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La morale del Cavaliere? Ci gestisce chi detiene il nostro debito

La morale del Cavaliere? Ci gestisce chi detiene il nostro debito
di Alfonso Liguori

Foto: corriereinformazione.it

La ricomparsa sulla scena politica di Silvio Berlusconi dopo la sentenza sui diritti tv Mediaset ha ovviamente riempito le aperture di giornali e telegiornali, nonché animato il dibattito politico sui futuri scenari che da questa repentina retromarcia, rispetto alle dichiarazioni di abbandono della politica di tre giorni prima, si possono determinare.
Molte parole spese sulla questione “primarie del PDL”, tantissime sul timore che il Cav. possa staccare la spina al governo Monti, cosa oltre tutto auspicata dai più all’interno del suo stesso partito; poca attenzione, invece, ad una questione fondamentale che finalmente l’ex premier ha spiegata con chiarezza: è stato costretto a dimettersi per volontà dell’Unione Europea, visto che egli si rifiutava di aderire in toto alle indicazioni che arrivavano dalla ormai famosa lettera della BCE, e l’arma del ricatto è stata l’innalzamento dello spread. Dunque il motivo era tutto politico-economico.
Naturalmente, come è nelle sue tecniche comunicative che ormai ben conosciamo, Berlusconi, come un esperto “cuntista”, ha bisogno di incarnare il male in una figura in carne ed ossa, onde poterla nettamente additare al suo pubblico in una sorta di teatralizzazione del racconto. Stavolta è toccato alla Merkel. Ma del discorso si evinceva che l’uomo di Arcore sa bene che il problema è più ampio, ed anche più drammatico, e i suoi riferimenti al Giappone e alla questione della sovranità monetaria non erano casuali.
La voce, spesso, gli tremava, il gesto era trattenuto, la scelta delle parole pesata e la sicurezza minore di quanto siamo abituati a conoscerla. Berlusconi sa che sta toccando temi che sono tabù, e in qualche modo mostra di temere quegli stessi apparati che lo hanno già destabilizzato. Non c’era riuscita l’opposizione politica, esterna e interna al suo partito, non c’era riuscita la magistratura, né l’opinione pubblica con i giudizi morali sui vari scandali, ma c’era riuscito “lo spread”!
In Italia, tranne che sulla rete e pochissimi altri organi di informazione, pare sia vietato parlare male di Mario Monti. Riprova ne sia la scarsa attenzione rivolta prima e dopo a una grande manifestazione come il “No Monti Day”. Riprova ne sia che non ostante tutti i dati siano assolutamente negativi e le prospettive future disastrose, il mantra che sentiamo ripetere è quello dei “meriti di Mario Monti” (quali, speriamo che un giorno ce lo spieghino). Riprova può essere che un paio di giorni dopo che Berlusconi aveva comunicato la sua decisione di tornare in pista, in una conferenza stampa al veleno nella quale aveva messo in discussione Euro e trattati europei, posizione della Germania in Europa, nonché le politiche economiche dell’Unione, come una bomba ad orologeria era venuta fuori una presunta lettera di Valter Lavitola indirizzata all’ex premier, conservata nel computer dell’ex direttore dell’Avanti, datata marzo 2011, e che non abbiamo mai saputo se sia stata recapitata o no. Sarò il solito allegro complottista, ma mi suonava tanto di “avvertimento”.
Ma il Cavaliere, con molte macchie e un po’ di paura, raccatta il coraggio a quattro mani e va fino in fondo: Monti è mandatario di Merkel e BCE!
Poi le solite cose sui giudici e sulla giustizia che ormai conosciamo a memoria
Un mio vecchio maestro, fiorentino, avrebbe detto che Berlusconi “n’ha fatte quanto Carlo ‘n Francia” (e non s’è mai capito a quale Carlo si riferisse il detto), ma un merito al Cavaliere bisogna riconoscerglielo: poi batoste gli dai e più si rialza.
Rinvogorito dalla sentenza di Milano, l’uomo di Arcore si gioca tutto e spariglia il tavolo. Già il giorno del suo addio al premierato, indicando Monti quale giusto primo ministro della coalizione moderata, aveva, con delicatezza, cominciato a sgancire il capo del governo tecnico dalle lusinghe (sotterranee) del PD, e obbligato Casini, sostenitore palese di Monti, a reindirizzarsi verso il centrodestra, tanto che lo stesso Monti si era preoccupato di smentire immediatamente e ancora una volta la sua possibile ricandidatura.
Oggi, vista la legge di stabilità da tutti contestata, visto anche il fenomeno Grillo che sta mettendo in seria difficoltà proprio quei partiti che per vocazione storica dovrebbero occuparsi degli “ultimi” (leggi PD), visti gli interventi a gamba tesa del capo dello Stato che già indicano irreversibili le politiche montiane, anche con un nuovo governo, delegittimando di fatto la prossima dichiarazione di volontà popolare, il Berlusconi ferito si vendica e mette, per il futuro, Monti fuori gioco, e con lui tutti i suoi inconvertibili sostenitori. Lo mette nell’angolo, rispondendo oggi, con le sue tremanti, ma nette parole, a quell’articolo dell’attuale premier pubblicato sul Corriere della Sera il 7 agosto 2011, nel quale Monti auspicava un “podestà forestiero” e parlava di “governo tecnico sopranazionale”.
Berlusconi, in questo venti anni, abbiamo tutti imparato a conoscerlo, e lungi da noi il vederlo come vittima. Ma da questo suo ultimo racconto alcune riflessioni importantissime, convertibili in domande, si possono trarre: chi è in verità, in questa Unione Europea (che non è l’Europa), che governa realmente la vita di tutti noi cittadini? Qual è in verità, con questo Euro (che non è l’Europa), il vero potere rimasto agli stati nazionali? Chi è davvero lo “stimatissimo” Mario Monti, che qualcuno vedrebbe bene al Colle, e quali sono questi suoi meriti dato che continua a tassare per risanare il debito pubblico che invece continua a salire?
Una risposta immediata (di domenica!), ce la fornisce la stessa BCE nella persona di Mario Draghi, il quale si dice “pienamente a favore” della proposta tedesca di un intervento diretto, e non solo di supervisione, della Commissione Europea sui bilanci nazionali. In una intervista pubblicata stamane da Der Spiegel, Draghi appoggia l’idea del ministro delle finanze tedesco Schauble, ricordando come “solo il trasferimento di sovranità permetterà di ristabilire la fiducia nella zona euro”. Alcuni paesi, aggiunge, “non hanno capito di aver già perso la sovranità da molto tempo perché sono pesantemente indebitati e questo li rende dipendenti dal buon volere dei mercati”.
Io resto sempre un allegro complottista, ma la lezione che si traeva dalla conferenza stampa di ieri è che il potere di decidere delle nostre sorti è nelle mani di chi detiene il nostro debito. Se è così, la democrazia è morta.

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