La moglie di Bidognetti ordinò un omicidio per un sorpasso

I carabinieri del nucleo investigativo di Caserta hanno eseguito tre ordinanze di custodia cautelare in carcere nei confronti di esponenti del clan dei Casalesi accusati di omicidio. Giovanni Letizia, 30 anni, Nicola Verolla, 66 anni, e Gaetano Pagano, 60 anni. I tre, secondo cinque collaboratori di giustizia, hanno organizzato l’assassinio di Antonio Petito, un giovane ventenne incensurato ed estraneo all’ambiente criminale, ucciso l’8 febbraio del 2002 a Casal di Principe per un litigio per motivi di viabilità con il figlio del boss Francesco Bidognetti, Gianluca, all’epoca 13enne. Petito si trovava in auto nei pressi della sua abitazione a Villa Literno quando la sua vettura venne affiancata da un’Audi A6 condotta da Giovanni Letizia con a lato Luigi Grassia e Luigi Guida. Per il pm Annamaria Lucchetta, fu Guida a esplodere 16 colpi di pistola in maniera ravvicinata; una esecuzione, ma all’epoca dei fatti le indagini non giunsero mai a una conclusione. Sono state le dichiarazioni di Emilio Di Caterino, Luigi Guida, Luigi Grassia, Massimo Iovine e Anna Carrino a raccontare che Gianluca Bidognetti riferì alla madre che Petito aveva rischiato di investirlo per un sorpasso. La donna contattò il reggente del gruppo, Luigi Guida detto “o’drink”, che organizzò l’agguato nonostante pareri discordanti tra gli affiliati che volevano solo avvicinare il giovane e impaurirlo, essendo estraneo alle logiche criminali. Prevalse la scelta dell’omicidio e il ragazzo fu ucciso.

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