Ven. Ago 23rd, 2019

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De Magistris “sposta” il Consiglio comunale a Montecitorio

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E' in corso la singolare seduta per evitare il "commissariamento" del Comune da parte del Governo

Sindaco, assessori, consiglieri comunali e municipali di maggioranza e opposizione, tutti riuniti davanti a Montecitorio per protestare contro il decreto del governo che prevede un piano di rientro per i comuni in pre-dissesto. Una simulazione, perché il consiglio comunale non può riunirsi al di fuori del territorio comunale. Comunque partecipato: trenta consiglieri su 48 sono presenti a piazza Montecitorio. «Noi chiediamo due cose, due modifiche nel dl», spiega Raimondo Pasquino, presidente dell’assemblea elettiva: «che il fondo di rotazione previsto dal governo passi da 100 milioni a 300 milioni di euro. Chiediamo che il piano di rientro dal debito non sia su cinque anni ma su dieci». La posizione finanziaria ereditata dalla giunta De Magistris dalle due precedenti amministrazioni, spiegano gli organizzatori, «è di 1,5 miliardi di debito e 800 milioni di disavanzo. Il decreto riguarda tutti i comuni ed è un decreto che prevede liquidità ai comuni che aderiscono al piano rientro». Ma nel decreto «si impone anche l’aumento delle tariffe e noi non vogliamo che vengano ridotti i posti negli asili nido, non vogliamo licenziare i lavoratori delle partecipate. Il governo sta commissariando le autonomie locali e noi questo non lo accettiamo». Oggi è previsto un incontro con il presidente della Camera Gianfranco Fini, con il sottosegretario alla presidenza del consiglio Antonio Catricalà e con il capogruppo Udc Gianluca Galletti.
Il decreto “anti dissesto” dei Comuni proposto dal Governo è «inaccettabile. Qualcuno ha avuto il coraggio di chiamarlo salva comuni, invece li affossa, li ammazza, con una visione di centralismo burocratico e di commissariamento delle burocrazie di prossimità inaccettabile. Sembra che aiuti ma in realtà stringe un cappio intorno al collo». Così si è espresso il sindaco di Napoli, Luigi De Magistris, durante il Consiglio in piazza Montecitorio. «Il decreto non è un provvedimento tecnico ma politico, quindi si risponde in maniera politica – ha detto De Magistris – non vogliamo elemosina ma dignità. Governiamo senza soldi a Napoli da un anno e mezzo. Non trovo giusto che i cittadini debbano pagare per la mala politica del passato». «Non trovo corretto – ha aggiunto ancora De Magistris – che un governo di nominati da nominati voglia commissariare la democrazia nel nostro paese, non staremo a guardare». Il Comune di Napoli «ha preparato emendamenti al provvedimento che aiutano diversi comuni e sono stati consegnati alle forze parlamentari». In particolare, ha spiegato il primo cittadino, «chiediamo che il debito ereditato sia separato dalla gestione attuale, che il rientro del debito venga spalmato in un numero di anni considerevoli e che venga alzato il contributo di 100 euro a cittadino: così fa alzare le tasse e obbliga ai tagli. Dicono al sindaco di fare il boia». «Sulle nostre proposte abbiamo ricevuto segnali di interesse dal parlamento e in particolare dal centrosinistra, ma vogliamo i fatti – ha sottolineato De Magistis – se il governo non ci aiuta ce la faremo comunque perché Napoli va avanti con dignità».

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