Home
Il blog de IConfronti utilizza cookie di servizio e di analisi. Continuando la navigazione accetti l’uso di tali cookie. Più informazioni.
Tu sei qui: Home » Editoriali&Opinioni » La marcia sul Tribunale di un decadente esercito del tempo che fu

La marcia sul Tribunale di un decadente esercito del tempo che fu

La marcia sul Tribunale di un decadente esercito del tempo che fu
di Andrea Manzi

PROTESTA E MARCIA DEL PARLAMENTARI DEL PDL AL TRIBUNALE DI MILANO

A vederli marciare agli ordini del convitato di pietra assente giustificato per malattia certificata – Renato Brunetta e Domenico Scilipoti in testa, simboli felliniani di un impero di latta accartocciato nelle loro due smorfie tascabili – viene da interrogarsi sul fasto decadente del berlusconiano/petroniano crepuscolo che ci assedia: bambole gonfie, gitani mascherati, signore in guerra con la caducità di curve pericolosamente cadenti, uomini avidi e grassi come improbabili vitelli/eroi di un millennio (a destra) politicamente insulso. Non c’è nulla di più avvilente della decadenza dei fasti vuoti: è come se il sole si scomponesse in orli d’ombra o un paesaggio sprofondasse nelle sabbie mobili senza più riemergere (inghiottito dal fango sempiterno). Federico Fellini, se fosse stato presente ieri pomeriggio davanti al Tribunale di Milano, a filmare l’ultima picaresca trovata delle donne e degli uomini del Cavaliere in gita scolastica sotto il Palazzo di Giustizia (per loro incontrovertibile simbolo di ingiustizia e illiberalità perché indemoniata residenza degli indomiti fustigatori dei costumi di Silvio), avrebbe probabilmente tratto l’affresco dell’ultimo passaggio terreno di un potere costruito sulle babilonie, le abiezioni, le rovine dell’esistenza corrosa dal nulla. Lo avrebbe fatto, il maestro Fellini, con taglio onirico e metafore sospese: i percorsi regressivi vanno raccontati con lievità, saggezza, colta rarefazione, perché perversioni, animalità, solidarietà disperata tra vinti (un tempo unti dal loro signore) vellicano istinti, attirano solidarietà di confine, e sono pericolose oltre che sconce.
Stanchi, incanutiti e tristi, i manifestanti vegetavano ieri pomeriggio nei loro camici di ordinanza (Cicchitto è lì dalla prima repubblica, dalla prima P2, dalla prima era glaciale di Silvio imprenditore socialista-dipendente) e marciavano cascanti verso il palazzo fiabesco dei “giudici assatanati”. Gli hanno insegnato che il giudice è Lucifero e loro hanno creduto “per fede” all’assunto. Qualcuno avrebbe potuto spiegar loro che esiste una giustizia più temibile di questa, la giustizia di classe, quella che china il capo di fronte ai potenti, ma non varrebbe a nulla. Sono stati allevati con i distillati di odio dal loro padrone perseguitato, e furono scelti affinché gli credessero con apertura di cuore e senza opporre pensiero. Non sono cattivi, sono obnubilati e in qualche caso stupidi. Coraggio… Le oche di compagnia – qualcuna è “onorevolmente” oca – starnazzavano; l’oca-chioccia minacciava sfracelli nella sua Milano, per lei ancora da bere e forse avidamente bevuta (come il cervello). All’ombra della Modonnina non c’era il Campidoglio, ma sarebbe stato inutile ricordarlo all’oca giuliva incurante (e immemore) dello spazio e del tempo. Marciavano signore e signori di quest’esercito di quarta linea e ad ogni passo la loro foga politica si stemperava in spontanee, intense rappresentazioni circensi. Un urlo, un applauso, una strofetta di Mameli, poi altro battimano… Era il circo, che Brunetta dirigeva con impareggiabile phisique du role. Si sono mostrati improbabili, goffi, lontani dagli orizzonti lunghi e vasti che la gente invoca. La dicotomia giudice-inganno non regge più, peccato per loro, la città è rimasta indifferente alla loro parata di reduci e la marcia, nel pomeriggio meneghino che declinava, è apparsa sempre di più come un’onoranza funebre. Chissà se di questo passo le signore e i signori del Pdl andranno davvero in piazza a fine marzo: quell’happening potrebbe essere come le primarie di Alfano, appunto un sogno compresso sul cuscino.
I certificarti medici per ritardare un giudizio o chiedere un rinvio non si addicono a un leader, avrebbero dovuto dire a costoro magari evitando la faticosa marcetta. Sono mezzi da simil-leader, i certificati, strategia di mediocri alle corde. Ma ieri di politica c’era ben poco per strada, era piuttosto il rito penitenziale di un mondo sbiadito (e politicamente inutile, come la teoria possibile delle alleanze dimostra), la spettacolarizzazione di un “nonsense” che ha perduto anche la dignità estetica delle apparenze. Quando le donne le paghi o le fai deputato per tentare (o fingere) di averle…, beh anche l’arte povera e il pensiero debole di quella gente se ne vanno a far friggere e la finzione si gonfia come una mongolfiera che riempie il cielo…

P.S. The Day After della parodistica performance di Milano ha completato l’opera buffa: investito della questione persecuzione dei giudici al Cavaliere, per una richiesta condivisione, il capo dello Stato ha bacchettato i gitanti con un sonoro “non si fa, ora e mai più”. Anti-storici erano apparsi, ridicoli francamente sono diventati il giorno dopo (e ci dispiace per tanta umiliazione, che ha travolto anche le istituzioni di appartenenza di quel gruppo mesto e mediocre). È davvero Quaresima…

Informazioni sull'Autore

Numero di voci : 104

Commenti (4)

  • Silvia Siniscalchi

    Non si discute sulla decadenza della politica italiana e nemmeno sulla banalità dell’antipolitica e delle sue recenti, imbarazzanti espressioni. Però mi pare che la situazione attuale sia solo in parte frutto della [in]cultura “patinata” importata da Berlusconi, visto che il nostro sistema parlamentare ha cominciato a mostrare le sue crepe sin dalla nascita (ma su questo punto parla e parlerà la storia). Se si vuole poi sottolineare che la legge elettorale attuale dal 2005 è la principale “imputata” della inadeguatezza dei parlamentari eletti, resta il fatto che questa legge non è stata modificata né quando è andato al governo Prodi (dal 2006 al 2008) né quando ci è andato Monti (nel nov. 2011). Per rafforzare il ragionamento sulla impossibilità di attribuire al solo Berlusconi la responsabilità dell’attuale decadenza dell’Italia, poi, vorrei ricordare che i governi degli ultimi 20 anni (vedi http://www.governo.it/Governo/Governi/governi.html), oltre agli otto anni complessivi dei governi Berlusconi (10/05/1994-17/01/1995; 11/06/2001-23/04/2005; 23/04/2005-17/05/2006; 8/05/2008-16/11/2011), hanno visto per dodici anni alternarsi al potere Dini (17/01/1995-17/05/1996), Prodi (17/05/1996-21/10/1998; 17/05/2006-06/05/2008), D’Alema (21/10/1998-22/12/1999; 22/12/1999-25/04/2000), Amato (25/04/2000-11/06/2001) e, in ultimo, Monti, con buona pace di quelli che parlano di “ventennio” berlusconiano. Le responsabilità della decadenza politica italiana sono quindi ampiamente condivise da tutti gli schieramenti.
    Altrettanto decadente è l’esistenza di certi giudici partigiani e militanti, che è evidente. Le ragioni che li muovono a fare tutto il possibile per colpire e affondare determinati soggetti sono ideologiche e politiche. L’esistenza di magistrati militanti (per lo più iscritti alla corrente di Magistratura Democratica, schierata a sinistra) non è una novità: dal “resistere resistere resistere” di Saverio Borrelli alle intemperanze di Ilda Boccassini ai gesti di deliberata provocazione rivolti a Berlusconi (dagli avvisi di garanzia “pubblici” alle convocazioni in aula nei giorni dei lavori parlamentari o degli impegni istituzionali alla pubblicazione delle intercettazioni, alla visita fiscale in ospedale ecc. ecc.), alla pesante condanna inflitta a lui e al fratello Paolo per la pubblicazione delle intercettazioni riguardanti Fassino, che ne rappresenta una prova recente e clamorosa. Nessun altro in Italia è stato condannato per questo reato e di intercettazioni pubblicate a danno di Berlusconi, nel recente passato, ce ne sono state centinaia. Non mi pare di avere sentito oggi alzarsi la voce dei giornalisti che, qualche anno fa, protestavano contro la possibilità di limitare la pubblicazione delle intercettazioni, parlando di “attentato alla libertà di stampa”, né li ho visti scendere in piazza per manifestare dissenso, come allora. Diciamo allora che in Italia quando le intercettazioni riguardano Berlusconi si possono pubblicare, diversamente no e la legge, molto giustamente, interviene per condannare i responsabili. Se questo episodio non è un esempio clamoroso di partigianeria giudiziaria vorrei sapere a che punto si dovrebbe arrivare per definirla tale: forse alla pena di morte? Ripeto, dunque: non si discute della colpevolezza o innocenza di Berlusconi imputato, ma del fatto che si usino due pesi e due misure nell’applicare la legge nei suoi riguardi. Resta quindi il problema, gravissimo, dei magistrati politicizzati che abusano del proprio ruolo e strumentalizzano la propria funzione. Si tratta di una minoranza, ma di una minoranza che fa molto rumore e molto danno, perché getta discredito su tutta la categoria. A tale riguardo, non a caso è intervenuto anche il presidente Napolitano, invitando tutti alla moderazione; Luigi La Spina su La Stampa di ieri ha scritto della solitudine del presidente, attaccato dai suoi tradizionali sostenitori di sinistra perché “ha osato” invocare il rispetto reciproco delle istituzioni, difendendo il diritto e invitando alla moderazione la classe politica e una parte della magistratura. Entrambi, infatti, scrive La Spina, “non si rendono conto, forse, delle conseguenze di atteggiamenti esasperatamente volti a quella vittoria di parte che oggi, in Italia, non è possibile” (http://www.lastampa.it/2013/03/13/cultura/opinioni/editoriali/il-voto-bis-e-la-solitudine-del-presidente-vwhMHzFCRO8ECow9NGqd8H/pagina.html).
    La soluzione?
    Il lodo Alfano costituiva una possibile via d’uscita da questo stato di dannosa impasse. Una soluzione ragionevole, visto che non costituiva il salvataggio di Berlusconi, ma una temporanea sospensione dei processi a suo carico, senza possibilità che venissero strumentalmente impiegati per impedirgli di fare politica né che venissero prescritti, ma solo rimandati. Mi pare di ricordare, però, che la Corte Costituzionale abbia poi rigettato il lodo, suscitando ulteriori polemiche e dubbi sulle ragioni reali dei giudici. Infatti, anche qui, molti di loro erano di sinistra.
    La domanda che pongo allora io è la seguente: chi ha e ha avuto ampio interesse a mantenere aperto il conflitto tra giudici e politica, continuando a far pendere sulla testa del capo di uno dei partiti politici italiani una serie di imputazioni e processi che, da oramai vent’anni, lo stanno inseguendo? E chi, pensando di profittarne, non ha invece fatto altro che un autogoal dopo l’altro?
    A voi la risposta.

    Rispondi
  • roberto lombardi

    Da lunedì scorso e fino a domenica prossima, Marcello Veneziani conduce su Rai Radio 3 la rassegna stampa del mattino e il filo diretto con gli ascoltatori. In appena tre giorni ha trasformato questa trasmissione nella succursale dello studio degli avvocati difensori del signor Silvio Berlusconi. Le cronache di questi giorni, il denso articolo di commento del direttore de I Confronti e le interessanti repliche che sono seguite, dimostrano che l’ex premier è elemento di divisione nel paese e con tutta probabilità continuerà a rappresentare un elemento di spaccatura. Fino a dove arriverà quasta pericolosa escalation? Dobbiamo aspettarci un epilogo come quello immaginato da Nanni Moretti nel suo profetico film Il caimano? Pongo dunque due domande: perché dei giudici si sarebbero accaniti, da venti anni a questa parte, contro Silvio Berlusconi? Qual è la proposta, dettagliata e concreta, per uscire dall’impasse? In particolare, se su un piatto della bilancia mettiamo il “rilascio dell’ostaggio dei giudici rossi”, sull’altro piatto cosa mette la controparte? Si tratta di due domande semplici ma derimenti. La mia personale opinione è che l’anomalia Berlusconi sta tutta nella circostanza che per la prima volta nella storia del nostro paese, un imprenditore con un ramificato conflitto di interessi si è trovato alla guida del paese che ha inteso condurre così come aveva fatto con le proprie aziende, utilizzando metodi che cozzano con le procedure democratiche e hanno più a che fare con la pirateria (concessa in consigli di amministrazione di aziende arrembanti). I suoi continui e replicati comportamenti hanno obbligato la magistratura a intervenire a più riprese, e lui, scambiando il suo saper fare (ghe pensi mi) con le prassi parlamentari, si è trovato a più riprese a cozzare con le procedure della democrazia e del confronto fra istituzioni (che per altro mal digerisce, vedendole come un ostacolo alla sua troppo disinvolta capacità di azione). Dunque ripropongo le mie domande: perché la magistratura ce l’ha con Berlusconi e come si esce da questa situazione?
    Roberto Lombardi

    Rispondi
  • Silvia Siniscalchi

    Che uomini e donne del PDL non siano tutti all’altezza della situazione non lo si può negare, così come il fatto che la marcia simbolica verso il Tribunale di Milano si sia risolta in un circo mediatico (data la scarsa autorevolezza di chi vi ha partecipato, fatta eccezione per alcuni degli esponenti più credibili del PDL, tra cui Angelino Alfano), come era del resto facile prevedere (tant’è che lo stesso Berlusconi si era detto contrario all’iniziativa).
    Ma neppure si può mettere da parte l’evidente, manifesto e, in alcune circostanze, ridicolo accanimento giudiziario contro Silvio Berlusconi, portato avanti da certi esponenti della magistratura che di rosso non hanno solo i capelli. Si tratta di un modus operandi assolutamente privo dei requisiti di equità e serenità che una corte di giustizia dovrebbe garantire agli imputati dei procedimenti giudiziari. Qui non si tratta di negare o meno gli eventuali reati di Silvio Berlusconi, ma di constatare che esiste un accanimento partigiano e mirato di certi magistrati che da ormai vent’anni travalicano l’ambito processuale e puntano a screditare lui e il partito politico che ha fondato. Le procedure messe in campo a riguardo partono dal famoso avviso di garanzia inviatogli a Napoli nel 1994, durante la Conferenza del G7 da lui presieduta, al solo scopo di screditarne l’immagine politica e pubblica. E a questa prima clamorosa “dichiarazione di guerra” hanno fatto seguito in questi anni non solo altre inchieste giudiziarie aperte contro di lui (spesso con espedienti discutibili), ma una ripetuta, costante, illecita divulgazione mediatica dei contenuti di atti processuali e intercettazioni telefoniche coperte dal segreto istruttorio di cui solo i giudici sarebbero dovuti essere a conoscenza. Fa quindi un certo effetto sapere che Berlusconi, dopo avere subito per vent’anni le conseguenze della divulgazione illecita di intercettazioni riguardanti lui, è stato condannato per la divulgazione di intercettazioni telefoniche riguardanti il caso Telekom-Serbia pubblicate su “Il Giornale” (diretto dal fratello Paolo), lesive della onorabilità di alcuni esponenti del PD coinvolti nella faccenda (in primis Fassino) e di cui il premier, dicono i giudici, non poteva non essere a conoscenza. Fa un certo effetto, si rimarcava, perché non risulta vi sia stata alcuna inchiesta o condanna per la divulgazione delle intercettazioni lesive della onorabilità del Cavaliere. I suoi detrattori dicono, come ovvio, che egli non avrebbe alcuna onorabilità, per definizione. Ma poiché i procedimenti giudiziari devono fondarsi non sugli assiomi bensì sulla dimostrazione della verità giuridica, conviene forse ricordare che l’Art. 3 della nostra Costituzione recita che tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali. E, sarebbe il caso di aggiungere, neppure se si chiamano Silvio Berlusconi. Per cui non sembra che la vicenda giudiziaria che vede coinvolto quest’ultimo costituirà una bella pagina nella storia della giustizia e del giornalismo italiani, pur volendo tener conto di tutte le ombre che gravano sull’uomo. E, per paradosso, l’ansia giacobina di volere a tutti i costi “giustiziare” l’imputato Berlusconi si traduce ormai da vent’anni nella sua assoluzione da parte di una pubblica opinione che continua a sostenerlo, non perché cretinamente imbonita dalle sue televisioni (come si vorrebbe far credere), ma perché evidentemente attenta osservatrice degli avvenimenti che lo vedono protagonista, nonché degli ipocriti e fasulli atteggiamenti dei suoi principali accusatori. In questo caso, dunque, l’eccesso di giustizia si traduce da anni in un boomerang per la sinistra e i suoi giudici militanti, senza che però questi ultimi si decidano ad abbassare il livello dello scontro. Si tratta di una strategia non solo fallimentare ma iniqua, che finisce con il rafforzare i ragionamenti di chi, in buona o cattiva fede, mette in dubbio la legittimità dell’azione di tutta la magistratura italiana che invece, per la maggior parte, è composta da professionisti dediti al proprio lavoro con serietà e imparzialità.
    Giusto dunque stigmatizzare i cortei circensi del PDL, ma altrettanto giusto non dimenticare o sottacere il clima esasperato da cui sono stati generati.

    Rispondi
    • Andrea Manzi

      Il clima esasperato (ammesso che il centrodestra sia vittima di tale esasperazione) non giustifica il declassamento della politica ad un rissa da cortile. La Destra è un’esperienza politica storicamente molto più seria delle imitazioni adultere e interessate dei nostri giorni: il movimento di Berlusconi si è rivelato purtroppo come il travestimento di un lobby personale che non ha nulla a che fare con la politica. Non c’entra nemmeno l’anti-politica in questa triste storia; l’anti-politica è infatti una espressione banalizzata della politica; il movimento berlusconiano è del tutto impolitico, fuori cioè da ogni logica di partecipazione… E per poter ottenere una presenza nel Palazzo ha dovuto selezionare e far eleggere, parlando alla pancia del paese, una classe politica subordinata (in ogni senso) che, in cambio della tutela di qualche interesse particolare, assicura il voto e la fedeltà al capo. Il 70 % degli italiani lo ha capito, la favola dei giudici politicizzati perciò non regge più e il racconto del clima poco sereno è soltanto una lettura capovolta della storia, artatamente veicolata da quanti per il caudillo pretenderebbero impunità e salvacondotti.

      Rispondi

Lascia un Commento

© 2012 iConfronti-inserto di Salernosera (Aut. n. 26 del 28/11/2011). Direttore: Andrea Manzi. Contatti: info@iconfronti.it

Scroll in alto