La politica impotente ed assediata dal cartello degli appalti truccati

di Mario Amelia

Sono passati più di tre anni da uno “spettacolare” blitz dei Carabinieri presso la sede della Provincia di Salerno, il 27 febbraio 2009, quando Palazzo Sant’Agostino fu blindato dai militari mentre addirittura era in corso un Consiglio provinciale. Le reazioni a quella perquisizione furono molteplici: ci fu pure qualche dipendente che reagì male, sottraendo dal proprio computer l’hard disk. I giornalisti rimasero chiusi nella sede della Provincia, fino a perquisizione completata. Allora come oggi la politica è rimasta ostaggio di questa situazione. Allora perché la politica non poté fare altro che proseguire con le proprie attività mentre i carabinieri perquisivano stanze e uffici, entravano ed uscivano dagli assessorati, bloccavano entrata ed uscita. Oggi perché per ironia della sorte il presunto capo di questa cordata, l’imprenditore Giovanni Citarella, che tra l’altro l’attuale presidente della Provincia, Edmondo Cirielli che non c’entra nulla con la vicenda, ha anche difeso in passato con un’interrogazione parlamentare perché mai condannato per fatti di camorra, avrebbe agito, insieme agli altri indagati, proprio tra il 2001 ed il 2008, quando alla guida dell’Amministrazione provinciale di Salerno vi erano Alfonso Andria (fino al 2004) e Angelo Villani (fino al 2009), esponenti del centrosinistra battuto alle elezioni provinciali proprio da Cirielli. La fotografia esatta del ruolo della politica in questa vicenda – tanto delle perquisizioni del 2009 quanto degli arresti del 2012 – sembra essere quella dei musicisti che continuano a suonare sul Titanic mentre la nave affonda: la politica rimane impotente di fronte ai tentativi di turbare il regolare svolgimento dell’azione delle pubbliche amministrazioni.
Oggi, infatti, la Procura distrettuale antimafia ed i carabinieri sono giunti ad una conclusione: sono state arrestate 15 persone fra funzionari pubblici ed imprenditori accusati di partecipare alle gare indette dalla Provincia di Salerno (nella foto il porto di Agropoli, oggetto di uno degli appalti) concordando le offerte da presentare a tavolino, determinando la percentuale di ribasso “vincente” che talvolta sfiorava anche il 40% della base d’asta, recuperando poi con l’impiego dei materiali scadenti che, in sede di collaudo dell’opera pubblica venivano ritenuti idonei dai tecnici compiacenti, oppure addirittura attraverso la mancata realizzazione anche di intere porzioni di lavoro. E’ questa l’accusa che la Procura Distrettuale antimafia ha mosso nei confronti di 15 arrestati (tra le province di Salerno, Napoli, Caserta e Avellino) accusati di associazione per delinquere, finalizzata alla turbata libertà degli incanti, corruzione, falso in atto pubblico ed atri delitti.
Indagate, inoltre, 300 persone. In carcere sono finiti gli imprenditori Gennaro Citarella, Giovanni Citarella (questi due ritenuti appunto alla guida di un primo ristretto “cartello di imprese”), Giuseppe Ruggiero, Luigi Di Sarli, Federico Spinelli, Giovani Botta ed Emanuele Zingari, oltre ai funzionari della Provincia Raffaele Orefice e Franco Pio De Luca, cui sono stati confiscati beni per 120mila euro. Ai domiciliari sono finiti Rosario Cozzolino, Carmine Ruggiero, Alessandro Piccolo, Eduardo Sale, Diana Capretto e Silvana Bevilaqua, segretaria di Giovanni Citarella. L’indagine sarebbe scaturita da alcune intercettazioni telefoniche, nelle quali Giovanni Citarella parlava apertamente della sua capacità di controllare l’esito delle gare pubbliche. Le intercettazioni si sono poi estese anche alla segretaria Silvana Bevilacqua, finita ai domiciliari, che gli inquirenti considerano l’elemento di collegamento tra tutte le imprese che avevano aderito al sistema. E davvero trasversale alla politica sembrano anche le aggiudicazioni finite sotto la lente di ingrandimento della Procura: riguarderebbero il sistema di viabilità, il porto turistico di Agropoli (nella foto), l’aeroporto di Salerno-Pontecagnano, il campus universitario di Fisciano, due scuole a Sarno e alcuni lavori nel Parco Nazionale del Cilento che furono già segnalati dal sindaco di Pollica Angelo Vassallo, ucciso due anni fa in circostanze non ancora chiarite. Secondo i calcoli degli inquirenti, l’importo complessivo dei lavori aggiudicati illecitamente si aggirerebbe intorno ai 50 milioni di euro, ma non si esclude che anche dopo il 2008 ci siano state altre aggiudicazioni irregolari. “Un sistema colossale di controllo degli appalti – ha spiegato il procuratore di Salerno Franco Roberti -. Una fase successiva dell’indagine porterà sicuramente alla verifica dei lavori eseguiti, perché in alcuni casi gli appalti irregolari non hanno avuto neppure una fase esecutiva”. Ed ora la politica deve alzare la guardia, perché non è finita qui, i controlli degli appalti, però, avverranno a campione. “Non possiamo verificare – ha precisato appunto Roberti – tutte le gare oggetto dell’indagine. Non abbiamo i mezzi per farlo. Quando, come magistrati e forze di polizia chiediamo più mezzi, ci riferiamo appunto a questo, a indagini che non possono essere condotte fino in fondo”. Il sistema, attivo sin dal 2002, secondo gli inquirenti era articolato su due livelli, il primo, composto da pochi imprenditori ‘capocordata’, diretto dai cugini salernitani Citarella, Giovanni tra l’altro è presidente della Nocerina Calcio, considerati dai magistrati i promotori dell’organizzazione e l’interfaccia con i funzionari; il secondo, composto da un numerosa schiera di imprese ‘satellite’. Dall’indagini sarebbe anche emerso che l’organizzazione si era evoluta nel tempo, passando dalle iniziali 64 società, che nell’anno 2005 avevano partecipato a 45 gare bandite dalla Provincia di Salerno (aggiudicandosene 35), alle 156 dell’anno successivo, fino a raggiungere, nel biennio 2007-2008, una stabile configurazione, caratterizzata dalla presenza di 7 capocordata e oltre 250 società che, solo nell’anno 2007, avevano preso parte a 38 gare, bandite con procedura semplificata (licitazione privata), aggiudicandosene 25, nonché a numerosissime altre gare bandite con diversa procedura (somma urgenza e/o ad evidenza pubblica), aggiudicandosene la maggior parte.

Silvia Siniscalchi

2 pensieri su “La politica impotente ed assediata dal cartello degli appalti truccati

  1. Bravo Mario, ricordo che telefonasti in redazione dicendo: Siamo sequestrati in Provincia. I carabinieri hanno chiuso il portone e non fanno entrate e uscire nessuno….

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