Home
Tu sei qui: Home » Editoriali&Opinioni » Interventi » La potenza risanatrice del perdono

La potenza risanatrice del perdono

La potenza risanatrice del perdono
di Luigi Zampoli

BALALÈ l’immagine simbolo di questa Pasqua 2014. Un’immagine potente, epica, che ci racconta di un gesto estremo, arrivato sul filo del rasoio, ad un passo dall’inevitabile.
Una madre iraniana che salva dal patibolo l’uomo che le ha strappato il figlio, proprio quando la corda stava per tendersi, in una pubblica piazza di una città del paese degli ayatollah.
Secondo la legge islamica i genitori possono impedire l’esecuzione di un condannato a morte all’ultimo momento, ma hanno anche il diritto di essere loro, materialmente, a tirar via la sedia per lasciare che il cappio faccia il suo “lavoro”. Era lei, la madre di un giovane ucciso a coltellate in una rissa sette anni prima, a poter compiere l’ultimo gesto per troncare la vita dell’assassino del figlio.
Il condannato urlava disperato, chiedendo perdono a quella madre che ha voluto cambiare il corso degli eventi: un impeto rabbioso e salvifico, uno schiaffo, anch’esso disperato, portato all’assassino incappucciato e ormai prossimo all’impiccagione. La liturgia del boia si ferma, la corda si allarga e si allontana dal collo dell’uomo.
La madre ha spiegato questo gesto di forza e misericordia come l’esito di un sogno in cui l’era apparso il figlio dicendole di perdonare il suo carnefice, perché lui ora stava bene, non c’era più bisogno della vendetta, la sua morte non esigeva altra morte.
Una donna, la madre di Abdollah si è ribellata all’inevitabilità del male subìto e ricambiato, in un paese in cui vige la legge del taglione, dove la pena capitale è un’abitudine feroce.
Se è vero che sono i gesti e non le opinioni che possono cambiare il mondo, la madre di Abdollah può aprire un varco nell’opinione pubblica iraniana, anche se forse è presto per dirlo: il suo gesto di rottura di un copione già scritto, le braccia che si distendono per salvare Balal dal patibolo e il pianto finale dell’abbraccio dell’altra madre, quella del condannato, che la stringe, sono i fotogrammi della scena di una dramma reale che si compie sotto gli occhi dei presenti, pronti ad assistere a ben altro epilogo.
La donna e l’uomo morente, il patibolo e la croce…… frammenti di un calvario in una piazza iraniana dei giorni nostri.

Informazioni sull'Autore

Numero di voci : 3627

Lascia un Commento

© 2012 iConfronti-inserto di Salernosera (Aut. n. 26 del 28/11/2011). Direttore: Andrea Manzi. Contatti: info@iconfronti.it

Scroll in alto