Ven. Ago 23rd, 2019

I Confronti

Inserto di SalernoSera

La Nazione nel partito

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di Giuseppe Foscari
di Giuseppe Foscari *
Il professor Giuseppe Foscari
Il professor Giuseppe Foscari

Settimana di primarie e di polemiche. Come è stato facile prevedere, Renzi ha posizionato sullo scacchiere altre sue figure devote, proseguendo la sua irresistibile scalata, demolendo ulteriormente l’ala sinistra del PD e procedendo indisturbato sulla via della costruzione del partito della Nazione. I cui obiettivi ci appaiono sempre più chiari: ridurre la distanza dal centrodestra moderato in termini di strategie politico-economiche; sviluppare anzi alleanze finalizzate a dare stabilità politica per riforme di varia natura, anche impopolari; riprodurre il modello del partito trasversale e pigliatutto che controlla tutti i gangli della politica e della società; controllare la comunicazione a qualsiasi livello; evitare derive giustizialiste soprattutto quando si tratta di propri parlamentari o uomini politici toccati da inchieste giudiziarie. Un partito in apparenza più leggero in termini di burocrazia e di linguaggio, ma più vivo e presente in termini di controllo mediatico e sociale. Un partito che s’ispira all’idea di lavorare per la Nazione, per renderla moderna come con una certa enfasi viene recitato in continuazione.

Il moderno partito della Nazione si sta dunque materializzando. E, intendiamoci, qualche prospettiva di voler cambiare le cose le sta pure mettendo in cantiere, ma modificando radicalmente i termini stessi della storia del partito e delle sue più profonde tradizioni culturali.

Solo che questo processo sta conoscendo un altro risvolto, già piuttosto notorio, perché avvenuto ai tempi della DC, prima, e del PSI, dopo (per tacer altre esperienze pregresse!). La completa identificazione della Nazione nel partito, ossia, la logica per la quale solo gli amici e gli amici degli amici con tanto di tessera in tasca possono accedere al lavoro, agli appalti, alle imprese assistite e promosse sul territorio, solo a chi entra nel cerchio magico è dato crescere, produrre ricchezza, occupazione e quant’altro. La tessera diventa garanzia di fedeltà al credo renziano e alla vulgata del progresso della società per il tramite di riforme stabilite dai poteri forti, economici e politici, nazionali e ancor più internazionali.

Il partito della Nazione è anche concepito per disinnescare i conflitti sociali, ammorbidendo tutto e tutti grazie anche ad una parte della stampa molto compiacente e andando dritto con la barra per traghettare il paese verso un liberalismo in cui lo Stato sia sempre meno presente.

Quale lo scotto che potrà pagare Renzi? Cito solo alcune cosette: 1) la polarizzazione dell’antirenzismo, come già avvenuto con Berlusconi; 2) il M5S e in parte la Lega interpreti del disagio polarizzato pur con tutte le incongruenze e gli annaspamenti; 3) la ricomposizione, pur graduale, lenta e faticosa della Sinistra e del Centro-destra, sebbene proprio quest’ultima formazione politica corra il rischio di essere assorbita dal partito democratico. Non dimentichiamo che lì si annida notoriamente una delle parti produttive del sistema economico italiano, da sempre sensibilissima e spostarsi verso quel partito che sia capace di interpretarne meglio le istanze e i bisogni. Senza il mondo imprenditoriale il partito della Nazione non si potrà considerare completo.

Le sirene renziane hanno, da questo punto di vista, l’ugola d’oro…

* professore di Storia dell’Europa presso il Dipartimento di Scienze Politiche, Sociali e della Comunicazione dell’Università di Salerno

In copertina, Renzi e Verdini

 

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