La pacioneria e la mega Regione delle funzioni

La pacioneria e la mega Regione delle funzioni
di Carmelo Conte
L'ex ministro Carmelo Conte
L’ex ministro Carmelo Conte

A chi premeva per un diverso rapporto con il Pci, Craxi soleva rispondere: non credo nella pacioneria (la mediazione tra dirigenti), i socialisti devono valorizzare le proprie differenze, i comunisti bisogna sfidarli. E, in attuazione di tale convincimento, elaborò il progetto dell’alternativa socialista che fu alla base del congresso di Torino (1978). Una svolta politica che sollevò grande interesse, ma non durò molto e, soprattutto, ebbe un seguito di segno opposto: inasprì i rapporti nella sinistra e favorì, dopo una fase di mediazione paciona, la ripresa dell’alleanza con la Dc e l’ascesa di Craxi alla guida del governo. Una scelta che negli anni ottanta consentì all’Italia di diventare la quinta potenza industriale, di raddoppiare il Pil pro capite (il Sud superò il Nord di tre punti percentuale), salvo a deflagrare, poi, in una crisi politica devastante. È un precedente che vale ricordare perché presenta molte analogie con le vicende politiche attuali. Infatti, Renzi che è assurto alla guida del Pd all’insegna della rottamazione ovvero di un’alternativa, per assumere il potere di Governo ha, invece, cambiato strategia. Pur conservando, cioè, l’animus pugnandi che ne contraddistingue l’agire, si è fatto mediatore dentro e fuori del suo partito: ha conservato l’assetto dei gruppi parlamentari deciso, a suo tempo, da Bersani, ha fatto l’accordo con il Ncd, ha distribuito gli incarichi di Governo secondo il manuale Cencelli. Certo, l’ha fatto per ragioni di convenienza: per governare ha bisogno di alleati e della compattezza degli eletti e del partito. Ma il cambio tattico ha segnato un’inversione di tendenza finanche a livello internazionale: si è presentato in Europa con dignità ma con piena disponibilità al dialogo, dismettendo i toni aggressivi delle Primarie. Scelta che ha caratterizzato pure il confronto con D’Alema, in occasione della presentazione del libro “Non solo euro”: ne ha condiviso le analisi e le tesi e  ha preannunziato la sua nomina a Commissario Europeo. E, per ultimo, ha aperto a Caldoro sulla proposta della macro regione meridionale che, secondo alcuni, sottintende il tentativo di fare delle prossime elezioni regionali una fase costituente guidata dallo stesso Caldoro, al quale i suoi collaboratori (vedi Del Rio) strizzano l’occhio da qualche tempo. L’iniziativa, secondo altri, appare funzionale a far discutere i meridionali su temi generali per attutirne l’insoddisfazione dovuta alla crisi e alla crescita esponenziale della disoccupazione.  Sia quel che sia il segreto intendimento, la proposta merita di essere considerata e approfondita perché rievoca un dibattito sul federalismo che, pur durando senza esiti dall’Unità d’Italia, conserva una sua attualità. Anche se bisogna prendere atto che neppure oggi ci sono le condizioni e tantomeno le convenienze per rilanciare quell’idea: le diversità tra le regioni meridionali si sono accentuate e la crisi le ha trasformate in diversità sociali. Va inoltre messo nel conto che tale proposta autorizzerebbe, di riflesso, la costituzione di altre due mega regioni – progetto che Miglio elaborò per la Lega Nord negli anni ottanta – una del Centro intorno a Firenze e l’altra del Nord intorno a Milano, con un’ulteriore accentuazione del divario. La maggiore autonomia, infatti, farebbe crescere il dominio nordista e la sua capacità attrattiva degli investimenti stranieri (la sola Milano negli ultimi anni ne ha attirato un percentuale del 60%). Sicché, Il Sud dopo avere concorso a fare l’Italia sarebbe definitivamente emarginato. Tuttavia, il problema di una governance unitaria delle regioni meridionali c’è ma va risolto promuovendo un mega regione delle funzioni, e non dei territori e delle istituzioni, con un progetto-obiettivi: intercettare la globalizzazione, promuovere il lavoro, gestire i servizi comuni e realizzare le infrastrutture materiali e immateriali, mettendo, però, mano al bilancio com’è avvenuto per il taglio dell’Irpef. Vale a dire in concreto.

(da La Città del 23 marzo 2014)

redazioneIconfronti

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