La paziente attesa della vigilanza

La paziente attesa della vigilanza
di Michele Santangelo

Piccoli Fratelli della Via - Luce

Con la prima domenica di Avvento, comincia il nuovo anno liturgico, particolare scansione del tempo-anno, in cui la Chiesa affida alla liturgia, appunto, la divisione e la caratterizzazione dei diversi periodi temporali. Esso, nel numero di giorni e di settimane, coincide grosso modo con l’anno del calendario civile, ma si diversifica per quanto riguarda il principio e la fine. Inizia, infatti, con la prima domenica di Avvento, che cade, all’incirca, nei primi giorni del mese di dicembre, e termina con la celebrazione della festività di Nostro Signore Gesù Cristo Re dell’universo.
In questo lasso di tempo, la Chiesa prende quasi per mano i fedeli e li conduce, attraverso il rito e le preghiere, a contatto con il mistero, mettendoli in rapporto vivo con il Cristo che salva. L’anno liturgico quindi, vissuto con sincerità, costituisce un cammino ideale di crescita della fede in cui il rito appare come lo strumento che aiuta a maturare nella fede che, mentre in esso si esprime, a sua volta ne viene fortificata.
Ma, si è detto all’inizio, con questa prima domenica di dicembre, comincia anche uno dei momenti forti dell’anno liturgico, il periodo dell’Avvento, da intendere non solo come tempo di preparazione alla celebrazione della prima venuta di Gesù, ma anche come tempo di meditazione sul suo ritorno nella gloria alla fine dei tempi. Tra queste due venute si pone quella che incessantemente si realizza nei sacramenti, nella Parola e nella vita.
“Vegliate” è la parola d’ordine dei brani di Scrittura di questa domenica. Tutti siamo chiamati a scuoterci di dosso quella specie di sonnolenza e di torpore che ci impediscono di considerare con lucidità il nostro fine ultimo, l’incontro finale con Cristo che salva; ma nello stesso tempo ci rendono sordi al grido di bisogno che si leva da tanti nostri fratelli. Altrettanto deleterio è il pericolo di diventare ostaggio di abili imbonitori che fanno opinione inculcando altri registri alla nostra esistenza. Per il cristiano un punto di riferimento sicuro esiste ed è la parola di Dio che non inganna, che non tradisce, che ci parla secondo verità, e la verità è colui stesso che la pronuncia, cioè Cristo. Questa Parola ora ci avvisa: ”vegliate”.
Quella della vigilanza è la condizione essenziale per poter accogliere il Signore che viene, ora e alla fine dei tempi. E ciò non significa che si debba vivere solamente nella prospettiva triste della morte che incombe, quasi che l’uomo, come sosteneva Heidegger, fosse un “essere per la morte”. San Gregorio di Nissa affermava che “quaggiù si va di inizio in inizio fino all’inizio senza fine”.
Il cristiano è anche colui che sa di non poter percorrere in solitudine il cammino per incontrare Cristo che viene; non può dimenticarsi di quelli che procedono insieme a lui, tra i quali può esserci chi ha bisogno di aiuto, di conforto, magari di essere preso per mano per non smarrire la strada.

redazioneIconfronti

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