Lun. Ago 19th, 2019

I Confronti

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La lungimirante e acuta vis critica di E.A.Poe

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Le riflessioni di Poe sui letterati del suo tempo e l'Italia di oggi
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Edgar Allan Poe (1809-1849)

Tra le novità editoriali più interessanti di questo momento merita di essere annoverata la pregevole pubblicazione della Bompiani di una raccolta di articoli di critica letteraria di Edgar Allan Poe, “I Literati di New York City”, a cura di G.Puglisi e G. Miccichè, con un’appendice dedicata al connubio tra arte e letteratura che vide alcuni grandi pittori, tra cui E. Manet e G. Dorè, dedicare alcuni celebri dipinti alle potenti suggestioni simboliste del novelist americano.
Poe si sveste del suo mantello nero cimiteriale e maledetto e, con uno stile agile ed asciutto, annuncia ai lettori di voler descrivere, in modo imparziale, il lavorìo dei “literati“ più in voga di New york, senza nessun riguardo per quella che è l‘opinione prevalente nei salotti letterari del tempo.
Una cronaca letteraria che non manca di robuste concessioni alla prosa pura, dalla quale emerge un profilo diverso ed inedito dello scrittore, eternamente associato alle atmosfere cupe ed oscure dei suoi racconti: il Poe che affiora da queste pagine di “opinioni franche e in ordine di sparso”, per dirla con le sue parole, è un letterato brillante, schietto, divertito dispensatore di sarcasmo.
Questi profili d’autore dei letterati di New York furono pubblicati da maggio a ottobre 1846 sul settimanale Godey’s Lady’s Book, una sofisticata rivista per signore dell’alta società newyorkese, all’interno della quale lo scrittore aveva già pubblicato alcuni dei suoi primi racconti.
Poe era, al tempo, uno scrittore già universalmente celebrato, negli Usa come in Francia, dove era modello e riferimento per i simbolisti francesi; Berenice, Il pozzo e il pendolo, La lettera rubata, Gli assassinii della rue Morgue e, nel 1845, il celeberrimo Il corvo, avevano conferito allo scrittore americano statura ed autorevolezza letteraria.
Gli strali della critica letteraria di Poe si scagliano contro i velleitarismi degli scrittori d’occasione, emblemi di una società  newyorkese autoreferenziale, notabili borghesi di alto censo che ,con il favore di giornalisti e critici compiacenti, puntavano ad accrescere il proprio prestigio ammantandosi dell’aura di scrittori.
Edgar Allan Poe si dimostra di sconcertante attualità, quando, da autentico profeta del nostro tempo, così scrive: «Gli scrittori più “popolari”, quelli di maggior “successo” (almeno per breve periodo) sono, in novantanove casi su cento, persone di mera destrezza, perseveranza, sfacciataggine: in una parola intriganti, adulatori, ciarlatani. Questa gente riesce con facilità a prendere per noia i giornalisti e far loro pubblicare recensioni scritte o fatte scrivere da parti interessate; o quanto meno a far pubblicare una recensione quale che sia, laddove in circostanze ordinarie non se ne sarebbe pubblicata alcuna».
Ovviamente non è cambiato niente…riposa in pace Mr.E.A.Poe.

Luigi Zampoli

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