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Caldoro non programma, non paga e non spende: è un disastro

Caldoro non programma, non paga e non spende: è un disastro

La scorsa settimana il ministro per la coesione territoriale Fabrizio Barca lanciava l’allarme sull’utilizzo dei fondi europei nella Campania guidata da Stefano Caldoro (foto): “Rispetto a maggio (data dell’ultima rilevazione) al 30 settembre 2012 la spesa è cresciuta solo dell’1,2 per cento”, si leggeva dal sito del ministero che pubblica i dati aggiornati dello stato di attuazione del Por 2007-2013 in base alle certificazioni presentate dalle Autorità di gestione dei Programmi. Crescita a passo di lumaca in Campania visto che a maggio la spesa totale si attestava intorno all’11 per cento mentre alla fine del mese scorso ha raggiunto quota 12 per cento. La Regione guidata da Stefano Caldoro risultava comunque in ritardo rispetto alla media nazionale, pur lenta, che fa registrare da maggio a settembre 2012 una crescita minima dell’impiego dei fondi europei dal 25,1 al 26,3 per cento della dotazione complessiva. «Dai dati – spiegava il ministro Barca – non emerge ancora il balzo che aspettiamo. In 27 giorni 35 amministrazioni pubbliche regionali e nazionali devono compiere uno sforzo notevole. Rammento a tutti, amministratori e cittadini, che se il target di ottobre non sarà centrato il programma subirà un definanziamento automatico a favore di altri interventi».
A dire il vero la media di spesa della Campania, fanalino di coda a livello nazionale, è inferiore anche a quella delle regioni del Sud, che si attestano sul 21,8 per cento a settembre contro il 20 per cento di maggio 2012. Crescita praticamente zero per il Fse, il fondo sociale europeo, visto che la Campania viaggia intorno al 15 per cento della spesa dal mese di gennaio del 2012. Analizzando nel dettaglio i dati relativi alla Campania si rileva una marcata differenza tra gli impegni e i fondi spesi, perché a fronte di stanziamenti che raggiungono il 66 per cento circa della dotazione finanziaria complessiva si registrano pagamenti pari al 12 per cento circa.
E non ci sono buone notizie neanche per il futuro: entro fine ottobre, dunque, la Regione Campania deve raggiungere una quota di spesa certificata pari al 16,8 per cento della dotazione complessiva del fondo sociale europeo (Fse) e al 15,1 per cento del totale del fondo europeo di sviluppo regionale (Fesr). E’ quanto stabilisce il ministero della Coesione territoriale. Fissati anche gli obiettivi di fine anno: al 31 dicembre prossimo la Campania dovrà aver speso il 26,6 per cento delle risorse Fse e il 21,1 per cento delle disponibilità finanziarie del Fesr. In pratica l’ente di Palazzo Santa Lucia, stando alla tabella di marcia predisposta dal Governo, dovrà viaggiare a una velocità più elevata rispetto al resto d’Italia.
Nello stesso arco di tempo la Campania deve accrescere la propria spesa certificata di risorse Fse e Fes rispettivamente dell’11,9 e 8,1 per cento. Il ministero della Coesione territoriale analizza anche il dettaglio delle spese effettuate e degli obiettivi da conseguire. Partendo dal Fse si può dire che la Campania, pur avendo accelerato sull’impiego di risorse comunitarie a cavallo tra maggio e settembre del 2012 (da 89 a 96,1 milioni di euro) è costretta a compiere uno sforzo durissimo da qui alla fine dell’anno. Infatti secondo l’Unione Europea l’ente di Palazzo Santa Lucia deve chiudere la stagione in corso con una certificazione di 174,1 milioni di euro, pari al 31,2 per cento dei fondi assegnati da Bruxelles. Un obiettivo oggettivamente difficile da conseguire.
E su questo piano sono molto preoccupati i partiti di opposizione in Consiglio regionale: il Pd ha organizzato una giornata di mobilitazione straordinaria, mentre Arturo Scotto di Sel chiede le dimissioni del governatore Caldoro. Enzo Amendola, segretario regionale dei democratici e Andrea Cozzolino, vice capodelegazione del Pd al Parlamento europeo hanno annunciato: «Il 29 ottobre il Partito Democratico organizzerà una serie d’iniziative che culmineranno a Napoli con una manifestazione a cui parteciperanno rappresentanti del mondo imprenditoriale, dei sindacati, amministratori locali ed esponenti del mondo universitario. Nulla si è mosso dopo l’ultimo Consiglio regionale monotematico sui Fondi europei nel corso del quale il presidente della Regione Campania, Stefano Caldoro, aveva assunto l’impegno di far ripartire il programma di spesa sui Fondi strutturali, e di discutere nel merito le proposte avanzate dal Pd», spiegano. «Non c’è più tempo da perdere. Entro il 31 dicembre la Regione Campania rischia di restituire all’Europa oltre 400milioni di euro. Anche questo è uno spreco, soprattutto in un momento di forte recessione economica, mentre le imprese chiudono, si perde occupazione e i Comuni non hanno risorse per far ripartire le opere pubbliche e i piani di sviluppo», aggiungono i due esponenti del Pd. «Il Pd raccoglierà le proposte di chi ora in prima linea affronta la crisi ed è stato lasciato solo. Avanzeremo proposte concrete e immediatamente operative per sostenere la crescita e fare ripartire la spesa dei Fondi europei che vede la Campania ultima in tutte le classifiche», concludono Amendola e Cozzolino. Decisamente più trachant il coordinatore regionale di Sel Scotto: «Renata Polverini se n’ è andata travolta dallo scandalo del consiglio regionale di Fiorito e dei rimborsi gonfiati. Roberto Formigoni porta la Lombardia al voto perché si faceva pagare le vacanze da un faccendiere e aveva assessori in giunta che facevano patti con la ‘ndrangheta. Caldoro che fa? Ha usato politicamente lo sforamento del patto di stabilità per bloccare persino i soprammobili in regione. Mostra una capacità di spesa dei fondi europei pari allo zero: ultima regione dopo la Romania per capacità di impegno. E utilizza i fondi Fas per ripianare il debito della sanità al posto di fare investimenti. La Campania ha un’economia ferma, simile a quella greca dove, i ragionieri di Santa Lucia, al posto di scommettere sulle nuove generazioni paralizzano lo sviluppo e dimenticano le priorità occupazionali; conducendo lentamente un’intera area territoriale alla consunzione. Caldoro se ne deve andare per questo: a che serve avere le mani pulite, se poi si tengono in tasca?»

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