila anni fa, ricordata dall’evangelista, segno che vale non solo per sé, ma per il suo coinvolgente significato per la mia vita, può essere collegata con la vita di tutti i giorni di ciascun italiano assillato da tanti problemi e confuso da tante promesse che gli vengono propinate quotidianamente da imbonitori, peraltro bugiardi recidivi, in cerca di voti. Ebbene, può un segno così lontano nel tempo avere valore per la nostra vita concreta che, specialmente in questi nostri tempi, sembra mal conciliarsi con la parola miracolo?
Ciò che avvenne nel Giordano propone un nuovo stile dell’amore, quello di Dio, un amore mai astratto, come di chi si dichiara pronto ad amare l’umanità, ma ignora il vicino che stende la mano in cerca di aiuto. Inoltre, Dio non cerca grandi scenari nei quali operare, ma gli è sufficiente il segreto di una coscienza aperta all’esperienza del dialogo e disposta a cooperare alla sua azione.
Dio diventa, così, per ciascuno come il fuoco, fonte di un’energia capace di infondere nuova vita a ciò che da lui viene lambito, come succede al legno secco che, attaccato dalle fiamme, riacquista la possibilità di portare di nuovo frutti. Egli è l’alito divino che ha già animato l’argilla che era Adamo, e da allora sempre fonte e fondamento che rende possibile a ciascuno una scelta libera nella propria vita; Egli è lo spirito che soffia dove vuole.
Il Battesimo, che significa immersione, comporta quindi un calarsi in Dio e mentre ciò avviene anche per noi una voce pronuncia tre parole decisive per le prospettive future: Figlio, amato, compiaciuto.
Accettando il battesimo diventiamo figli di un Padre paziente e generoso, che ama per prima, indipendentemente dai nostri meriti; anzi da noi trae compiacimento, cioè la gioia di vedere realizzato in noi il suo amore.
Non è mera poesia, ma una nuova e salvifica prospettiva, quella di abbandonarsi teneramente e con forza, felici come bambini, nelle braccia del Padre, consapevoli che questa esperienza quotidiana può garantire una vita serena, specialmente se animata da una fede operosa.

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© 2012 iConfronti-inserto di Salernosera (Aut. n. 26 del 28/11/2011). Direttore: Andrea Manzi. Contatti: info@iconfronti.it

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