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La politica italiana? Varie parti in commedia

La politica italiana? Varie parti in commedia
di Angelo Giubileo

montecitorioPoco più di una recita delle varie parti in commedia. Questo sembra la politica, in Italia. Ma, provando anche a discuterne, questo non tanto sembra; quanto, in effetti, è.

Attenderemo, attenderemo forse, non attenderemo, attenderemo poi, ad esempio, le motivazioni della sentenza della Corte Costituzionale sulla riforma della legge elettorale, divenuta quindi necessaria anche per la politica. Nel frattempo, pur in assenza delle motivazioni della stessa sentenza, che non possono non pre-giudicarne l’iter, ne viene disposta la calendarizzazione in aula alla Camera. Per la giornata del prossimo 27 gennaio ed in assenza di un provvedimento, che sia uno, e diremo immediatamente anche uno qualsiasi, rispetto viceversa alle tre diverse proposte che sono circolate su tutti i quotidiani e non solo nazionali. Come il riverbero di un eco. Ancora, lo stesso potremmo dire delle diverse proposte di unioni civili, ad uso del singolo o di coppia, con o senza matrimonio, di serie A o B, aperte o chiuse all’adozione di figli; e senz’altro in questo mio rapido elencoavrò dimenticato di citarne qualche altra versione soprattutto ad uso giornalistico, essenzialmente di propaganda.

Ma, dopo tanto parlare, giunge anche il tempo che si dica qualcosa di definitivo, come per l’appunto è avvenuto di recente ad opera degli alleati di governo del Ncd. Sul caso, il ministro Alfano ha pertanto annunciato: “Non si può pensare alle unioni civili senza pensare prima alle famiglie”. E allora, come si fa? In argomento, qualcosa bisognerà pur continuare a dire. Altrimenti, si fa la fine di chi, magari avrà anche imposto il cosiddettotema in agenda, ma in definitiva si sarà fatto imporre la soluzione di lasciare comunque le cose come stanno.

E allora, se non sia proprio più possibile rimanere in argomento, introdurne magari uno nuovo, che presenti magari una qualche assonanza con il precedente; che, ad esempio, abbia comunque a che fare con i rapporti di coppia in generale. E allora, si tratterà di discutere delle conseguenze anch’esse imputabili ad una sentenza, stavolta della Corte di Strasburgo, sulla vicenda del doppio cognome da poter dare ai propri figli. Ma, anche in questo apparente semplice caso, la vicenda si complica a tal punto che il Consiglio dei Ministri decide di adottare un disegno di legge ed in base a quanto dichiarato, sì prontamente, dal vice-ministro Guerra, si decida anche “di istituire un gruppo di lavoro Pari opportunità-Giustizia-Interni per valutare le implicazioni del provvedimento”. E così via, discutere di tanti altri argomenti e, non da ultimo, la proposta di riforma del lavoro; della quale è messo in discussione perfino il nome. Di cosa? Ma, della stessa proposta: job act o jobs act?

Quel che invece è certo è che in democrazia contano i numeri; mentre per fare le riforme, si dice, occorrano anche i mezzi e le risorse necessarie. Oggi, in Italia, chi può dire di avere i numeri necessari per fare le riforme? Forse il governo, visto che una maggioranza numerica l’ha comunque acquisita.

Viceversa, qualcun altro potrebbe ritenere che non sia così e quindi pensare a nuove maggioranze o nuove elezioni. Ma, anche al fine di indire nuove elezioni, è indubbio che una diversa maggioranza vada comunque pensata e in ogni caso realizzata. Spingendosi fino al punto che, considerate tutte le ipotesi di convenienza, in definitiva resta pur sempre la soluzione di lasciare comunque le cose come stanno.

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