Ven. Ago 23rd, 2019

I Confronti

Inserto di SalernoSera

La modestia è dei grandi

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di Pasquale De Cristofaro
di Pasquale De Cristofaro
Il regista Pasquale De Cristofaro
Il regista Pasquale De Cristofaro

Quanto sia difficile fare storia del teatro è cosa risaputa. Certo, oltre ai copioni, alle foto di scena, agli articoli e saggi nel merito, oggi giorno ci sono i tanti video di spettacoli che possono costituire una base documentaria di non poco conto. Eppure, dello spettacolo vero e proprio e della interpretazione degli attori, in realtà, non resta più nulla. Tra i documenti possibili, oltre alle memorie dei vari protagonisti (attori, drammaturghi e registi), restano in una posizione molto marginale anche gli aneddoti. L’anneddotica è, in verità, copiosa nel mondo del teatro e dello spettacolo e va trattata con molta prudenza. Pur tuttavia, a volte, costituisce l’unica possibilità per capire alcune cose che altrimenti sfuggirebbero per sempre. Il grande storico del teatro, Cesare Molinari, per esempio, riportando un celebre episodio accorso a Memo Benassi nella sua celeberrima biografia della Duse di qualche anno fa, scrive sulla crisi del grande attore in un tempo in cui anche in Italia si sta affermando con decisione il fenomeno della “regia”: “ Solo Memo Benassi seppe ritrovarne il senso, e l’aneddoto che vuole abbia risposto a un irriverente lazo del loggione (a Venezia) con un fiero ‘checca si, ma grande attore!’ è anche l’affermazione di un legame di continuità fra lui e quella tradizione”. Questo episodio tra noi teatranti è abbastanza noto; ricordo che a riferirmelo fu molti anni fa Ernesto Calindri col quale ho avuto un breve periodo di frequentazione. Cosa ci dice di interessante questo aneddoto, oltre alla fierezza di Benassi di fare pubblicamente chiarezza sulla sua identità sessuale, in un tempo ancora poco propenso a tali dichiarazioni? Ci dice quanto Benassi tenesse a marcare la sua distanza dal teatro di regia ribadendo con forza la sua appartenenza alla tradizione grande attorica. Ma a guardar bene, tutto questo non basta e, anzi, rischia di essere addirittura fuorviante e non farci capire nulla della vera portata della sua poetica. La Ristori e Zacconi (modelli indiscussi del grande attore ottocentesco), infatti , erano convinti di “vivere” il personaggio e non di “recitarlo”. Benassi, invece, scrive: che è “(…) dovere dell’attore «spiegare» e «raccontare» il personaggio al pubblico. Se la sua strategia è, dunque, di raccontare più che vivere il personaggio è intuibile facilmente che con lui entriamo di forza nel campo di una poetica antinaturalistica che consuona con molta più plausibilità con le teorie antinaturalistiche di Brecht, per esempio. Attraverso il personaggio, allora, Benassi porta in scena se stesso e i suoi tormenti esistenziali, oltre ad una perenne insoddisfazione verso il teatro che ha accettato per profitto di piegarsi ad uno stupido conformismo dilagante. Ecco, allora, che Benassi è si, l’ultimo grande attore ma, anche, il primo tra i nuovi attori-artifex, secondo la ben nota definizione di Carmelo Bene. Tra lui e Carmelo c’è però una differenza non da poco. Benassi, a differenza del suo grandissimo erede, avrà ancora bisogno del testo. Con l’umiltà tipica dei grandi (la modestia, invece, è filistea) egli era convinto che poteva solo dire le parole degli altri. Con questa lezione d’umiltà mi piace concludere questa mia breve riflessione sulla storia degli attori che più mi hanno condizionato.

In copertina, l’attore Carmelo Bene

1 thought on “La modestia è dei grandi

  1. Parole sacrosante: Memo Benassi attore inarrivabile.
    Condivido questa analisi intelligente e di grande rilievo artistico che denota competenza e grande rispetto verso un attore che ha saputo illustrare l’Italia nel mondo in maniera esemplare.
    Ma, soprattutto, una analisi che spazza via tanti luoghi comuni e valutazioni semplicistiche che non hanno mai reso giustizia alla bravura ed talento del piu’ grande attore Italiano.

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