La memoria che non c’è

La memoria che non c’è
di Rino Mele

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munch_l'urlo

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A un insetto un bambino buono
strappa le sei zampe, le ali, le antenne,
svelle, resta dell’insetto
lo stupore, la calce di un vivo dolore,
muto. Poi, il bambino
va a lavarsi le mani, mette il grembiule
nuovo, a scuola sulla lavagna
scrive la parola “angeli” che disegna
con grandi ali (ne hanno quattro
le libellule e vi traspare l’aria).
Nei campi di concentramento, superato il cancello,
perdevi la memoria, vedevi chi
ti uccideva, lo guardavi scavare nel tuo
corpo per toglierne la vita, ma
non sapevi il suo nome, né più il tuo.
A Birkenau il cancello era aperto, il filo
spinato attraversato dalla corrente,
sembrava azzurra quella cosa che ripeteva
la morte, tra il deserto e la pietra.
Potevi solo entrare, non aveva fine
quel portare il peso di un corpo che era
il tuo, come non ti appartenesse più.
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redazioneIconfronti

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