La memoria tradita

La memoria tradita
di Pasquale De Cristofaro
Il regista Pasquale De Cristofaro
Il regista Pasquale De Cristofaro

Ci avviciniamo velocemente al 27 gennaio, “giorno della memoria”, in cui si ricorda l’eccidio feroce degli ebrei ad opera dei nazisti e molte saranno le cerimonie che tenteranno di mantenere viva dentro ognuno di noi la barbarie e la violenza che sconvolsero il cuore stesso della “nobile Europa” appena alcuni decenni fa. Saranno cerimonie autentiche, tante; alcune, sicuramente e purtroppo, cederanno alla retorica e pagheranno un triste tributo ai riti stantii del “politicamente corretto”. Noi riteniamo che, nonostante questo rischio fosse molto elevato, è bene testimoniare e far conoscere alle nuove generazioni ciò che quella strage ha assunto per le nostre coscienze. Detto questo, è sempre più opportuno mettere l’accento anche sulla “memoria” più in generale, visto che stiamo precipitando verso tempi smemorati dove l’oblio è una malattia ormai epidemica. Fatte salve le dovute differenze con questa tragica esperienza, oggi ci si dimentica volentieri di tutto. In tutti i campi del vivere civile si preferisce cancellare tutto quello che potrebbe dar fastidio al nostro patologico narcisismo. Ognuno di noi vuole sempre più vivere nel presente, nella luce abbagliante quanto effimera di un istante. Abbiamo forse troppa paura di ciò che siamo stati e di ciò che saremo. Anche Luigi Pirandello aveva paura del silenzio e della solitudine; pensava che  quello fosse il momento in cui si affacciano i nostri più terribili fantasmi interiori. Meglio, quindi, la confusione, la folla, il frenetico presente che tutto inghiotte, fagocita e dimentica. Andy Warhol aveva profetizzato che nella nostra epoca ognuno avrebbe avuto il suo “quarto d’ora di notorietà”. In realtà basta molto meno, anche un minuto solo. E per quel minuto di notorietà saremmo disposti a tutto; anche ai crimini più odiosi. Dino Desiata, regista teatrale di un qualche valore (pochi sono sicuro lo ricorderanno; qui a Salerno presentò al Capitol un bellissimo “Soldato Schweyk “ adattamento di Bertolt Brecht , col mitico  “Gruppo della Rocca”, protagonista Bob Marchese) mi confidò circa trent’anni fa che il teatro non aveva più alcuna forza semplicemente perché non andava in televisione. Aveva perfettamente ragione. Il teatro e i suoi attori seppur validissimi professionisti, semplicemente non esistono se non passano per quell’elettrodomestico che “religiosamente ci mettiamo in casa e che veneriamo come se fosse l’unica e più autentica verità”. Mala tempora currunt!

P.S.  A proposito di “memoria”, quasi dimenticavo: mi è stato riferito (sotto voce) che ultimamente un dirigente scolastico leggendo e valutando dei curriculum vitae ha ritenuto più importante una “posa” (comparsata) al programma seriale “Un posto al sole” che un’intera esistenza passata nel teatro vero e che conta. E poi, non si capisce perché l’Italia è agli ultimi posti in Europa? Se questa è la nostra classe dirigente c’è veramente poco da stare allegri.

(I Confronti per Cronache del Salernitano)

redazioneIconfronti

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