La pietra ribaltata svela i profondi abissi della verità evangelica

La pietra ribaltata svela i profondi abissi della verità evangelica
di Luigi Rossi

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La Pasqua cristiana rappresenta lo spartiacque della storia. Comprende tre momenti: la preparazione, lo sviluppo, il compimento. Senza di essa non vi sarebbe storia cristiana, né vi sarebbe la comunità dei credenti. L’avventura stessa della fede comincia da un sepolcro vuoto, da quando, cioè, prima Maddalena, poi Giovanni e Pietro vi si sono trovati davanti, la mattina di Pasqua.
Quando è ancora buio, delle donne si recano ad un sepolcro per curare il cadavere che vi era stato deposto. Sono le stesse donne che hanno seguito il giustiziato dalla Galilea fino al Golgota; hanno apprezzato le sue parole ed i suoi gesti, dai quali scaturiva in loro una felice libertà interiore. Poi la situazione era precipitata. L’ultima volta lo avevano intravisto agonizzante sulla croce. Ora si recano al suo sepolcro, spinte non dalla fede, che ancora non hanno, o da una speranza segreta, impossibile di fronte alla tragica evidenza della fine straziante di un condannato innocente. Sono spinte solo da un amore rispettoso, tutto umano, per quel che resta di un maestro brillante e stimato: un corpo da ungere con gli oli, secondo la prassi.
Ma ecco la sorpresa: la pietra di copertura è adagiata sul lato e, all’interno, il corpo è assente; vuoto il sepolcro, ma anche il  loro cuore, pieno solamente di tanti interrogativi. A questi sentimenti si aggiunge subito anche la paura per alcune parole che hanno appena udite: Gesù non va cercato tra i morti, lì non lo si trova più, ma tra i vivi, perché Egli è il Vivente. Ora, la sua missione è far rifiorire la vita, infatti è risuscitato.
Gli interrogativi crescono ed alle donne non rimane che l’eco di quanto hanno ascoltato: ricordatevi come vi parlò.
Proprio riflettendo su quegli insegnamenti e sulle parabole da lui raccontate le donne cominciano a credere. Credono per la parola di Gesù, sulla parola del Maestro. Non sono le apparizioni o le vesti sfolgoranti di messaggeri ad indurre a credere, ma il Vangelo custodito nella loro memoria e nei loro cuori. È questo il vero principio di ogni possibile incontro col Vivente.
La pietra è stata ribaltata e al posto di Colui che cercavano vi sono solo delle bende. Egli non è stato trovato su quel masso sepolcrale, al di là di quella pietra d’ingresso rimossa, si incontra il Risorto. Il Vivente è possibile incontralo nella sua nuova vita e solo se si desidera veramente cercarlo, una volta che il masso della soddisfatta incredulità è stato ribaltato.
La pietra che noi dobbiamo rimuovere, perché occulta Cristo, è fatta di conformismo, di abitudine, d’indifferenza. Solo a queste condizioni il nostro occhio interiore acquista prospettiva e la capacità di scoprire il Risorto. Infatti, se la risurrezione come tale si sottrae all’esperienza della storia, essa rimanda comunque ad una relazione personale con Lui; presuppone un cammino che non esclude smarrimento, perplessità ed incertezze, ma, grazie alla lettura delle Scritture, genera sempre meraviglia, stupore, gioia, grande pace.
Dalla Pasqua, deriva la virtù cristiana perché “siamo rigenerati per una speranza viva” (I Pt 1,3). Col ribaltamento di quella pietra tombale sono saltati tutti i calcoli, tutte le furberie, tutti i piani astuti che vorrebbero irretire l’umanità.
I poteri forti vollero eliminare un personaggio scomodo, che proclamava una verità minacciosa per tutti i prepotenti; per questo fu ucciso. Ma Egli, ancora oggi, indica personalmente la via per evadere dalla tomba del male verso la vera libertà. Perciò, banchettiamo con gli azzimi della sincerità e della verità dopo aver buttato via il vecchio fermento (I Cor 5,8).
Il Cristo pasquale non può essere trovato come un oggetto. Egli va sempre cercato, attraverso mille incertezze, nel balenio dei segni. Per molti, oggi, siamo noi, che affermiamo di essere credenti, il segno! Perciò, non limitiamoci a dire “buona Pasqua”. Proclamiamo, invece, come usano gli orientali: “Cristo è risorto ed è vivo in mezzo a noi”. Da qui proviene la gioia che inonda il mondo, nella consapevolezza che in Lui anche noi abbiamo vinto la morte!

redazioneIconfronti

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