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La pace e la fede per essere santi

La pace e la fede per essere santi
di Michele Santangelo

Animazione_Liturgica_-_II_Domenica_di_Pasqua_-_A_(1.V.2011)_html_f82eaf1Nelle antiche comunità cristiane, grande era l’atmosfera di festa che circondava coloro che nella Veglia pasquale avevano ricevuto il sacramento del battesimo, atmosfera che durava per l’intera settimana successiva alla domenica di Pasqua e che la liturgia di questa domenica cerca di comunicare ai fedeli, aprendo la celebrazione eucaristica con alcune parole tratte dalla prima Lettera di S. Pietro: “Come bambini appena nati, bramate il puro latte spirituale, che vi faccia crescere verso la salvezza”. Certamente i cristiani di oggi non si trovano davanti lo stesso scenario dei primi secoli del cristianesimo. Non è dato vedere nelle chiese frotte di persone vestite di bianco in ricordo del proprio battesimo, ricevuto una settimana prima. Ma l’evento, che riguarda tutti i fedeli, viene continuamente riattualizzato nella messa domenicale e specialmente oggi, domenica che viene denominata “In albis”, proprio in ricordo dell’usanza di far indossare la veste bianca ai nuovi battezzati per un’intera settimana dopo Pasqua, fino, quindi alla domenica successiva alla Pasqua, in cui, come ben si sa, è ricordato il grande mistero della  risurrezione di Gesù, nella quale, ci ricorda sempre S. Pietro nella prima lettura, Dio, “nella sua grande misericordia ci ha rigenerati… per una speranza viva, per una eredità che non si corrompe, non si macchia e  non si marcisce”. Una ri-generazione, questa, che non è priva di assunzione di impegni, tanto che la Chiesa ci fa chiedere al Signore, attraverso la preghiera della celebrazione della Messa di “accrescere in noi la grazia… affinché comprendiamo l’inestimabile ricchezza del Battesimo che ci ha purificati…”e perché “la forza del saramento pasquale che abbiamo ricevuto continui ad operare nella nostra vita”.

Due le idee guida nella liturgia di questa II domenica di Pasqua: la pace e la fede. È l’evangelista Giovanni che racconta: mentre i discepoli erano quasi nascosti in un locale le cui porte erano tenute diligentemente chiuse perché avevano paura dei Giudei, Gesù, irrompe quasi in mezzo a loro e proclama il suo dono: “Pace a voi”. Probabilmente a quegli spiriti umili, incupiti dalla paura, anche se innamorati del loro Gesù, l’annuncio dovette sembrare perfino troppo ardito, dopo quello che avevano visto e sofferto anche loro. Ma Gesù, forte della sua serenità e splendore di Risorto prosegue: “Come il Padre ha mandato me, così io mando voi”. L’annuncio del dono che promana dal cuore di Dio diventa consegna, e che consegna! Quella di portare al mondo lo stesso dono della pace, ma non quella, pur essa preziosa ed auspicabile, che cercano gli uomini con i loro mezzi e sempre sull’orlo del precipizio, tanto da aver teorizzato e messo in pratica, in tempi non troppo remoti, quella dagli analisti definita, in modo perfino paradossale, pace armata. Il mandato di Gesù era quello di portare la pace nel profondo dei cuori e delle coscienze, spesso dilaniati dai conflitti interiori provocati dalla consapevolezza di essere stati artefici del male e non del bene: “a chi rimetterete i peccati saranno rimessi… La garanzia dell’efficacia del mandato risiede nelle ferite del venerdì santo, ancora evidenti sul suo corpo, e nel fulgore del suo corpo di Risorto emanante solo luce. E pace annuncia Gesù otto giorni dopo e questa volta anche in presenza di Tommaso che stentava a credere che Gesù fosse di nuovo in mezzo a loro e per di più come Risorto. Il Maestro non esita a presentare al discepolo le credenziali da lui richieste: le ferite dei chiodi sulle mani e sui piedi e lo squarcio apertoGli sul costato dalla lancia del soldato romano, ma accompagnate dal lapidario ammonimento: “Non essere più incredulo, ma credente”. L’avvertimento viene rinnovato ai cristiani di tutti tempi, attraverso la Sua parola propostaci nelle sacre scritture, attraverso l’insegnamento della Chiesa e soprattutto attraverso l’esempio dei santi, veri campioni della fede, come quelli che la Chiesa oggi propone alla venerazione dei fedeli, proclamando con grande solennità la loro santità: S. Giovanni XXIII, papa e S. Giovanni Paolo II, papa.

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