La notte prima degli esami. Un’esperienza che finisce

La notte prima degli esami. Un’esperienza che finisce
di Ernesto Scelza
Ernesto Scelza
Ernesto Scelza

491.224. Tanti sono gli studenti che da oggi, in tutta Italia, si sottopongono alle prove dell’esame di Stato. Quello che un tempo si chiamava ‘esame di maturità’. Ora non più, perché -davvero- non è possibile valutare la ‘maturità’ di un ragazzo di diciotto o diciannove anni attraverso alcuna prova di esame. Ma era sempre meglio cercare di giudicare la preparazione di uno studente ‘complessivamente’ piuttosto che pretendere, come si fa da alcuni anni, di quantificare in maniera ‘analitica’ tutte le componenti di una prova. Pensate: le Commissioni di esame hanno dovuto scegliere le ‘griglie di valutazione’ per ciascuna prova. E, per l’Italiano scritto, per ciascuna ‘tipologia’ di compito. Si sono barcamenate tra ‘indicatori’ e ‘descrittori’. E saranno chiamate a valutare distintamente, ‘analiticamente’, le ‘competenze’, le ‘conoscenze’ e le ‘capacità’ del singolo candidato. Il voto sarà la risultante ‘oggettiva’ delle valutazioni dei singoli elementi in cui è stato scomposto il giudizio. È chiaro che ci troviamo di fronte ad uno sconvolgimento del sistema di valutazione. E in una scuola che ha concentrato tutta la sua attenzione al momento del giudizio e della valutazione finali. Invece che migliorare la didattica, qualificando gli insegnanti e adeguando tecnologicamente e strutturalmente gli istituti, tutti i governi, da decenni, si sono accaniti a intervenire sul momento conclusivo del ciclo di studi. Sul momento della valutazione, appunto. E questa ossessione sta dequalificando l’intero sistema di formazione, di qualsiasi ordine e grado. Quanta nostalgia per il docente che si formava il giudizio sullo studente attraverso un intero percorso di studi e di esperienze di vita, disposto a difendere il suo giudizio di fronte a chiunque. Oltre ogni ‘crocetta’ sbagliata in un ‘test’.

I Confronti/Le Cronache del Salernitano

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