La Polverini se ne va e nel Pdl è già la notte dei cristalli

La Polverini se ne va e nel Pdl è già la notte dei cristalli
Foto: asca.it

Renata Polverini (nella foto con Fiorito) non aveva fatto in tempo a dimettersi da presidente della Regione Lazio che subito si sono scatenati moralisti del Pdl. In prima fila Daniela Santanchè che intervenendo al telefono a “Quinto grado” su Rete 4 ha buttato veleno su Fiorito, l’ex capogruppo del Pdl accusato di aver  gestito allegramente milioni di euro del gruppo consiliare del Pdl in Regione  Lazio. “Si deve vergognare”, ha detto la Santanchè, improbabile musa  ispiratrice del nuovo corso del Pdl. Di sicuro restano le dimissioni della Polverini per il caso Fiorito ed un Pdl ormai a pezzi pronto a disperdersi in rivoli di ex An, ex forzisti ed ex chissà cosa.
“Ora sono piu’ serena” ha detto Renata Polverini  lasciando la presidenza della Regione Lazio attaccando il consiglio regionale (“indegno”) e denunciando le “cose raccapriccianti” che sono avvenute. “I colpevoli siano puniti”, ha detto in conferenza stampa dopo che né Alfano, né  Berlusconi erano riusciti a farle cambiare idea.
Le dimissioni  erano già  state comunicate da Renata Polverini al presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ed al premier Mario Monti nella giornata di ieri. A spazzare il campo dagli ultimi dubbi, nel pomeriggio di ieri, una nota di Francesco Storace, che lasciava intendere tutto con una frase d’altri tempi: “Sono una banda di cacasotto che si è piegata alla propaganda”.
“Arriviamo qui puliti – ha detto la Polverini -. La giunta ha operato bene e ha portato risultati importanti. La giunta interrompe la sua azione a causa di un Consiglio che non considero piu’ degno. Questi signori li mando a casa io senza aspettare ulteriori sceneggiate, con questi malfattori io non ho nulla a
che fare”.
La spallata definitiva alla giunta Polverini l’aveva data poche ore prima il Cardinal Bagnasco, massimo esponente di quella Chiesa che, alle ultime regionali, decise di appoggiare il centrodestra perché il centrosinistra aveva scelto con Emma Bonino un candidato inaccettabile per l’elettorato cattolico romano. “Che l’immoralità e il malaffare siano al centro come in periferia non è una consolazione”, spiega in mattinata il prelatoi, “ma un motivo di rafforzata indignazione, che la classe politica continua a sottovalutare. Ed è motivo di disagio e di rabbia per gli onesti”. E così ora la partita è chiusa. Ma solo per la Regione Lazio. Nel Pdl ne inizia un’altra ed ha tutto per offrire argomenti utili per una versione riveduta, corretta e casereccia della notte dei cristalli.

redazioneIconfronti

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