La parola, un seme che salva e trasforma

La parola, un seme che salva e trasforma
di Michele Santangelo

seminatore-e1404979219772Seme di sapienza è la Parola di Dio, che è giunta all’uomo in tante e svariate maniere. In ultimo, afferma S. Paolo nella lettera agli Ebrei, ha parlato per mezzo del Figlio, che ha costituito erede di tutte le cose e per mezzo del quale ha fatto anche il mondo. Ed è una parola che è passata attraverso i secoli, ha percorso in lungo e largo le strade del mondo ed è  giunta fino a noi senza essere contaminata, senza essere appesantita dalle incrostazioni della storia e tale sarà fino a che un solo essere umano sarà presente sulla faccia della terra. Anche perché il mondo stesso è Parola di Dio, in quanto per poco che si sia attenti al messaggio in esso contenuto, non si può non accorgersi che ci parla di Lui. Ma il luogo principe nel quale la Parola è contenuta è la Sacra Scrittura, Vecchio e Nuovo testamento, in perfetta continuità tra di loro. Ed è soprattutto l’apostolo Matteo, con il suo vangelo, che fa intuire questa continuità accostando la figura di Mosè  a quella di Gesù, da lui presentato come il “nuovo Mosè”. La Chiesa che  è depositaria, appunto, della Parola, nel parteciparla alle menti e ai cuori di tutti gli uomini, in tutti i tempi, l’ha anche difesa da ogni forma di attacco e strumentalizzazione perché sempre la freschezza del messaggio, così come usciva dalla bocca del suo autore, potesse accompagnare la vita di ciascuno senza distinzione alcuna. Infatti, l’insegnamento che ne promana  è capace di informare qualunque vita, perfino quella di coloro che non sono cristiani; è un messaggio, infatti, che attinge l’uomo come tale, oltre che il credente. È il caso del brano di vangelo di questa XV domenica del tempo ordinario, nel quale è raccontata la parabola del seminatore, emblematica di una della cinque tipologie di discorso nelle quali possono essere raccolti gli insegnamenti di Gesù trasmessi dal vangelo di S. Matteo, il Discorso Parabolico appunto. È un linguaggio semplice, quello del Maestro, ma coinvolgente, capace di trasformare colui che ascolta in interlocutore che si sente sollecitato a fornire una risposta di vita alla parole ascoltate. Nel fare riferimento all’esperienza di ogni appartenente al suo popolo, nelle parabole e nelle similitudini usate, nel linguaggio di Gesù sono numerose le allusioni alla vita di ogni giorno, in cui Egli mostra una straordinaria capacità di far emergere la lezione di vita legata ad ogni creatura ed evento, sottolineando la bellezza dell’esistenza attraverso il valore simbolico delle cose e delle azioni che entrano in campo nelle umanissime esperienze della vita quotidiana.

Nello specifico di questa domenica, l’ascolto o la lettura della suggestiva parabola del seminatore ci mostra proprio un familiarissimo, almeno per quei tempi, momento di vita  del mondo contadino con i suoi tre caratteristici elementi: il seminatore, il seme ed il terreno. È un ambiente, quello dei contadini, dal quale spesso Gesù, nella sua predicazione, trae gli spunti per svolgere la sua azione di insegnamento. Ci sembra di vederlo questo seminatore, curvo, forse, sotto il peso degli anni e della fatica, ma che con fiduciosa speranza sparge il seme nella giusta misura, ma senza preoccuparsi di scegliere la qualità del terreno. La maggior parte, infatti, cade su terreno non buono che non ripagherà, al momento del raccolto, la fatica e il capitale impiegato. Ci accorgiamo, nel prosieguo della parabola che il seminatore è l’immagine di Gesù e il seme è la sua Parola, che egli fa giungere con lo stesso slancio e uguale generosità a tutti, anche a quelli che non offrono alcuna garanzia di lasciarsi prendere da essa e fruttificare, al cento per uno, in opere di bene. Dio Padre, del resto, fa piovere su tutti, sui buoni e sui cattivi. Neppure la cattiveria umana può fare da schermo alla Sua parola, anche perché nell’animo di chiunque esiste un angolo nel quale l’insegnamento di Gesù può fare breccia e produrre frutti di vita eterna, di salvezza. È per questo che il Signore non si risparmia negli appelli, perché questi non sono rivolti ad un pezzo di terra, ma alle porte del cuore di ciascuno. E Isaia afferma che come “la pioggia e la neve scendono dal cielo  e non vi ritornano senza avere irrigato la terra, senza averla fecondata e fatta germogliare,… così sarà della parola uscita dalla mia bocca: non ritornerà a me senza effetto”.

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