“La pazza gioia” di riprendere il cammino

“La pazza gioia” di riprendere il cammino
di Pasquale De Cristofaro
Il regista Pasquale De Cristofaro
Il regista Pasquale De Cristofaro

Il prossimo, sarà un fine settimana di pazza gioia nonostante le urne. E “La pazza gioia” è anche il bel film di Paolo Virzì che mischia sapientemente l’ironia con la tragicità. È una storia di marginalità e follia declinata con grazia e rara levità, per un cinema come quello italiano sempre più concentrato sul proprio ombelico. In più, è recitato benissimo da due attrici in stato di grazia, Valeria Bruno-Tedeschi e Micaela Ramazzotti. Le due attrici sanno essere davvero molto convincenti, capaci di trasportare piano piano lo spettatore dentro le vicende dei loro complessi personaggi, facendogli raggiungere un effetto catartico nel finale molto emozionante. In questa pellicola non c’è straniamento che tenga, né fughe cervellotiche verso chissà cosa. C’è la vita disordinata, sgrammaticata, infelice di persone che devono tentare di tarare continuamente i propri sogni con il duro “principio di realtà”. Destini frustrati da una indifferenza e un cinismo dilagante che mettono sotto i più fragili, facendo perdere loro facilmente la bussola. Non ci si orienta più, in un mondo così determinato ad espellere la propria umanità; dove tutti cercano di sopravvivere senza più una vera ragione, una via, un destino che non sia un nichilismo mal celato, una deriva fatta di bisogni indotti e inautentiche relazioni. Il denaro conta molto in un mondo così fatto. Tutto ha un prezzo, tutto si può comprare, tranne la felicità, la gioia di gridare “ci sono anch’io”. Quella sembra ancora essere appannaggio esclusivo per gli Dei. Peccato che da un gran pezzo “il cielo è, ormai, vuoto”. Il sorriso col quale però infine il personaggio della Ramazzotti incrocia il sorriso della sua amica fa ben sperare. Si tira tutti un sospiro di sollievo. C’è ancora un margine per riprendere il cammino. Un cammino dove però è bene non affidarsi solo alla speranza. Questa, infatti, spesso è una trappola, come diceva Monicelli. Più che aiutare a riprendersi il proprio destino diventa una pausa infruttuosa, sterile. Bisogna, piuttosto, prendere a cazzotti la vita, strapparla dal sopore narcotizzante che frena i nostri più naturali impulsi e ci rende sempre più conformisti, incapaci o, tutto al più, degli inetti. Ma anche qui, siamo lontani da Svevo e dalla cinica ironia. Siamo, piuttosto, all’inferno. Precipitati nelle gore di uno spazio-tempo che sembra non appartenerci più. In cammino, dunque; senza lasciarci fregare da chi furbescamente vuol prendersi gioco delle nostre esistenze.

In primo piano, un fotogramma de “La pazza gioia”, il film di Virzì

redazioneIconfronti

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *