Gio. Lug 18th, 2019

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La parola a George Hirsch: così nacque la Maratona di New York

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Incontro con l’uomo che rese la Grande Mela per tre volte Città Globale: genesi della sfida podistica
di Vincenzo Pascale (da NY City)

george_hirchL’appartamento di George Hirsch (foto) è localizzato all’estremo nord di Central Park. Da esso si gode una veduta mozzafiato sul parco che si inoltra fino all’Empire State Building ed oltre, quasi ad abbracciare l’intera città. 75 anni portati magnificamente, podista in qualsiasi condizione atmosferica, lo si incontro periodicamente in Central Park, macinare chilometri: felice e apparentemente mai stanco. George Hirsch, New York e il Parco: una storia che ha trasformato la città. Ideatore della maratona più grande ed entusiasmante del mondo, businessman di acume unico. Sue creature: New York, Magazine, Runners World, Men’s Health and www.Salon.Com.
George ha tre grandi passioni: la corsa, l’editoria e sua moglie Shay. Newyorker della nascita, laurea in Storia a Princeton, Mba ad Harvard, preceduti da tre anni di servizio militare trascorsi nella marina Usa a Napoli: “Una città meravigliosa, indimenticabile, ma con tanti problemi”. Dopo il ritorno in Usa inizia la carriera professionale. Accetta il primo impiego nell’editoria a TimeIink (“ero pagato 9000 dollari l’anno”). “Il lavoro mi prendeva tanto tempo e ovviamente dopo alcuni anni – ricoprda Hirtsch – mi ritrovai in sovrappeso… Decisi che la corsa sarebbe stata la miglior attività per perdere qualche chilo. Iniziai a correre intorno all’isolato, Central Park era lontano e pericoloso. I primi allenamenti si limitavano a 2 o 3 minuti di corsa che cronometravo con un vecchio orologio”.
L’amicizia con un podista introdusse George nel mondo della corsa. “La corsa mi permetteva di sentirmi leggero, magro. È una sensazione fantastica”. Con due altri amici decide di iscriversi alla Maratona di Boston (la più antica del mondo). “Ricordo che la tassa d’iscrizione era di due dollari e non c’era bisogno di un tempo minimo per accedervi. Le scarpe usate non erano affatto sofisticata come quelle di oggi. Fu quella la mia prima maratona”.
“Successivamente – continua Hirsch – iniziai a correre in Central Park: eravamo davvero in pochi, cinque, sei di noi… ci conoscevamo tutti…Tra i frequentatori c’era Fred Lebow. La nostra amicizia crebbe… Fred aveva una straordinaria volontà di trasmettere la sua passione per la corsa alla città. Fu così che decidemmo di organizzare la prima Maratona di New York City, era il 1970. Per la prima Maratona ci autotassammo per fornire ai podisti acqua e qualche bevanda. Si iscrissero in 127, conclusero la gara in 55, la quota d’iscrizione era di un dollaro. La gara si svolgeva completamente all’interno di Central Park, tra pedoni infastiditi e ciclisti che protestavano. Andammo avanti con la maratona e i podisti crescevano spinti anche dalla curiosità e da un certa popolarità che il podismo in quegli anni andava riscontrando. Cosi per l’edizione del 1976 decidemmo di portare la maratona fuori da Central Park. L’idea ci fu suggerita da un curioso presonaggio, George Spitz, anche lui podista. George era un impiegato comunale che amava dare consigli a chiunque per migliorare la vivibilità nella città. L’idea non convinse immediatamente Fred Lebow che chiese ad alcuni politici lumi sulla sostenibilità del progetto. Fu approvato con tante riserve ed alla condizione di far correre la maratona tra i cinque quartieri di New York solo per un anno.
New York attraversava davvero un brutto momento sociale e finanziario. La maratona apportava una novità per la citta, soprattutto in quelle aree depresse della città colpite da alta criminalità. Era il 1976, l’anno del Bicentenario: questo favorì l’assenso del sindaco Beame. Ricevemmo anche un piccolo contributo da alcune aziende (circa 10mila per ogni azienda), la Rudin Family, la FinAir, Hanover Manufactures and New Times Magazine. Volevamo trasferire alla città il magnifico spirito della corsa e provare a creare un vero evento sportivo… Non avevamo nessuna idea di quella che sarebbe diventata la Maratona di New York.
Tenemmo la conferenza stampa all’apero in Central Park davanti alla Tavern on the Green. Tutto organizzato senza un budget. Riuscii a convincere due famosi podisti a correre la maratona (Frank Shorter, olimpionico a Monaco e secondo a Montreal e Bill Rodgers già plurivincitore della maratona di Boston). Rodgers arrivò primo, Shorter secondo i partecipanti furono oltre duemila. Un successo. I media subito abbracciarono la maratona e dai politici arrivò molta resistenza. Non era affatto un evento politico. L’entusiasmo per un evento nuovo per la città, l’interesse dei media e la visibilità data dai due famosi podisti in gara ci accreditò verso i politici newyorkesi che abbracciarono la maratona e decisero di sostenerla annualmente nel percorso che attarversava i cinque boroughs. Il resto come si dice è storia.
Lo scorso anno oltre 40mila persone si sono schierate alla partenza della maratona ed altre 80mila sono state tenute fuori. Quando vado indietro con la memoria non posso che ricordare la passione e l’ottimismo di Fred. Lui sosteneva che il boom del podismo non era affatto tramontato… anzi ancora doveva manifestarsi appieno…”
“Dal mondo dell’editoria al mondo della maratona e viceversa i passi furono compiuti quasi in sincronia. Prima con un periodico che ancora oggi risulta uno dei più letti dai newyorkesi: New York Magazine, poi con Runners’ World. Insieme ad altri amici nel 1968 avevamo lanciato New York Magazine (era esattamente il primo aprile). La nazione attraversava un momento molto difficile, Martin Luther King era stato assassinato, otto settimane dopo RFK (Robert Kennedy) fu assassinato. Volevamo dare una voce a una certa New York, eravamo Manhattan focused. Intendevamo concentrarci sugli aspetti della città poco coperti dai media di allora: il teatro, la moda, Wall Street, la cultura popolare. Avevamo nel nostro team ottimi giornalisti e scrittori ad esempio: Tom Wolf. New York Magazine fu il primo periodico (settimanale) ad essere dedicato interamente ad una città. Puntavamo molto sul new journalism. Diventammo una voce molto importante nella città di New York. In quel periodo tanti quotidiani stavano chiudendo, noi crescevamo. Riuscimmo a mantenere sempre una nostra indipendenza, non accettamo mai un suggerimento per un articolo che lodasse qualcuno… tuttavia non fummo teneri con il Presidente Nixon”.
“Mentre ero a New York Magazine, con alcuni collaboratori – continua il racconto di Hirsch – decidemmo di creare un bollettino per i podisti (The Runner) che facevamo circolare durante i nostri raduni podistici. A quell tempo Runners World dominava l’editoria nel settore podistico. Non c’era spazio di mercato per una seconda rivista. La nostra rivista The Runner aveva ricevuto plausi dalle industrie sportive: Nike, Adidas, Reebok. Ho sempre cercato la gioia nella corsa e nel lavoro e la possibilità di contribuire a far diventare New York City e la Maratona di New York eventi ove ognuno potesse provare gioia ed entusiasmo”.

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