La politica russa e la cecità europea

La politica russa e la cecità europea
di Carmelo Currò

Caterina_II_di_Russia_1Caterina II gongolerebbe di gioia. I mari caldi sono proprio a portata di mare per la Russia; e bastano solo pochi altri errori europei per realizzare il sogno degli antichi Sovrani del Cremlino di insediarsi in piena regola dalla Crimea a Cipro, dominando non le rotte del Mediterraneo (ormai sorpassate dai satelliti) ma i porti del commercio e delle manutenzioni (Il Pireo, Laodicea), aggirando persino il sistema di difesa strategica Nato su cui si è tanto discusso per assicurare il controllo dall’Europa orientale su immaginarie offensive ex-sovietiche.
Quel che non ottenne la favolosa Zarina; quel che arginò l’alleanza franco-anglo-turco-piemontese nella vittoriosa guerra ottocentesca in contro l’Impero; quel che fu impossibile ai dirigenti marxisti, ora lo stanno preparando gratis i bottegai delle quote latte, i prestasoldi delle grandi banche, i diplomatici di Bruxelles, abituati a studiare per discutere sui quantitativi di sardine da pescare piuttosto che sui problemi di politica internazionale.
Non vi pare che per una spaventosa rivalsa della storia alla Grecia si cerchi di imporre la stessa sorte che fu per anni applicata alla Germania per il pagamento delle intollerabili quote di riparazione, all’indomani della prima guerra mondiale? La disperazione che provocò il crollo del regime tedesco, e spianò la strada ad Hitler, sta ora dilagando nella Grecia da cui non si sa più che cosa intendono strappare i burocrati europei se non i piatti vuoti e i vestiti laceri di tanti suoi abitanti.
È chiaro che le manifestazioni di amicizia storica, le possibilità d aiuti finanziari, l’invio di gas russo attraverso una via che aggiri l’Europa, insieme ad una strategica ferrovia che già attivamente avvia merci cinesi verso il Nord del Continente, dovrebbero costituire elementi chiari sulle intenzioni di un combattivo Putin. E hanno un bel raccordarsi i dirigenti baltici, polacchi e georgiani, attivi nell’organizzare esercitazioni militari che dovrebbero manifestare intenzioni muscolari a Mosca (lasciatemi usare un termine renziano), se lo stesso Putin li ha a sua volta già neutralizzati, invitando il presidente finlandese Sauli Niinisto il quale in visita cordialissima di appena qualche giorno fa, ha ascoltato tranquillamente le opinioni russe sulla bontà di una persistente neutralità di Helsinki che sottrarrebbe agli avversari nordici di Mosca un retroterra strategico e politico.
L’Ungheria ammorbidita, Cipro interessata, l’Italia visitata, sono i tasselli che la Russia sta collocando per far crescere le simpatie, diffondere incertezze, esercitare premure e promettere sostegno in un’Europa cresciuta a dismisura e incapace (come l’Impero romano o quello sovietico) di mantenere il controllo su un territorio smisurato, pieno di nazionalità insoddisfatte, di timori diffusi, insidiato dai banchieri di Bruxelles e dagli sbarchi di disperati o di infiltrati musulmani sui suoi confini meridionali. Sono mosse combinate su un complesso scacchiere, quelle che sta programmando il Cremlino, se si tiene conto del clamore suscitato con la presentazione del nuovo aereo Yak 130 e l’interesse manifestato a Mosca dagli addetti militari di mezzo mondo, pronti all’ammirazione e all’acquisto, con tutte le eventuali clausole che i Russi faranno firmare a latere delle vendite. E che dire degli incontri vorticosi che gli alti dirigenti della Chiesa ortodossa russa stanno avendo con politici e diplomatici accreditati o in visita nella Capitale?
Quando comprenderanno, i signori delle cifre, che le sanzioni imposte a Mosca allontanano sempre di più una grande Nazione dal dialogo, dalla distensione e dall’Europa con le comuni radici cristiane? Una Nazione da cui il pericolo del comunismo si è definitivamente allontanato senza possibilità di alcun ritorno.
È chiaro che a Mosca, Washington, Pechino e San Pietro, esiste una visione ben diversa da quella che si ha tra gli ammuffiti incartamenti europei. O da quella che si scorge alle spalle di Renzi. Se fossimo in grado di avviare un’azione parallela alla pulizia morale e materiale di Roma, all’accoglienza senza tragedie dei migranti predisponendo per loro navi ospedale prima che sbarchino sul territorio nazionale; se potessimo dimostrare serietà nei programmi politici riacquistando credibilità all’estero, renderemmo un grande servigio alla causa della pace, dell’Europa, della vita sociale italiana. Occorrono esperti veri, non bocconiani pratici di cavilli e di carte o amici degli amici che fanno sorridere le teste d’uovo che agiscono nella grandi capitali lontane dal vecchio Continente. Capirebbero che i trattati tanto invocati, per molti politici del passato e certo per molti di oggi non sono altro che pezzi di carta da strappare o dimenticare all’occorrenza e quando alcuni contraenti hanno perduto mordente.

redazioneIconfronti

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *