La politica italiana è allo stremo, ripartiamo dagli ultimi

La politica italiana è allo stremo, ripartiamo dagli ultimi
di Pasquale De Cristofaro
Pasquale De Cristofaro
Pasquale De Cristofaro

Sul Corriere della sera di sabato 28 settembre, Michele Ainis, discutendo sul paradosso rappresentato dalle dimissioni dei deputati e senatori del PDL e paragonandolo ad uno sparo nel buio, chiude il suo fondo dicendo che “ (…) È ormai la cifra della Repubblica italiana: una Repubblica dimessa, non dimissionaria.”

Lo sconforto del giurista non può che essere anche il nostro sconforto. Infatti, lo Stato italiano sembra essere diventato un malato così grave al quale, ormai, ogni sorta di medicina non basta più. Ci vorrebbe un vero e proprio miracolo per risollevarne le sorti. Purtroppo, sappiamo che, in questo caso, i miracoli son rari. Il popolo italiano da vent’anni e più è in preda a transizioni socio-politiche che di fatto non maturano. È un Paese da troppo tempo fermo, incapace di rinnovarsi nelle sue architetture costituzionali e socio-economiche. Un Paese che ha sprecato ingenti risorse per mantenere, di volta in volta, i suoi ceti burocratici e amministrativi favorendo le rendite di posizioni dei vari partiti che si sono avvicendati al governo e interessati più ai propri interessi che a quelli generali. Mantenere il consenso elettorale ad ogni costo disinteressandosi completamente del futuro delle giovani generazioni: la loro parola d’ordine. Fatte queste premesse, il conto è presto fatto. I giovani sono le vere vittime di una incapacità totale delle ultime classi dirigenti a guardare un po’ oltre il proprio naso. Un disastro inenarrabile. Politici narcisi e cinici che hanno vampirizzato la speranza e i sogni dei più giovani. C’è ancora rimedio? Credo di sì. Si metta subito da parte questa sciagurata propensione a farsi del male liquidando una volta e per sempre il nodo Berlusconi e rimettendo al centro l’interesse dei più deboli, di quelli che proprio non ce la fanno a sostenere i costi di una crisi così pesante e che ormai dura da troppo tempo. Ripensare seriamente la politica economica all’ombra di un’ Europa meno tecnocratica e più umana, rilanciare una seria politica industriale,  ridimensionare i costi della politica e dello Stato, e dare finalmente più voce ai tanti che hanno progetti, idee, ma che non appartenendo “agli amici degli amici” sono costretti ad una perenne panchina.

redazioneIconfronti

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