Dom. Lug 21st, 2019

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La rabbia dei Savoia: re Umberto non era gay

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Emanuele Filiberto dichiara guerra agli storici che a più riprese tacciano di omosessualità suo nonno Umberto II senza fondamento. Ultimo in ordine di tempo il Dictionnaire des Chefs d'Etat homosexuels ou bisexuels - Dizionario dei Capi di Stato Omosessuali o Bisessuali che colloca Umberto II di Savoia fra gli omosessuali illustri, da Federico il Grande a Riccardo Cuor di Leone, da Enrico III fino ad Alessandro Magno, di prossima ristampa in Francia e nei paesi francofoni, presso l’editore Be’ziers H&O. Lo ha annunciato, in occasione dell’ultima puntata del programma KlausCondicio, condotto da Klaus Davi, su You Tube. «Chiederò il sequestro del volume e un maxi risarcimento danni perchè infanga la memoria di mio nonno con volgarissimi pettegolezzi» ha annunciato nel corso della puntata precisando «con la famiglia stiamo valutando anche una maxi querela per diffamazione.» «Proprio perché sono a favore delle unioni gay - precisa nel corso della puntata- e contro le discriminazioni sessuali, devolverò interamente alla lotta contro l’omofobia e all’Arci Gay la cifra che la mia famiglia eventualmente otterrà in seguito alla vittoria del contenzioso», ha dichiarato Emanuele Filiberto. «Il fatto che mi ha lasciato veramente di stucco -puntualizza Filiberto- non è tanto il dubbio insinuato circa il reale orientamento sessuale di mio nonno, anche perché la mia stima verso di lui rimarrebbe immutata, quanto la totale falsificazione dei dati storici. Nel libro si dice tra l’altro che anche Mussolini era a conoscenza dell’omosessualità di Umberto II e che, per questo, lo faceva seguire e intercettare telefonicamente. Questa cosa mi è stata confermata da mia nonna, ma il vero motivo era un altro: il Duce temeva l’influenza del re e della regina e aveva paura che facessero amicizia con gli antifascisti. L’autore del dizionario poi parla addirittura di un presunto flirt di mio nonno con Luchino Visconti, che a sua volta lo avrebbe quasi confessato pubblicamente nella sua autobiografia. Io posso dire con convinzione che sono delle calunnie vergognose». «Anche il presunto appellativo di “re pederasta” riservato da Nenni a mio nonno - insiste il principe - a me proprio non risulta. A mio avviso può essere stata la propaganda fascista ad aver inventato all’epoca tutta questa storia. Si sapeva dell’esistenza di questo chiacchiericcio sulla vita privata del re, ma circolavano anche tante voci secondo cui invece egli amava molto le donne e aveva avuto tanti flirt prima di sposare mia nonna, al cui fianco è rimasto poi fino alla fine della sua vita». «Trovo infine vergognoso che si tirino fuori certe stupidaggini su una persona che è morta nel lontano 1983 e che quindi non può più parlare e difendersi. Non ho mai sentito parlare così tanto di mio nonno da quando è scomparso e non posso accettare che venga infangata in questo modo la sua immagine. Umberto II -conclude- è stato un uomo che ha sempre rispettato l'Italia e gli italiani, anche quando era in esilio, e per me è sempre stato un grande modello, un grande nonno e un grande esempio».

Emanuele Filiberto dichiara guerra agli storici che a più riprese tacciano di omosessualità suo nonno Umberto II (nella foto le nozze con Maria José) senza fondamento. Ultimo in ordine di tempo il Dictionnaire des Chefs d’Etat homosexuels ou bisexuels — Dizionario dei Capi di Stato Omosessuali o Bisessuali — che colloca Umberto II di Savoia fra gli omosessuali illustri, da Federico il Grande a Riccardo Cuor di Leone, da Enrico III fino ad Alessandro Magno, di prossima ristampa in Francia e nei paesi francofoni, presso l’editore Be’ziers H&O. Lo ha annunciato, in occasione dell’ultima puntata del programma KlausCondicio, condotto da Klaus Davi, su You Tube. «Chiederò il sequestro del volume e un maxi risarcimento danni perchè infanga la memoria di mio nonno con volgarissimi pettegolezzi» ha annunciato nel corso della puntata precisando «con la famiglia stiamo valutando anche una maxi querela per diffamazione.» «Proprio perché sono a favore delle unioni gay — precisa nel corso della puntata — e contro le discriminazioni sessuali, devolverò interamente alla lotta contro l’omofobia e all’Arci Gay la cifra che la mia famiglia eventualmente otterrà in seguito alla vittoria del contenzioso», ha dichiarato Emanuele Filiberto. «Il fatto che mi ha lasciato veramente di stucco — puntualizza Filiberto — non è tanto il dubbio insinuato circa il reale orientamento sessuale di mio nonno, anche perché la mia stima verso di lui rimarrebbe immutata, quanto la totale falsificazione dei dati storici. Nel libro si dice tra l’altro che anche Mussolini era a conoscenza dell’omosessualità di Umberto II e che, per questo, lo faceva seguire e intercettare telefonicamente. Questa cosa mi è stata confermata da mia nonna, ma il vero motivo era un altro: il Duce temeva l’influenza del re e della regina e aveva paura che facessero amicizia con gli antifascisti. L’autore del dizionario poi parla addirittura di un presunto flirt di mio nonno con Luchino Visconti, che a sua volta lo avrebbe quasi confessato pubblicamente nella sua autobiografia. Io posso dire con convinzione che sono delle calunnie vergognose». «Anche il presunto appellativo di “re pederasta” riservato da Nenni a mio nonno — insiste il principe — a me proprio non risulta. A mio avviso può essere stata la propaganda fascista ad aver inventato all’epoca tutta questa storia. Si sapeva dell’esistenza di questo chiacchiericcio sulla vita privata del re, ma circolavano anche tante voci secondo cui invece egli amava molto le donne e aveva avuto tanti flirt prima di sposare mia nonna, al cui fianco è rimasto poi fino alla fine della sua vita». «Trovo infine vergognoso che si tirino fuori certe stupidaggini su una persona che è morta nel lontano 1983 e che quindi non può più parlare e difendersi. Non ho mai sentito parlare così tanto di mio nonno da quando è scomparso e non posso accettare che venga infangata in questo modo la sua immagine. Umberto II — conclude — è stato un uomo che ha sempre rispettato l’Italia e gli italiani, anche quando era in esilio, e per me è sempre stato un grande modello, un grande nonno e un grande esempio».

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