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La magistratura sequestra lo stabilimento Ilva, rivolta a Taranto

La magistratura sequestra lo stabilimento Ilva, rivolta a Taranto

A Taranto si muore: o per le conseguenze dell’inquinamento prodotto dall’acciaieria Ilva o per la mancanza di lavoro in seguito alla chiusura della stessa azienda. Soffia vento di rivolta a Taranto. Il gip presso il Tribunale di Taranto Patrizia Todisco nella sua ordinanza ha disposto otto provvedimenti di arresti domiciliari ed il sequestro e blocco delle lavorazioni in alcune aree del siderurgico Ilva di Taranto (a quanto si sa sarebbero parchi minerari, cockeria, agglomerati, altoforni, acciaieria e gestione di rottami ferrosi). L’ordinanza, che è in corso di esecuzione, è stata emessa nell’ambito dell’inchiesta sull’inquinamento dell’Ilva coordinata dalla Procura tarantina. Inoltre l’ordinanza individua anche la nomina di alcune figure tecniche per la gestione delle procedure connesse al sequestro.
“La magistratura sta procedendo al sequestro degli impianti e ad altre misure cautelari”, nell’ambito dell’inchiesta sull’Ilva di Taranto, e “l’intenzione del Governo e’ di sostenere la continuazione delle attivita’ produttive nel sito industriale”: per questo “chiedero’ che il riesame dei provvedimenti giudiziari avvenga nel minor tempo possibile, possibilmente entro giorni e non mesi, perchè non possiamo sostenere il probabile clima di tensione economica e sociale”. Lo ha detto il ministro dell’Ambiente, Corrado Clini, a margine della firma del protocollo d’intesa sulla bonifica del sito siderurgico. “L’iniziativa della magistratura incide sulla vita di 15mila persone, per cui non ci possiamo permettere incertezze che avrebbero ripercussioni economiche e sociali enormi”, ha aggiunto Clini assicurando che il Governo “vigilerà sul fatto che l’azienda continui a stare a Taranto anche per potare avanti il programma di risanamento ambientale”. Secondo il ministro, infatti, nonostante i provvedimenti giudiziari, “non e’ detto che l’impianto venga chiuso, anche perche’ non si tratta di impianti che si chiudono con un bottone, e quindi abbiamo un ragionevole tempo per risolvere la situazione”. “Oltre 3mila lavoratori stanno marciando in corteo verso la Prefettura di Taranto. E’ esplosa come segnalavamo inascoltati da tempo, la rabbia dei lavoratori dell’Ilva, una rabbia giustificata”. Lo fa sapere Marco Bentivoglio, segretario nazionale della Fim Cisl. “Questo stato d’animo – continua Bentivoglio – è la risposta minima al solito circo delle caste che governano questo Paese, non risolvono i problemi e scaricano gli oneri di questo mancato governo, sulla pelle dei lavoratori. E’ singolare che i provvedimenti della magistratura arrivino nel periodo di maggiori investimenti sui temi ambientali e proprio il giorno di sottoscrizione del protocollo d’intesa al Ministero dell’Ambiente che prevede oltre 300 milioni di interventi per l’ambientalizzazzione dell’area”. La Fim Cisl “chiede un intervento immediato perché tra la notifica dei provvedimenti e la loro esecutività sia scongiurata l’avvio della sospensione della attività industriale”, conclude il sindacalista.
La decisione del giudice per le indagini preliminari Patrizia Todisco di sequestrare l`impianto a caldo dell`Ilva di Taranto, senza facoltà d`uso a conclusione delle indagini della Procura per disastro ambientale a carico dei vertici dell`azienda siderurgica, è “il risultato di anni di politiche, soprattutto industriali, davvero irresponsabili. Esprimiamo la nostra più profonda preoccupazione per la situazione che si è venuta a creare a Taranto. Agli annosi e drammatici problemi ambientali e sanitari ora si aggiunge quello occupazionale. Si è finiti in un vicolo cieco da cui si rischia di uscire con soluzioni frettolose che non risolverebbero i problemi che hanno portato a questo sequestro”. E’ il commento di Stefano Ciafani, vice presidente nazionale di Legambiente. “Quanto sta accadendo a Taranto – aggiungono Francesco Tarantini e Lunetta Franco, rispettivamente presidente di Legambiente Puglia e di Legambiente Taranto – richiama alla mente il sequestro dell`impianto petrolchimico di Gela avvenuto 10 anni fa, risolto poi con un intervento normativo che, come un colpo di spugna, cancellò una serie di situazioni irrisolte lasciando che le cose rimanessero come erano prima del Decreto dell`allora ministro Altero Matteoli. Non vorremmo che accadesse la stessa cosa in Puglia”. Legambiente auspica ancora che il ministero dell`ambiente proceda velocemente al rilascio della nuova Aia, che deve essere molto più rigorosa e stringente della precedente, anche per rispondere, a questo punto, alle contestazioni alla base del sequestro dell`impianto. E l`azienda deve procedere velocemente, senza ulteriori arroganti contestazioni e insopportabili predite di tempo, alla messa in pratica degli interventi per far ripartire le produzioni in modo compatibile con l`ambiente e la salute dei cittadini e dei lavoratori. “Quello al lavoro è un diritto imprescindibile – concludono Tarantini e Franco – che non va scisso dal diritto alla salute. Entrambi devono muoversi su unico fil rouge basato sulla tutela dell`ambiente”.

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