La normalità e la follia del quotidiano

La normalità e la follia del quotidiano
di Ernesto Scelza
Ernesto Scelza
Ernesto Scelza

Se riusciamo a superare l’orrore, proviamo a ragionare su un fatto di cronaca. Un normale-anormale fatto di cronaca. A Napoli, nel quartiere esclusivo del Vomero, una ex insegnante di liceo, tiene segregata per otto anni la figlia. In condizioni animalesche. Senza vesti. Forse con disturbi mentali, forse disturbata per via del lungo sequestro. Lurida, in un mare di spazzatura. I vicini -lo ripetiamo: dopo otto anni- chiamano la Polizia. Perché dall’appartamento proviene un puzzo insopportabile. E l’orrore emerge, il confine tra normalità e follia si sfalda. La mamma, tutto sommato nemmeno tanto anziana, si prendeva cura della ragazza, oramai divenuta donna, gettandole delle buste di cibo una o due volte la settimana e richiudendo subito la porta dell’appartamento. Le domande da porsi sono tante. Colpisce che in una città come Napoli, gelosa della sua residuale dimensione di comunità, nessuno si sia mai posto delle domande su quello che avveniva in quell’appartamento. Nessuno aveva mai sentito rumori? Mai sentito un lamento, un gemito? O ha prevalso l’oramai solito ‘mi faccio i fatti miei’? E la mamma, tanto normale da vivere in compagnia dei i parenti la sua tranquilla esistenza, ha insegnato ai nostri ragazzi fino a pochi anni fa. Nei licei di Napoli. Forse ancora insegnava quando iniziò il sequestro. E cosa insegnava, quale formazione offriva ai nostri ragazzi? E ancora una domanda: cosa sono diventate le nostre città, in cui i ‘normali’ segregano chi ha disturbi, i ‘non-normali’, nell’indifferenza di tutti?

redazioneIconfronti

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