La misericordia non conosce confini

La misericordia non conosce confini
di Michele Santangelo

opere2bdi2bmisericordia252c2bscuola2bveneta252c2binizio2b2527600252c2bbassanoUna domenica particolare, anche questa terza, ricadente nel tempo di Natale e che la liturgia della chiesa cattolica ha scelto per celebrare il Battesimo di Gesù; è anche la domenica con la quale si chiude il tempo natalizio, un tempo che, al di là dei regali, dei botti, pochi per la verità – per via delle proibizioni legate agli attentati Jihadisti – le luci più o meno d’artista in qualche città, che insieme alla grande curiosità hanno provocato anche tanta confusione, avrebbe dovuto significare anche una ventata di serenità, di voglia di pace, di apertura agli altri, di esaltazione dei sentimenti di affetto, di amicizia, di generosità e di tutti quei valori che per secoli si sono tramandati intorno alla nascita di questo bambino particolare, celebrato come Figlio di Dio, annunciato per secoli, prima che Lui giungesse sulla terra, come salvatore dell’umanità, come l’Emmanuele, Dio con noi, eppure così umano, così vicino all’esperienza di vita quotidiana di tutti. Quanti hanno percepito nel Natale del Signore questo significato più profondo? È difficile dare una risposta statistica. Ciascuno dovrebbe rispondere nell’intimo della propria coscienza e, purtroppo, solo per sé. Anche perché se il tempo natalizio in molti ha generato questi sentimenti, si tratta di realtà che non fanno chiasso, né si manifestano col frastuono; scendono come un balsamo nell’animo, ti fanno sentire riconciliato con Dio, con te stesso, con i fratelli, con il mondo, una situazione che papa Francesco ha sintetizzato in una parola: Misericordia. Per ricordarlo a tutti gli uomini questo sentimento, che è innanzi tutto proprio di Dio che è Padre, ha voluto quest’Anno Santo particolare, chiedendo a tutti i cristiani di essere innanzi tutto testimoni di Misericordia: “misericordiosi come il Padre”. Eppure, il suo pressante invito non sembra essere ascoltato. In tante parti del mondo le armi non hanno taciuto, si è continuato ad uccidere, si è continuato a morire di fame; mentre in molti altri posti si è inneggiato all’opulenza, tanti hanno continuato a fuggire dalla dittatura e dalla miseria, e tra questi molti hanno solo raggiunto prima la morte, anziché la liberazione. Il Battesimo di Gesù, festa antica nella Chiesa cattolica quasi quanto la Pasqua, se da un lato rappresenta per l’evangelista l’occasione per raccontare come avvenne l’autenticazione da parte di Dio Padre di Gesù come suo figlio e come suo inviato in mezzo agli uomini per riconsegnare l’umanità al suo amore del Padre, dall’altra contiene l’indicazione ad essa della strada da seguire per ricongiungersi a Lui: “Tu sei il Figlio mio, l’amato: in te ho posto il mio compiacimento”. L’evangelista Matteo aggiunge: “Ascoltatelo” imprimendosi nella mente e nel cuore le sue parole che non sono mai elucubrazioni più o meno dotte ma semplici, fatte per scavare nel profondo delle coscienze indipendentemente dal grado di cultura di chi l’ascolta e soprattutto lasciandosi conquistare dalle sue azioni concrete. Gesù inizia il suo ministero condividendo in pieno le condizioni di un’umanità che accorre nelle acque del Giordano per ricevere dal Battista un battesimo di penitenza per far capire che il cammino di conversione è quello che ci fa comprendere i tanti segni della tenerezza che Dio offre al mondo perché l’uomo gusti la bellezza di essere perdonato e sentirsi amato da Dio. Con questa coscienza, non vi potrà più essere posto per l’odio, per la violenza, per l’egoismo e per rivalità di qualunque tipo e di qualunque origine. La Misericordia non conosce confini di sorta. Gesù nel Giordano, fattosi uomo tra gli uomini, viene riconosciuto dal Padre davanti a tutti, come Suo Figlio prediletto, “primogenito di una moltitudine di fratelli che Dio vuole chiamare figli”. (S. Paolo)

 

redazioneIconfronti

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *