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La performance di Salvini con Vangelo e Costituzione

La performance di Salvini con Vangelo e Costituzione
di Luigi Rossi

E’ una questione di buon gusto durante i comizi elettorali evitare becere strumentalizzazioni. Invece, a corto di argomenti ed in vena di trovate ad effetto, a Milano Salvini si è inventata una chiusura ai piedi della Madonnina della “oceanica adunata” delle truppe cammellate giurando col rosario in mano mentre reggeva un Vangelo e il libro della Costituzione. Il gesto, messo a confronto con gli slogan pronunciati per settimane, inficia ancor più la credibilità del suo dire. Come si fa a credere alle sue promesse di marinaio? Egli evoca a sproposito la Buona Novella dopo che l’intera campagna elettorale ha incitato all’egoismo amplificato dalla paura. Il capo leghista si è inventato il proposito di garantire gli ultimi, che nelle sue attenzioni saranno i primi proprie perché il nostro paese non può che definirsi cristiano.

Avrà avuto il tempo di leggere il Vangelo e, soprattutto, di capirlo? Oppure lo usa solo per ingannare mentre promette impegno per servire il paese con onestà. Alla sua impudente sfacciataggine pone riparo il passo che, ironia della sorte, il prossimo 4 marzo, giorno delle elezioni, la liturgia della Parola propone alla nostra riflessione per la terza domenica di quaresima: mescolare la religione con gli affari merita una decisa condanna.

Mercanti di animali da sacrificio e cambiavalute seduti ai loro banchi nel Tempio determinano l’incontenibile ed inattesa ira di Gesù che sorprende molti, abituati a vederlo premuroso e caritatevole. La sua reazione non è la collera motivata da orgoglio ferito né la reazione di un fanatico, ma la passione con cui il Figlio difende le prerogative di Dio. Perciò, non esita a scacciare gli intrusi con la frusta, disperde monete e rovescia i tavoli gridando: «Via di qui; non riducete la casa del Padre mio ad un mercato». Inoltre, da buon realista, egli dimostra di conoscere bene il guazzabuglio del cuore umano; non si fida di chi asserisce di credergli solo perché si attende concreti benefici materiali, sa leggere nel profondo e non sopporta che si faccia mercimonio della casa del Padre. Una combattiva tenerezza lo spinge ad assumere un’inequivocabile posizione, usa la frusta per impedire che si strumentalizzi la fede da chi, praticando grezze compravendite e torbidi baratti, dimentica che Dio non si compra o si vende perché è di tutti.
La casa del Padre difesa da Gesù non è solo il tempio; lo é ancor di più l’uomo, che non va sottomesso alle regole del mercato per l’egoistico ed ingiusto convincimento che il denaro valga più della vita. E’ una insopportabile profanazione dell’uomo, vero sacrilegio, soprattutto se perpetrato contro il povero, il bambino, il debole. Uomini e donne sono casa, tempio, tenda, grembo di Dio impegnati a custodire nel mondo speranza e libertà, materna dinamica del dono; perciò bisogna guardarsi dall’umiliarli sottoponendoli a iugulatorie leggi economiche. Non è consentito sacrificare gli affetti sull’altare del denaro o costringere a vendere dignità e onestà in cambio di briciole di potere, profitti truffaldini, un’effimera carriera legata a promesse mai mantenute. Il desiderio che l’uomo conservi l’effettiva libertà offerta da Dio, condizione per una vita di fraterna comunione, oggi si esprime tramite una consapevole partecipazione democratica, che nel momento del voto trova la sua espressione più significativa.

In questi giorni sono stati enunciati programmi più o meno mirabolanti per porre riparo alle difficoltà del momento e assicurare al paese un futuro più roseo; nessuno però ha esaltato la dinamica del dare e del ricevere mettendo a disposizione competenze e determinazione con civico ed amorevole senso del dovere sul quale fondare la prospettiva di una esistenza felice. Solo a queste condizioni anche noi possiamo ritessere su nuove basi il tessuto sociale delle nostre comunità e valorizzare la nostra vita non solo materiale, ma anche il respiro dell’anima infusa da un amorevole bacio di Dio. Allora, entriamo laicamente nel seggio elettorale accompagnati solo dal dettato costituzionale e, compiuto il nostro dovere, ne usciremo con la consapevolezza che ad accompagnarci è anche la Buona Novella.

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© 2012 iConfronti-inserto di Salernosera (Aut. n. 26 del 28/11/2011). Direttore: Andrea Manzi. Contatti: info@iconfronti.it

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