Mer. Giu 19th, 2019

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La metà degli istituti scolastici italiani è a rischio terremoto

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Quasi la metà delle scuole pubbliche - 22.858 su circa 42.000 - sono state identificate dal ministero delle Infrastrutture e dalla Protezione Civile come vulnerabili da eventi sismici e quindi da verificare.

Quasi la metà delle scuole pubbliche – 22.858 su circa 42.000 – sono state identificate dal ministero delle Infrastrutture e dalla Protezione Civile come vulnerabili da eventi sismici e quindi da verificare. Nei fatti, però, dopo tre terremoti e dieci anni di leggi, provvedimenti e stanziamenti di fondi, meno di una su dieci è stata davvero ispezionata. È quanto sostiene la rivista Wired. Otto milioni di studenti italiani stanno per tornare in classe «ma, dopo i terremoti in Emilia e a dieci anni dalla tragedia di San Giuliano di Puglia (nella foto le macere della scuola), ancora non conosciamo il rischio sismico del 90% dei nostri edifici scolastici» afferma l’autore, parlando di «lacuna inquietante». A dieci anni dalla tragedia di San Giuliano di Puglia, dove sotto le macerie della Francesco Jovine morirono 27 bambini e un’insegnante, e nonostante i quasi quattro miliardi di euro complessivamente stanziati dal governo, queste informazioni non sono disponibili a genitori e studenti, se non in pochissimi casi. Il problema è che i Comuni (proprietari di scuole materne, elementari e medie) e le Province (a cui fanno capo le superiori) non usano un unico standard per la raccolta dei dati. Il risultato è un patchwork di dati regionali spesso impossibili da confrontare, e che il Ministero dell’Istruzione per ora non divulga, nemmeno dietro le ripetute richieste di Wired. Conoscere gli indici di rischio può fare la differenza, perché mette i cittadini in condizione di esigere dai propri enti locali il rispetto di leggi e normative. Il prossimo 31 ottobre sarà il decennale della strage di San Giuliano: le sentenze definitive del 2010 indicano che è proprio il non rispetto della sicurezza dell’edificio ad aver causato il crollo. Per quella data, la miglior commemorazione sarebbe la pubblicazione da parte del Ministero di tutte le verifiche compiute e di quello che ancora c’è da fare. Perché nelle scuole si costruisce il futuro. E un futuro migliore va costruito su sicurezza e trasparenza». Il ministero respinge al mittente le accuse. «Politica di questo ministro – afferma l’ufficio stampa del dicastero – è l’assoluta trasparenza e l’accessibilità ad atti, numeri e dati in possesso dell’amministrazione. Escludiamo nella maniera più assoluta di aver negato dati in nostro possesso a Wired o a qualsiasi altra pubblicazione piccola, grande, grandissima o piccolissima che sia. Evidentemente quei dati non erano in nostro possesso».

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