La “mistica” febbre erotica dei preti gay

La “mistica” febbre erotica dei preti gay

Con questo articolo, il giornalista e storico Carmelo Currò inizia la sua collaborazione a IConfronti, con interventi che sveleranno gli aspetti meno noti, e spesso “inconfessabili”, di personaggi, luoghi e situazioni della nostra storia contemporanea e moderna, soprattutto con riferimento alla Campania e al Mezzogiorno.

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di Carmelo Currò

“Dieci, venti richieste di amicizia al giorno da quando sono entrato a far parte di facebook. Gente mai vista o conosciuta mi clicca e mi scrive di tutto”. Don Riccardo lo chiameremo, questo giovane sacerdote di una diocesi meridionale. Bello, alto, simpatico, gay, confessa che non legge molto, è attirato dal misticismo, va in pellegrinaggio a Medjugorie, è tra i pochi confratelli ad essere rispettoso col vescovo.

Un bravo ragazzo davvero: presente con i parrocchiani, confessa, prega e conforta quelli che hanno bisogno di una parola buona. Il suo telefonino squilla centinaia di volte al giorno, fra chiamate e messaggi; la sera partecipa a pranzi e pizze che organizzano gli amici. Una bella vita, insomma.
“Col sesso sono cervellotico. Lo faccio mentalmente. Non sono come quelli che ogni paio di mesi si organizzano in auto e vanno a Roma a farne per due giorni di seguito. E non mi va di corrispondere con persone che parlano troppo esplicitamente”. Sei bello, mi piaci, perché non mi vieni a trovare, vorrei conoscerti, sono le frasi più gettonate dai suoi potenziali ammiratori, laici maschi ma specialmente ecclesiastici che con insistenza gli inviano messaggi. Un professionista lucano gli ha mandato una poesia. Ovviamente un professionista sposato. “Gli sposati sono i peggiori. Devono sopportare notte e giorno una donna spesso scelta per copertura e con cui avere un rapporto sessuale è una tortura”.
“Fra i preti ci sono quelli che preferiscono i maturi e altri che hanno un debole per i ragazzi”. Ma esistono tanti rumors sui confratelli. Don Riccardo mi dice che un prete amico in estate ha visto su facebook un film di sesso estremo e poi ha scordato di cancellare la notizia, per cui tutti hanno potuto leggerla sulla schermata delle attività. E non ha nemmeno risposto a un sacerdote che in seminario gli aveva fatto avancés pesanti e che qualche mese fa si era ricordato di lui. Di carezza in carezza si va lontano. Fino allo scambio di baci e gomme da masticare usate, come pretendeva dai giovani il prete dell’hinterland napoletano nascostamente filmato dalle Iene.
Le carezze e le imposizioni delle mani accompagnano sempre il contatto spirituale con l’altro. Era noto trent’anni fa un monaco che gestiva una sorta di santuario meridionale dove ancora accorrono migliaia di fedeli. Il monaco-santone si diceva capace di riconoscere chi era accerchiato dal diavolo. Per le zitelle deluse però andavano bene gli antidepressivi; alle mogli mature consigliava acqua santa e sale benedetto da mescolare quotidianamente nella pentola della pasta dei mariti nervosi. Immancabilmente, i ragazzini avevano invece bisogno dell’applicazione delle sue mani sante sul loro torso nudo. Non era l’unico. Un altro famoso parroco meridionale, fra una visione e una levitazione (ma non si riuscì a trovare alcun testimone dei prodigi), riteneva necessario stendere le mani sul corpo degli adolescenti maschi per trarne lo spirito maligno.
Gesù, i matrimoni mistici e le guarigioni hanno sempre costituito l’espediente per imporre le proprie scostumatezze a masse ignoranti e in buona fede. In una località cilentana, negli anni ’30 del Novecento il parroco aveva fatto credere che era dovere sacro per le ragazze avere periodicamente rapporti sessuali con lui. Il fenomeno aveva prodromi antichi. Nella Sicilia di fine Seicento, furono noti i processi che rivelarono al pubblico sconcertato i contatti carnali di alcuni “mistici” francescani e agostiniani. Frati che in nome di Dio, anche loro fra estasi e levitazioni, avevano rapporti carnali con ragazzi e suore, fingendo matrimoni spirituali con Gesù e la Madonna che andavano poi consumati in loro nome “come si richiedesse il suo appetito”. I frati Apollonio, Celestino, Celidonio, Posidonio, con molti altri, usavano conventi, chiese e case di devoti per alternare preghiere, “toccamenti” e congiungimenti. Ci pensò la Santa Inquisizione a porre rimedio a decenni di scandali (ne parlano R.Canosa e I.Colonnello in L’ultima eresia, Palermo 1986). E ora chi lo farà?

redazioneIconfronti

Un pensiero su “La “mistica” febbre erotica dei preti gay

  1. molto interessante, l’articolo apre scorci inusuali con tocco leggero e non volgare. sarebbero da ripensare integralmente il rapporto dei consacrati con la carnalità e la mistica nella religione cristiano-cattolica, a torto considerata una forma di rifiuto spirituale verso la materialità. la mistica è invece un’esperienza di carnalità eccedente, che oltrepassa le consuetudini sessuali e il senso stesso dell’esperienza sensibile. troppi scritti di mistici sono stati epurati a discapito della comprensione di un fenomeno complesso, nonostante i richiami espliciti alla partecipazione di tutto il corpo (talvolta raffigurato in dipinti e statue come trapassato, infilzato da lance di fuoco) nei suoi palpiti e sommovimenti, nelle sue trasformazioni, durante l’incontro con l’Altro. questo ovviamente è il lato ‘nobile’ della questione, ben altra faccenda è la volgare manipolazione dei fedeli ad opera di personaggi fragili e meschini.

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