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La libertà falsificata del voto

La libertà falsificata del voto
Algebre, di Rino Mele

Siamo liberi di non votare, e molti già esercitano questo diritto: basti pensare che in Emilia nelle regionali del 2014 il 60% s’è astenuto dal voto e nelle regionali dell’anno successivo, 2015, in tutt’Italia la soglia del profondo dissenso s’è fermata al 54%. Per citare, un tempo a noi ancora più vicino, nelle amministrative del 2017 a Genova, una città fondamentale nella dinamica del consenso politico, metà dei cittadini (il 48%) s’è girato dall’altra parte, non ha votato. Per le politiche del 4 marzo ci avviciniamo a un’incomprensione ancora più feroce, continua lo scandalo dei listini bloccati cui nella sostanza aderiscono tutti i partiti (anche coloro che mostravano contrarietà e sdegnosa purezza): il furto della libertà di giudizio dei cittadini vanifica il voto e danneggia paradossalmente anche i candidati migliori costretti a partecipare a questa rappresentazione obliqua, ad avvantaggiarsene, asservendosi poi ai potenti che dispongono la collocazione in quel luogo metafisico – lo stretto tunnel bianco del listino – in cui si può essere eletti senza essere votati.

Rino Mele

Rino Mele

Passo la parola a un costituzionalista, Michele Ainis: “Ci avevano raccontato che i collegi uninominali (un terzo del totale) rendono sovrano il popolo votante. Che alla fine della giostra, fra i candidati in lizza vince chi ha più voti. Ma invece no, non è affatto vero. In molti casi vincerà pure il perdente. Basta che il suo nome figuri nei listini bloccati, dove s’assegnano due terzi dei seggi. E più figura, più si configura il suo successo. Pluricandidati ecco la parola magica”. Per tornare alla libertà del voto (distrutta già col delitto Matteotti e definitivamente negata con l’abolizione della Camera dei Deputati nel ’28) l’Italia aveva dovuto perdere un’assurda sanguinosissima guerra, cercare un parziale riscatto nella Resistenza, e ora anno dopo anno stiamo dando addio a quella libertà. Oggi (martedì 23) nel suo editoriale, Galli della Loggia parla dei “nominati” e la sua visione è drammatica: “In realtà un parlamentare nominato non è libero di decidere davvero con la sua testa”, dice. Di quanti anni siamo tornati indietro?

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© 2012 iConfronti-inserto di Salernosera (Aut. n. 26 del 28/11/2011). Direttore: Andrea Manzi. Contatti: info@iconfronti.it

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